“La legge del 4, chi è il 67?”

Oggi, avvolta da un temporale autunnale, ho deciso che parlerò di un libro che potrebbe essere l’emblema del thriller psicologico, un romanzo che tiene sulle spine, confonde, mette ansia e paura “e se succedesse a me?”, ma che allo stesso tempo tranquillizza per l’epoca remota in cui è ambientata, per la distanza col reale “a me non succederebbe mai”.

Sicuramente conoscete il film che ne hanno tratto, ma vi assicuro che vale la pena mettersi sulla poltrona e leggere il libro! Sto parlando di “Shutter Island[1]”, di Dennis Lehane[2], editato in Italia con l’ambiguo titolo “L’isola della paura”, dico ambiguo perché non so voi ma io con questo titolo mi sarei aspettata un horror classico tipo “La casa” o “So cosa hai fatto”. Invece è un avvincente thriller psicologico, 345 pagine di romanzo, ambientato su Shutter Island per l’appunto, un’isola misteriosa e inarrivabile se non con un traghetto senza orari precisi. Un’ex prigione ora sede di un ospedale psichiatrico criminale.

In effetti messa così l’isola fa paura eccome!

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Le differenze fra l’originale e il rifacimento cinematografico di Scorsese sono evidenti fin dall’introduzione:

<< Per molti anni i miei occhi non si sono posati sull’isola. L’ultima volta ero sulla barca di un amico, si era avventurato nell’avamporto e a un certo punto l’ho vista, laggiù in lontananza, nella foschia dell’estate, uno sbaffo di colore contro il cielo.>>[3]

Dal prologo è subito chiaro chi è la vera protagonista del libro, non il dottore del diario, non Teddy che conosceremo nel primo capitolo, ma l’isola!!!
Come se fosse un’entità, una creatura che vive di vita propria, l’isola sin dalle prime battute è resa benissimo, con pennellate inquietanti e vivaci. E per tutta la narrazione ritroveremo questo stile, questa devozione verso l’isola, quasi più che verso i personaggi che la calpestano e la visitano. È divisa in tre grandi complessi (A, B e C – femminile, maschile, criminali pericolosi), una zona abitativa per il personale e il faro.
Ufficialmente l’ospedale penale ospita semplicemente quei criminali ritenuti non del tutto consapevoli delle loro azioni o talmente pericolosi da non poter essere tenuti con i detenuti comuni.
Ufficiosamente è un istituto in cui vengono condotti esperimenti sui pazienti. Esperimenti di manipolazione della mente. Induzione di falsi ricordi. Giochi di ruolo come terapia.
Questo involontario parallelismo con LOST è stata la spinta finale che mi ha convinto a cominciare questa lettura in una piovosa, nuvolosa e grigissima notte autunnale.

La notte è sicuramente il tempo migliore per gustarsi questo thriller, e se siete da soli in casa ancora meglio.

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Dopo il prologo la descrizione si sposta nel 1931 e ci racconta del piccolo Teddy e della sua prima uscita in barca, spiegando in poche battute perché odia il mare e la navigazione e come mai pur essendo un agente federale dalla reputazione di duro e incorruttibile, temuto da colleghi e nemici, sul traghetto che nel 1954 – anno della trama principale – porta lui e il suo nuovo collega Chuck su Shutter Island, passi tutto il trasbordo nel bagno a rigettare.
Poche pagine e ci sembra di conoscere benissimo Teddy Daniels. Ci accorgeremo ben presto che non è affatto così!

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Come già accennato dopo il prologo e una breve introduzione su Teddy ci ritroviamo nel 1954 sul traghetto diretto a Shutter Island, un inospitale isolotto appena al largo di Boston, nel quale è stato collocato un istituto psichiatrico, Ashecliffe, ricavato nei padiglioni di una fortezza abbandonata, destinato ad ospitare pazienti particolarmente gravi e pericolosi, se non irrecuperabili.
L’agente dell’F.B.I. Teddy Daniels arriva sull’isola con l’agente Chuck Aule, un nuovo collega, ad investigare sulla misteriosa scomparsa di  Rachel Solando, una donna internata per l’uccisione dei suoi tre figli. La donna sembra essere svanita dalla sua camera nonostante fosse chiusa dall’esterno. Visitando la stanza di Rachel, Teddy e Chuck scoprono un codice che Teddy crede porti a un paziente 67 °, ma l’ospedale dichiara di avere ricoverati solo 66 pazienti.
Teddy una volta sull’isola comincia a soffrire di frequenti e dolorose emicranie che accentua la sua innata fobia per il mare e che gli riportano alla mente dolorosi eventi del suo passato recente: gli orrori della guerra mondiale, la liberazione di un campo di concentramento tedesco e soprattutto la tragica perdita della moglie Dolores, rimasta vittima di un incendio doloso. Il romanzo è  intervallato da descrizioni molto dettagliate della Seconda Guerra Mondiale e di Dachau che il campo di concentramento che Teddy ha contribuito a liberare portando il lettore a notare le somiglianze con l’ospedale psichiatrico e i suoi metodi di cura.

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Daniels e Aule hanno anche un secondo scopo, ufficioso e segreto: quello di verificare e riferire quali siano i metodi terapeutici adottati nell’ospedale, dove si sospetta che, su mandato dei servizi segreti, vengano attuate terapie sperimentali estreme a danno dei pazienti più gravi, usati come cavie umane. Ecco perché molti padiglioni restano inaccessibili e il dottor Naering, terapeuta di riferimento nell’ospedale, nega agli agenti di esaminare le cartelle del personale medico, ostacolando così un prezioso filone di indagine; ancora più sospetto è il fatto che il principale sospettato di aver favorito la fuga della donna scomparsa, lo psichiatra che l’aveva in cura, è stato fatto partire dall’isola proprio prima che arrivassero gli investigatori impedendo il suo interrogatorio.

“Si sentì come se fosse sdraiato sulla schiena al centro di una nuvola umida e le sue mani e i suoi piedi si fossero trasformati in spugne.
E sognò.
[…]
Inciampò, cadde a faccia avanti, andò sott’acqua e l’acqua lo ricoprì come olio e lui nuotò in avanti e nuotò e arrivò in  mezzo a loro. I tre tronchi. I suoi bambini.”[4]

Normalmente non mi dilungo molto nel raccontare la trama, ma questo libro mi ha così inquietato e tramortito e coinvolto che ne ho sentito la necessità.
Per una volta devo anche ammettere che la versione cinematografica[5] con Leonardo Di Caprio e Mark Ruffalo è decisamente bella e quasi del tutto fedele (anche se curiosamente ha un finale diverso!) e potrei anche perdonare chi decidesse di prendere la scorciatoia.

Ma per i fedelissimi alla carta (o all’ebook), consiglio di prepararsi una Cioccolata calda alle spezie[6] , una bella colonna sonora degna* e lasciatevi rapire da una bel po’ di suspense e colpi di scena….

Buona lettura!

*

“E ‘meglio vivere come un mostro, o morire come un uomo buono?”[7]


[1]  “Shutter Island” potrebbe diventare presto una serie tv. Ci sta lavorando HBO con Paramount Televisione lo stesso regista del film, Martin Scorsese, storico collaboratore della rete via cavo. Secondo Deadline, il progetto, intitolato “Ashecliffe”, intende approfondire la storia dell’istituto di igiene mentale nel quale si svolgono le vicende di Shutter Island. Dennis Lehane, che ha scritto il romanzo su cui la pellicola si basa, sta curando la sceneggiatura del pilot, del quale Scorsese sarà il regista e il produttore esecutivo. Non è stata ancora annunciata una data di pubblicazione.
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[2] Dennis Lehane, di origini irlandesi, vive a Boston – dove ha ambientato tutti i suoi romanzi! – “Shutter Island” non è l’unico libro da cui hanno tratto film, ricordiamo fra i più famosi “Mystick River” per la regia di Clint Eastwood e “Gone baby gone – La casa buia” diretto da Ben Afflek.
Dopo avere ricevuto prestigiosi premi letterari, tra i quali nel 1999  il Premio Barry per il miglior romanzo con “Gone, Baby Gone” e nel 2013  l’Edgar Award con “Live by Night”, è considerato uno dei nuovi talenti del thriller americano. Prima di diventare scrittore a tempo pieno, Dennis Lehane ha lavorato come consulente con bambini mentalmente handicappati e abusati; ha fatto il parcheggiatore e l’autista di limousine e ha lavorato nelle librerie.  Da quando è diventato un autore di successo, ha insegnato in diverse università preparando lezioni di scrittura narrativa e scrittura narrativa avanzato presso l’Università di Harvard , dove i suoi corsi sono sempre strapieni. Nel maggio 2005, a Lehane è stata insignita una laurea ad honorem in Humane Letters presso l’Eckerd College ed è stato nominato nel Consiglio di Eckerd in quello stesso anno. Inoltre Lehane è stato nominato nel Consiglio di fondazione della Boston Public Library dal sindaco Thomas Menino nel dicembre 2011. Nella primavera del 2009, Lehane ha ricevuto il Joseph E. Connor Award ed è stato fatto fratello onorario della confraternita professionale di Phi Alpha Tau presso l’Emerson College di Boston, Massachusetts. Altri confratelli e vincitori del premio Connor sono Robert Frost , Elia Kazan , Jack Lemmon , Red Skelton. Ma oltre ad essere uno scrittore pluripremiato, Dennis Lehane è anche autore di serie tv – ha sceneggiato vari episodi della terza, quarta e quinta stagione di “The wire” , una serie prodotta dalla HBO; nella terza stagione appare anche in un cameo nei panni dell’ufficiale Sullivan nell’episodio “Middle Ground”; e alcuni episodi di “Boardwalk Empire” sempre della HBO, per la quale è anche consulente creativo – e teatrale, sua l’opera “Coronado” che ha debuttato a New York nel dicembre 2005, prodotto da Invisible City Theater Company. La piece si basa sul suo racconto breve “Untill Gwen” originariamente pubblicato su The Atlantic Monthly e in seguito selezionato sia per The Best American Short Stories che The Best Mistery Short Stories del 2005. Ha scritto e diretto recentemente anche per il cinema, “The Drop” , adattamento del suo racconto breve, “Animal Rescue”. Il film è interpretato da Tom Hardy , Noomi Rapace e James Gandolfini (nella sua ultima performance). Uscito 12 settembre 2014, il film ha ricevuto recensioni positive.
Le sue opere letterarie si dividono in due lunghi filoni, “Kenzie-Gennaro” (“Un drink prima della guerra, 1994”; “Moonlight Mile, 2010”), “Coughlin” (“The given day, 2008”) e in opere con protagonisti isolati, nei quali troviamo il già citato “Mystic river” del 2001 e il nostro “Shutter Island” pubblicato nel 2003 e di cui cominceremo a  parlare stasera ma che approfondiremo domani.
[3] Dal romanzo.
[4] Dal romanzo.
[5] Una curiosità del film è che l’edificio usato per le riprese è davvero un ex ospedale psichiatrico! Il Medfield State Hospital in Massachusetts, costruito dal 1892 fino al suo completamento e l’apertura nel 1896. Medfield è attraversato da oltre 900 ettari e nel suo periodo d’oro aveva 58 edifici funzionanti con un conteggio pazienti di oltre 2.200. L’edificio è stato aggiunto al registro nazionale dei luoghi storici nel 1994.
[6] Ingredienti:
– 25 gr di cioccolato fondente al 70 %;
– 1 cucchiaio raso di maizena,
– 1 cucchiaio raso di miele; 1 peperoncino di cayenna;
-1 pezzetto di baccello di vaniglia e due spolverate di pepe di differente qualità.
Procedimento:
In una casseruola stemperate la maizena con 50 cl d’acqua. Portate sul fuoco basso e aggiungete il peperoncino frantumato ed il baccello di vaniglia tagliato in lunghezza. Tagliate il cioccolato a pezzetti e mettetelo nella casseruola insieme al pepe e al miele, mescolando. Portate ad ebollizione ed abbassate il fuoco. Girate continuamente per almeno 15 minuti. Quando la cioccolata sarà densa versate nelle tazze filtrando le spezie.

[7] Dal romanzo.

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