“Capodanno”

Ma il Ministero è aperto anche a Capodanno? Mi chiede mamma dalla cucina mentre è occupata a preparare il cenone. E come mai ci devi andare proprio tu? Aggiunge.
Te l’ho detto, un collega si è ammalato e lo devo sostituire io che sono l’ultimo arrivato, urlo dalla mia camera mentre preparo il borsone da viaggio.
Ma stasera abbiamo invitato gli zii e verranno anche i tuoi cugini. Mangeremo gli spaghetti alle vongole, il fritto di pesce e il baccalà con le papaccelle* che ti piace tanto, perché non resti? Insiste speranzosa.

– Non ce la posso fare, penso. Un altro cenone a casa con genitori e “parentacci” no, potrei morire. –
No mamma, devo proprio andare; salutami tu gli altri, le dico dandole un bacio.

Io faccio il poliziotto, ve l’ho detto? E non è raro essere di servizio anche durante le festività. Stavolta però non c’è nessun turno per me. Stamattina Bruno, un collega, mi ha chiamato per invitarmi a passare il Capodanno a casa di amici, in una villa poco fuori Roma. Siamo una trentina, belle ragazze, musica e “fuochi d’artificio”. Yuhuuhuuuuu!

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Arrivo al mio alloggio che è già tardi. Dovrei passare in ufficio per lasciare pistola e manette in cassaforte ma non c’è tempo. Provo a nasconderle in uno dei cassetti dell’armadio ma poi ci ripenso, non mi fido. Decido di portarle con me.

Arriviamo alla festa che sono le 22,00 passate. Ci siamo persi più volte per queste stradine tutte uguali e io ho la vescica che mi scoppia. Dopo esserci scusati per il ritardo, chiedo alla padrona di casa dov’è il bagno. In fondo a destra, mi risponde e prova a farla nella tazza che ho pulito da poco, aggiunge acida. Questa già mi sta sull’esofago! Penso.

Vorrei dirle che noi mica lo facciamo apposta a mancare il bersaglio. Vorrei spiegare una volta per tutte a lei e a tutto il mondo femminile che quando ci accingiamo a fare la pipì noi non conosciamo su quale getto siamo settati. Mi spiego meglio: considerate di voler annaffiare i fiori sul balcone dovendo usare una di quelle “pistole” multigetto. Che fate? Semplice, aprite il rubinetto e quando l’acqua scorre scoprite su quale getto è configurato lo spruzzatore (teso, nebulizzato, conico, a ventaglio …) e, se serve, lo modificate a vostro piacimento. Ecco, a noi succede esattamente così, porca miseria! Solo che quando ce ne accorgiamo è già troppo tardi.

Rientro nel salone proprio mentre”passa” l’immancabile trenino, brigitte bardot bardot. Mi accodo agli altri e facciamo il giro della casa. Dopo qualche altro ballo vado al buffet per ricaricare le pile e trovo Bruno circondato da invitati. Curioso, mi avvicino per origliare. Sta facendo il figo, racconta aneddoti su arresti, inseguimenti e scazzottate. Balle grandi quanto case, ma il pubblico è preso, affascinato. A un certo punto una ragazza si accorge di me e mi fa: perché non ci racconti qualcosa anche tu?
Dici a me? Chiedo, facendo il vago, così su due piedi non mi viene in mente niente di interessante, rispondo.

Ma almeno la pistola ce l’hai? insiste maliziosa.
Si, ma l’ho lasciata in ufficio, mento.
Mi rendo conto che con queste risposte evasive le mie azioni stanno subendo un clamoroso tracollo. Però ho le manette, aggiungo di getto.
Davvero? Le devo assolutamente vedere, trilla eccitata.
A quel punto, con lentezza studiata, le tiro fuori e le faccio roteare sotto le luci. Manette!! Esclamano in coro, ci fai vedere come si usano?
Adesso si che ho tutti gli occhi su di me, minchia!
Mi serve un volontario, dico; anzi, una volontaria.
Immediatamente dal gruppo si fa avanti, spavalda, Elena, la padrona di casa. Eccomi, fammi prigioniera, cinguetta.

Adesso che la guardo meglio devo dire che non è niente male, anzi.

tumblr_myyv12x4za1r00543o1_r1_250Si avvicina e mi tende le mani per farsi ammanettare. Non è questa la posizione giusta, affermo serio, in questo modo il criminale potrebbe comunque utilizzare le mani per colpirti. Segui me, le dico facendola sedere. Le prendo le mani, le incrocio dietro la schiena e la ammanetto alla sedia. Ecco questa è la giusta procedura per ……
Ragazzi, è quasi mezzanotte, urla qualcuno.
Che sfiga, penso, proprio ora che stavo ingranando!
Ok, adesso toglimi le manette e andiamo a fare il brindisi e a vedere i fuochi d’artificio, poi riprendiamo da dove abbiamo lasciato, mi sussurra Elena.

Io metto le mani in tasca e, orrore, mi rendo conto di non avere le chiavi. Saranno rimaste nel cassetto dell’armadio.
Sono desolato ma non trovo le chiavi, provo a farfugliare.
Non fare lo stupido, non è divertente, ribatte Elena.
Ma è la verità, devo averle lasciate nell’altra giacca, mi giustifico.
Pezzo di cretino, mi stai facendo perdere il brindisi, toglimi ‘ste ca**o di manette! Urla inviperita.

Improvvisamente anche i ragazzi che assistono smettono di sorridere. Sento come un ronzio nelle orecchie e delle voci ovattate che mi urlano: finiscila con questa commedia; lo scherzo è stato divertente ma adesso basta! Ma la vuoi liberare? Imbecille!

castle-3-richard-castle-18891718-500-220Hai voglia di provare a spiegare che le chiavi non ci sono e che solo nei film di serie b le manette si aprono con una semplice forcina per capelli.

Morale della favola: senza chiavi non c’è modo di liberare Elena.

Appena finisce il tradizionale “bombardamento” io e Bruno carichiamo Elena, incatenata alla sedia, sul furgone del catering e ci avviamo al posto di Polizia più vicino. Che Dio ce la mandi buona!

C’è voluta quasi un’ora per convincere il collega di turno (perché continuava a ridacchiare?) che Elena non era in stato di arresto; che no, non era evasa da un ospedale psichiatrico (anche se poteva sembrare visto le oscenità che le usciva dalla bocca) e a farla liberare aprendo finalmente quelle cazzo di manette.

Per tutto il tragitto dal commissariato alla villa, Elena ha coniato nuove volgarità per rimarcare cosa pensa di me, di Bruno e di tutta la Polizia, cani inclusi.

 

 

A ripensarci, che figura di merda!!

 

 


19_capodanno*La ricetta del baccalà con le papaccelle
(gentilmente fornita da mia moglie, Mena – esattamente come lo faceva mammà)
ingredienti
– un kg di papaccelle (peperoni rotondi piccoli sotto aceto tipici campani)
– un filetto di baccalà essiccato

– olio di arachidi per friggere q.b.
– farina q.b.
procedimento 
Prima di tutto mettiamo a bagno in acqua fresca il baccalà sciacquato del sale e tagliato a pezzi tre giorni prima di cucinarlo avendo l’accortezza di cambiare l’acqua ogni 24 ore , quando è giunto il giorno in cui si è deciso di cucinare il baccalà lo togliamo dall’acqua e lasciarlo scolare , scoliamo anche le papaccelle dall’aceto svuotandole dei semi, le passiamo sotto l’acqua corrente e le tagliamo a pezzetti che metteremo in ammollo in acqua fresca per un paio di ore in modo da togliere l’eccesso  di aceto, a questo punto prendiamo una capiente padella e ci versiamo l’olio facendolo riscaldare , asciughiamo i pezzi di papaccelle con uno straccio da cucina oppure con lo scottex e versiamo in padella , le friggiamo secondo il grado di frittura gradita; una volta fritte le papaccelle versiamo nello stesso olio il baccalà che avremo asciugato con un straccio da cucina e passato nella farina, lasciamo friggere secondo il proprio gusto e a questo punto accompagniamo i pezzi di baccalà fritti con le papaccelle.
BUON APPETITO

9 thoughts on ““Capodanno”

  1. Divertentissimo Miki molto divertente. Il tuo umorismo ha sempre allietato le nostre lunghissime giornate e ora le tue storie ci tengono uniti . Grazie. Gabri
    P.s.
    Ho sempre saputo che la vostra è una famiglia geniale.

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  2. Questa volta, più andavo avanti con la lettura e più ritrovavo Il Michele che conosco, in alcuni passaggi mi è sembrato addirittura di averti davanti! Uno di questi indovina qual è?
    Semplici spaccati di vita farciti di sano umorismo!
    Bravo Michele!!! Alla prossima!
    Ale

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  3. La tua geniale e sottile capacità di dire (e in questo caso scrivere) le cose in maniera sottilmente umoristica e seriosa allo stesso tempo è sempre stata una tua grande qualità. Complimenti. E “arrivederci” al tuo prossimo articolo. Un abbraccio fraterno. Leo

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