I Classici: “Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”

 

“<<Alice ma tu ogni tanto impari qualcosa dalle tue esperienze passate o cosa?>>
<<Cosa.>>”[1]

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<<Questo libro parla con me!>>
Quante volte lo abbiamo pensato di fronte ad un romanzo? Una storia che sembra davvero avvicinarsi alla nostra quotidianità, o che per qualche misteriosa ragione risveglia un’emozione, un ricordo, un odore…

Forse il vero grande pregio dei “grandi classici” è quello di ridestare sempre questa meravigliosa sensazione di appartenenza, di verità. Nonostante le storie possano essere lontane nel tempo e nello spazio, riescono senza indugio a restare sempre presenti e trovare quel lettore che esclamerà <<Questo libro parla con me!>>.
CON me, non DI me. C’è differenza.

A me succede ogni volta che rileggo “Le avventure di Alice nel Paese Delle Meraviglie”.

gif-of-alice-falling-through-the-looking-glass-gifE’ come se mi proiettasse davvero nel suo mondo fantastico e con le citazioni mi desse risposte a domande che nemmeno sapevo di voler porre.

 

“Un giorno Alice arrivò a un bivio sulla strada e vide lo Stregatto sull’albero.”
<<Che strada devo prendere?>> chiese.
La risposta fu una domanda:
<<Dove vuoi andare?>>
<<Non lo so>>, rispose Alice.
<<Allora, – disse lo Stregatto – non ha importanza.>>”[2]

 

Conosciuto soprattutto per la trasposizione di Walt Disney (13esimo film d’animazione del 1951) e per i due film prodotti dal visionario Tim Burton –  sempre per la Disney  – (nel 2010 e nel 2016), pochi hanno davvero letto la geniale versione cartacea di quel pazzo di Lewis Carroll.

«Quando ero giovane, mi esercitavo sempre mezz’ora al giorno. A volte riuscivo a credere anche a sei cose impossibili prima di colazione.»[3]

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Per quanto belli, i film, le serie tv e qualunque altra trasposizione, non riescono ad essere minimamente all’altezza del libro. Anzi, dei due capitoli, “Alice nel Paese delle Meraviglie” e “Alice attraverso lo specchio” del volume “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” .
La laboriosità del testo originale, ricco di giochi di parole, filastrocche, poemetti e riferimenti letterari mascherati e quasi del tutto non traducibili alla lettera in un’altra lingua, ne fa un libro bizzarro e difficile che molti sottovalutano. Carroll inoltre era un brillante matematico perciò ha nascosto tra le righe del romanzo anche molti giochi ed enigmi logici, intricando ancora di più le avventure fantastiche di Alice, la bambina protagonista, ispirata ad una fanciulla che Carroll conosceva.

Nato come libro per l’infanzia è invece un apporto senza precedenti alla letteratura, che ha creato un genere autonomo, con sue specifiche regole.

 

<<In tutto c’è una morale, se la si sa trovare.>> [4]tumblr_n0q4jctxj61sqn3nno1_500

Alice nel paese delle meraviglie è stato tradotto in ben 176 lingue diverse (tra cui anche la lingua zulu e l’esperanto). Io lo ritengo un mio personale oracolo: se ho bisogno di consigli, apro il volume a caso e state sicuri che trovo ciò che stavo cercando!

 

<<Si dava degli ottimi consigli, però poi li seguiva raramente.>>[5]

Quella di Carroll è una storia incentrata sul concetto di crescita: un viaggio alla ricerca del proprio posto nel mondo, delle giuste proporzioni per affrontare la vita. Alice supera ogni ostacolo che le si pone di fronte, e cresce poco a poco con i personaggi bizzarri che incontra e che, a modo loro, la costringono a guardare la vita con una prospettiva del tutto diversa. Il Paese delle meraviglie stimola il suo interesse, la costringe a ragionare con la sua testa, a sbagliare anche, e a scegliere quale strada intraprendere nel suo percorso interiore.
La bambina che cade nella tana del Bianconiglio non è la stessa che ve ne fa ritorno.

È un racconto molto più serio di ciò che sembra.

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E per affrontarlo con il giusto spirito, andrei a leggerlo in un parco all’ombra di un grande albero e ci abbinerei dei gustosissimi biscotti fatti in casa e del the[6]*, rigorosamente inglesi.

 

*Biscotti fatti in casa
(la ricetta è del mio amico inglese, John)

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Ingredienti:
– 500 g farina 00
– 1 uovo intero
– 1 tuorlo
– 250 g zucchero
– 1 bustina di vanillina
– 300 g burro
– marmellata di ciliegia e di albicocca
– mezza bustina di lievito

Preparazione :

Impastiamo tutto insieme e lo lavoriamo come per una classica frolla, se necessario ad ammorbidire aggiungiamo anche un goccio di latte; con l’impasto ottenuto formiamo delle palline che poi appiattiamo per dare la forma che più ci aggrada. Aggiungiamo un cucchiaino di marmellata al centro così da renderli ancora più golosi e lasciamo cuocere a 180 gradi per circa 20 minuti nel forno.

 

 

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Qualche curiosità sul romanzo, rovistando nel web:
– Nella lingua inglese contemporanea, il Bianconiglio è diventato sinonimo di un evento inaspettato e particolarmente rivelatore.
6_alice in wonderland– Lewis Carroll soffriva di una rara malattia neurologica che provoca allucinazioni e altera le dimensioni reali degli oggetti, come accade a Alice. La patologia, scoperta dallo psichiatra inglese Todd  nel 1955, è stata chiamata Sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie o di Todd.
– La prima trasposizione in assoluto, che durava poco meno di 10 minuti, fu realizzata in Gran Bretagna nel 1903 e il cortometraggio è ancora oggi studiato per il suo utilizzo degli effetti speciali.
– La parola “curious” o “curiouser” pronunciata da Alice per 21 volte è stata attribuita dall’Oxford English Dictionary a Carroll.
– Circa 1.200 disegnatori hanno illustrato il libro, tra questi il “primo”, John Tenniel e Salvador Dalì.
– La Royal Mail ha creato una serie di francobolli ispirati alle scene più bizzarre e ai personaggi più curiosi del romanzo.
[1] Dal romanzo.
[2] Dal romanzo.
[3] Dal romanzo.
[4] Dal romanzo.
[5] Dal romanzo.
[6] https://www.twinings.co.uk/

2 thoughts on “I Classici: “Le Avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie”

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