“No ma di Lavoro….”

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– Che lavoro fai?

– Scrivo…

– No. Intendo proprio di mestiere, concretamente, come ti guadagni da vivere?

– Attraverso un’attenta analisi psicosociale associata a ricerche scientifiche, cerco di studiare le emozioni, i linguaggi e i comportamenti degli umani e di riportarli in una forma di fantasia con la quale creo una sorta di intrattenimento per un certo numero di persone, grazie anche al supporto di diversi media.

– Wow! Molto affascinante, se volessi spiegarlo a qualcuno in parole semplici?

– SCRIVO!!!

Drammaturgo non è una parolaccia.
Viene dal greco tardo dramatūrgós, significa compositore di drâma ‘dramma’ e del tema di érgon ‘opera, lavoro’ .
Non suona bene, forse, ma è un mestiere nobile. E duro! no ma di mestiereEd esiste da davvero molto, molto, molto tempo.
Non ho scelto di diventarlo, ci sono nata. Fin dalla culla immaginavo storie e appena mi hanno insegnato come fare ho sentito l’esigenza di metterle nero su bianco.
Ma non mi bastava, avevo il bisogno che qualcun altro portasse in scena queste storie, che le riempisse con le emozioni, con i colori dell’anima, con il sudore della fronte.
Perché quello dell’attore è un mestiere altrettanto nobile e duro.
Certo ci sono attori e attori, quelli che lo fanno per il guadagno (e non sempre giocano sulla qualità), quelli che lo fanno per la gloria (e magari portano in scena testi incomprensibili che chiamano “avanguardia”) e quelli che lo fanno sperando in entrambe le cose, ma con una spinta diversa: comunicare qualcosa!
A veicolare questo messaggio, deciso dal drammaturgo e portato in vita dall’attore, c’è il regista. Un essere quasi mitologico che con tanto studio, una buona dose di talento e una visione di insieme pari a quella di uno stratega militare, riesce a trovare il giusto modo per compiacere il drammaturgo, l’attore, se stesso e la persona più importante per chi fa questo lavoro: lo spettatore.
Quando il teatro si riempie, lo spettatore si mescola agli altri, inizia il brusio, quello è il momento più bello della nostra esistenza.
E il più terrificante.
Lavoriamo mesi e mesi su testi, battute, movimenti, lasciamo lacrime e sangue sul palco (spesso letteralmente), per giocarci tutto in diretta.

“Buona la prima”.

Non si possono commettere errori quando hai la platea di fronte.
Non esiste febbre, dolore o impedimento. Devi scordare tutto. Ti doni completamente.
A volte ti va bene, e sei la persona più felice del mondo.
Altre volte no.
Esponiamo noi stessi a voi.
Lo facciamo perché è quello che siamo.
E perché è il nostro lavoro!
Forse, anzi, sicuramente, dovrò trovare altri milioni di lavoretti per pagare le bollette, perché nonostante vivo in un Paese costruito sull’Arte, pare che il mio mestiere non sia abbastanza. Continuerò a fare la baby-sitter, la segretaria, la correttrice di bozze, volantinaggio, la commessa, la cameriera.
Fare.
E tutti quando dirò che lavoro per il teatro, protrarranno a chiedermi “No, ma di lavoro”… però non mi interessa più.

Sono un’attrice.
Una regista.
Un drammaturgo.

Sono quello che sognavo dall’infanzia.
Quanti possono dire lo stesso?

giphy


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Teatro Il Palco dell Valli, via Valsavaranche 87, 00141 . Roma

Per info: quattretresette@hotmail.it
La nostra pagina facebook .
Il sito: Quattr’etressette .


4 thoughts on ““No ma di Lavoro….”

  1. La prox volta rispondi: faccio lavorare insieme cervello, cuore e fantasia.. e grazie ai loro sforzi cerco di farli accendere anche in coloro che hanno a che fare con me!
    Oppure abbrevia: sono un’ARTISTA.
    Grazie per ciò che sei e per illuminare noi comuni mortali con il tuo talento!!
    J’adore!!

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