I Classici: “Il Conte di Monte Cristo”

“Le ferite morali hanno questo di particolare: che si nascondono, ma non si rimarginano; sempre dolorose, sempre pronte a sanguinare quando si toccano, rimangono perennemente vive e aperte in fondo al cuore”[1]

 

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Ho tenuto questo classico in attesa per ben tre anni.
Fermo in libreria, ogni tanto mi ci avvicinavo, lo sfogliavo, leggevo qualche frase e lo riponevo.
Non mi sentivo pronta, non era il momento.
Come ho già detto, un libro, un grande classico in particolare, richiede la giusta attenzione, la voglia impellente di immergersi nelle sue pagine da parte del lettore e non la brama di dire “l’ho letto, sono stato bravo”.

Non è una gara a chi è più intelligente, non ci sono premi per chi si imbelletta di intellettualismo.
Un buon libro, come un buon vino, deve essere preso coi tempi giusti, decantato, assaggiato e, solo se giusto al palato, bevuto tutto di un fiato o centellinato per apprezzarlo meglio.
Per questo ho lasciato questo volume in attesa per ben tre anni.
Poi ho vissuto un periodo molto particolare della mia vita, tumultuoso, ingiusto, nel quale sono stata tentata di fare piani alla Edmond Dantès per superarlo, e allora ho capito che il tempo era propizio: finalmente potevo leggere “Il Conte di Monte Cristo” di Alexandre Dumas[2].

“la vita è una tempesta mio giovane amico, puoi crogiolarti al sole per un momento e il successivo sei sbattuto contro gli scogli , quello che fa di te un uomo è come ti comporti quando arriva la tempesta”[3]

 

Dantès è un uomo intelligente, onesto e amorevole che diventa amaro e vendicativo dopo essere stato incastrato per un crimine che non ha commesso. Quando Dantès si ritrova libero e enormemente ricco, egli prende su di sé per agire come agente della Provvidenza, premiando coloro che lo hanno aiutato nella sua situazione e punire i responsabili per i suoi anni di agonia. E per farlo assume diverse identità: la più famosa, quella del Conte di Monte Cristo, la maschera che usa per compiere la propria vendetta; Mr Wilmore, la versione buona che si occupa di aiutare i meno fortunati e gli oppressi; Abate Busoni, una figura religiosa manipolatrice che Dantès usa con le menti più fragili.
Mi ha sempre affascinato qualunque romanzo in cui l’identità del personaggio viene mascherata, forse per la mia vicinanza col teatro, mi appassiono nel capire chi e quando e come qualcuno scoprirà l’inganno.

 

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“Edmondo” disse “voi non ucciderete mio figlio!”
Il conte fece un passo indietro, gettò un debole grido, e lasciò cadere l’arma di mano.
“Che nome avete pronunciato, signora Morcef!…”
“Il vostro” gridò lei gettando il velo, “il vostro che, solo io forse, non ho dimenticato mai! Edmondo, non è la signora Morcef che viene da voi, è Mercedes!…”
“Mercedes è morta, signora” disse Montecristo “ed io non conosco più nessuno che porti questo nome.”
” Mercedes vive, signore, e Mercedes vi ricorda, poiché lei sola vi ha riconosciuto quando vi vide, ed anche senza vedervi, alla sola voce, Edmondo, al solo accento della vostra voce…
[4]

 

In questo caso in particolare l’idea che le parti da interpretare servano a ottenere giustizia è stata la spinta finale che mi ha fatto avvicinare al romanzo.
All’inizio della storia i nemici ci vengono presentati molto bene: Danglars , Caderousse , Fernand  e Villefort, per motivi vari ed eventuali si trovano coalizzati per incastrare Dantès. E Dantès per colpa loro è costretto a subire quattordici anni di carcere in una delle fortezze più paurose.
Da innocente.
Siamo tutti dalla sua parte quando decide di vendicarsi.
È giusto!

“Prima d’intraprendere il viaggio della vendetta scava due fosse”[5]

giphy9In realtà ho scoperto ben presto che dentro questa avvincente storia di vendette e rivincite c’è molto di più, ed è per questo che credo riesca a scavallare ogni generazione e farsi comprendere da lettori (e spettatori vista la quantità impressionanti di adattamenti su altri media) di ogni epoca ed età[6].
Questo romanzo non parla di vendetta, ma di perdono, di crescita.
Delle difficoltà che la vita ci pone davanti e di come decidiamo di affrontarle, se come Monte Cristo, con freddezza e calcolo, o Mr Wilmore, dando agli altri ciò che non abbiamo avuto.

Siamo tutti un po’ l’uno un po’ l’altro, credo che questo romanzo ci piaccia per questo!
Come dicevo l’ho iniziato in un periodo in cui avrei dato fuoco e fiamme a tutto. Ma più andavo avanti col libro, più Dantès mi sembrava l’unico ultimo nemico di se stesso. Troppe vittime, troppi danni collaterali, nel giusto percorso di riscatto. E se diventi come il nemico che affronti, in cosa sei migliore di lui?
Non ho subìto quattordici anni di carcere, né niente di parimenti grave, ci mancherebbe, al suo posto avrei fatto di peggio! Chiunque subisca qualcosa di così atroce e veda gli aguzzini beneficiarne dovrebbe prendere esempio e manovrare una vendetta degna di Monte Cristo!
Ma al mio posto, il mio bisogno di rivalsa, ho deciso di abbandonarlo, o meglio, ho pensato di seguire una strada più difficile ma da cui avrei avuto più benefici: ho scelto di stare bene.
Le cicatrici di quel periodo sono profonde, non penso andranno mai via completamente, purtroppo o per fortuna. Ma proprio come Dantès, una volta che mi sono liberata del peso di me stessa, sono stata libera.
Ora rileggo di tanto in tanto la poetica descrizione di questa macabra avventura con uno spirito nuovo, ne assaporo i passaggi narrativi più che le macchinazioni ordite dai personaggi, ne ammiro la sagacia linguistica.
All’inizio credevo di accompagnare Dantès nel suo percorso di vendetta, ora so che lui ha scortato me nel mio cammino verso la pace.

 

“Sono quello che avete venduto, denunciato, disonorato; sono quello di cui avete prostituito la fidanzata; sono quello che avete calpestato per formare la vostra fortuna; sono quello al quale avete fatto morire il padre di fame… Avevo condannato a morire di fame anche voi, ma ora vi perdono perché io pure ho bisogno di perdono… io sono Edmond Dantès[7]! “

 

 


[1] Dal romanzo.
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Alexandre_Dumas_(padre)
[3] Dal romanzo.
[4] Dal romanzo.
[5] Confucio, aforismi.
[6] Adattamenti cinematografici, televisivi e teatrali
– Adattamento a fumetti statunitense del romanzo (Classic Comics n.3, 1942).
– Monte Cristo, film diretto da Emmett J. Flynn (1922).
– Il conte di Montecristo (Monte-Cristo), film diretto da Henri Fescourt (1929).
p– Il conte di Montecristo (The Count of Monte Cristo), film diretto da Rowland V. Lee, con Robert Donat (1934).
– Il conte di Montecristo (Le comte de Monte Cristo), film diretto da Robert Vernay, con Pierre Richard-Willm (1943).
– Il ritorno di Montecristo (The Return of Monte Cristo), film diretto da Henry Levin, con Louis Hayward (1946).
– Il conte di Montecristo (Le comte de Monte Cristo), film diretto da Claude Autant-Lara, con Louis Jourdan (1961).
– Il conte di Montecristo, varietà televisivo della serie Biblioteca di Studio Uno, con Franco Volpi (1964).
– Il conte di Montecristo, sceneggiato televisivo diretto da Edmo Fenoglio, con Andrea Giordana (1966).
– Il conte di Montecristo (Montecristo 70), film diretto da André Hunebelle, con Paul Barge e Claude Jade (1968).
– Il conte di Montecristo, film TV diretto da David Greene, con Richard Chamberlain (1975).
– Il conto Montecristo, film TV diretto da Ugo Gregoretti (1996).
Il conte di Montecristo (Le comte de Monte Cristo), miniserie televisiva diretta da Josée Dayan, con Gérard Depardieu e Ornella Muti(1998).
– Montecristo (Montecristo), film diretto da Kevin Reynolds, con Jim Caviezel e Guy Pearce (2002).
– Il conte di Montecristo (巌窟王 Gankutsuō), serie anime diretta da Mahiro Maeda (2004).
– Montecristo, telenovela argentina diretta da Miguel Colom e Diego Sánchez (2006).
– Il conte di Montecristo – Il musical, di Robert Steiner e Francesco Marchetti, regia di Jocelyn Hattab (2007).
– Il conte di Montecristo – Il musical, di Robert Steiner e Francesco Marchetti, regia di Gino Landi (2008).
– Un amore e una vendetta, serie televisiva italiana italiana, regia di Raffaele Mertes (2011).
Revenge, serie televisiva di Mike Kelley, liberamente ispirata (2012-2015).
– Senza identità, serie televisiva di Samuel Bouza (2014-in corso).
– Il Conte di Montecristo appare come personaggio ricorrente nella sesta stagione di Once Upon a Time interpretato dall’attore Australiano Craig Horner.
[7] Dal romanzo.

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