“Di Uscite Infelici…”

Le uscite infelici sono la versione soft delle figure di me**.., potrebbero essere assimilate alle gaffe, ma mentre quest’ultime hanno la possibilità, seppur insolita, di consumarsi in un contesto divertente e non solo imbarazzante, le uscite infelici colpiscono come lo sguardo di Medusa e fanno restare di sasso la loro vittima. La loro peculiarità è che sbucano fuori in un momento del tutto inaspettato, e possono cambiare in modo radicale il mood della conversazione delle due parti coinvolte. L’artefice dell’uscita infelice può mordersi immediatamente la lingua dopo aver pronunciato le tristi parole, oppure può continuare fiero con il proprio discorso, non rendendosi conto di aver in qualche modo ferito il proprio interlocutore.
Quest’ultimo, dal suo canto, ha di fronte a sé una vastissima rosa di reazioni, dettate da diversi fattori, come la propria indole, l’entità dell’offesa, ed il rapporto che intercorre fra i due.
Mettiamo il caso, però, che chi si esibisce nella performance dell’uscita infelice sia un perfetto sconosciuto che del tutto –o quasi- candidamente congela con una freddura il malcapitato di turno, che reagirà, come sempre, a seconda del proprio carattere, ma visto che si tratta di un evento del tutto inaspettato, il primo inevitabile momento è quello universalmente riconosciuto come imbarazzante, ed è in quell’istante che cipiglio e creatività si fondono per giocare con quella situazione come il gatto con il topo, oppure come un abile prestigiatore che rimescola le carte in tavola, oppure come una pattinatrice che sembra quasi stia per scivolare sull’infido ghiaccio e poi invece la si vede volteggiare in aria con il miglior axel con triplo avvitamento della sua carriera, oppure come un clown che dopo un po’ che il pubblico non ride riesce con un ghigno a salutare la platea fra gli applausi scroscianti … ecco.. appunto.. tutti paragoni fantastici.. se solo una volta, e dico: una, potessero essere assimilati alle mie di reazioni. 

Io personifico, incarno, il momento imbarazzante, il mio corpo si irrigidisce e al massimo posso esibirmi in qualche sorriso finto o in qualche paroletta biascicata. Io non so proprio gestire le freddure.. anche perché l’unica frase di senso compiuto che riesco a partorire è quella che urla la mia testa: “Ma tu!! Emerito sconosciuto! Ma come ti è saltato in mente di dirmi una cosa del genere?? Ma ci sei o ci fai?”

C’è da dire però che le uscite infelici che mi sono capitate più che fastidiose sono state bizzarre e guardandole ora da lontano mi fanno più sorridere che innervosire.. ho incontrato certa gente fantasiosa..
Durante la prima media, vicino l’ingresso della scuola, una mia amica mi ha presentato sua madre e la donna ha felicemente notato di ricordarsi di me esclamando: “Ah sì! Tu sei quella che l’altro giorno stava per cadere dalle scale!” 

Detta così sembra che avessi fatto un capitombolo alla Groucho Marx, ma inciampare in un gradino e farne un altro paio saltandoli non mi sembra proprio una scenetta da slapstick comedy! Ma lei?? Gentile signora? Giusto una mia gaffe doveva ricordarsi come se fosse qualcosa che caratterizza la mia persona? Non poteva sottolineare semplicemente il fatto che fossi una compagna di classe della figlia? In quel caso ho cercato di cavarmela con un sorriso che più finto non si poteva.. ma davvero quella volta sono rimasta F4.

Qualche anno fa ero ad un mercatino dell’artigianato in stile medievale in cui uno stand con degli anelli fatti a mano ha catturato la mia attenzione e fiabescamente mi sono avvicinata per provarne qualcuno. L’artista ( epiteto utilizzato solo per gentilissima concessione dalla sottoscritta) ha elegantemente sentenziato: “Beh.. lei ha della dita corte, tozze, non stanno bene questi anelli su di lei!”

Grazie mille signora! Posso comprendere la devozione per le proprie creazioni.. ma mia cara! Se le esponga su una bacheca a casa sua! Non penso che questa sia una buona strategia di vendita!! Ovviamente, non le ho detto nulla di tutto ciò, ma mi sono sfilata sommessamente l’anello dal dito e le ho augurato buona serata e buon lavoro.. io poi mi sono divertita, non credo che il suo
registratore di cassa avesse potuto affermare lo stesso.
I difetti fisici, veri o presunti, sono un bersaglio facile, anzi: scontato, per le uscite infelici e se ripenso ad una cosa mi è capitata ancora oggi un po’rido, un po’ resto F4.[1]

Ero al primo anno di università e, mentre ero in fila in segreteria, una ragazza, più grande di me ma da poco trasferitasi, mi chiese delle informazioni, tra le quali dove si trovasse un certa aula. Io, che non ho mai imparato a farmi gli affari miei, ho deciso di accompagnarla in aula e mentre stavamo attraversando un parcheggio fitto di automobili ho urtato per sbaglio, ma delicatamente, il fianco contro uno sportello. Avrò detto “Ops” o qualcosa del genere e lei: “Tranquilla! Non sei tu! È il tuo culone!”.

 

 

A parte il fatto che, pur non essendo una silfide, quello lì mi è sempre mancato, sia letteralmente che metaforicamente, ma tu! Persona della quale non so neanche il nome e alla quale tra l’altro sto facendo un favore.. ma ti sembra una cosa divertente da dire??
Io avrò biascicato un no.. dando la colpa alle auto strette, ma forse qualcuno al mio posto l’avrebbe lasciata lì nel parcheggio.

Anche se sono state situazioni scomode che mi hanno fatto storcere il naso, le uscite infelici fanno parte di quel pozzo senza fondo che è il materiale umano e voglio bagnarmi delle sue acque il più possibile.. scopro diverse personalità, diverse sensibilità, e scopro anche qualcosa in più di me stessa e comunque, una risata, alla fine fine fine, mi scappa sempre!

 

 

 

 


[1] cit. da una serie tv non molto conosciuta.

vb+


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