“Un Sabato pomeriggio con Bonita Faye”

“Dopotutto uccidevo solo una volta ogni quarant’anni. Facevo in tempo a morire, prima che me ne tornasse la voglia.”[1]

Sabato pomeriggio di Ottobre, romy-and-michele-nothing-to-wear-giftempo incerto, né abbastanza caldo per giocare all’aperto, né così freddo da volersi rifugiare all’interno, quel meteo che ti fa andare in giro vestito come un cretino con gli stivali da neve e la canotta, per intenderci.
Avrò avuto 11 anni, ero annoiata perché avevo già finito il nuovo de “I Piccoli Brividi”[2] di cui andavo matta e mi scambiavo con la mia amica Ilaria; si avvicina mio padre e mi porge un romanzo “da grandi” <<Leggi questo, ti piacerà>>.
Se c’è una persona di cui mi fido ciecamente su tutto (in particolare sulla lettura) è mio padre, perciò mi sono presa questo libro, e senza chiedergli nemmeno di cosa parlasse, mi sono seduta a terra con la schiena appoggiata al termosifonelarge (come continuo a fare ancora oggi…) e l’ho iniziato.
Il romanzo inizia nel 1950 con la protagonista, Bonita Faye, che frigge il pollo[3] per il pranzo domenicale quando Harmon, il più bel poliziotto dell’Oklahoma, bussa alla sua porta e gli annuncia che Billy Roy è morto, gli hanno sparato.
Scopriamo subito che Billy Roy è l’odioso marito, violento, di Bonita Faye che viveva di piccoli ricatti, partite a poker con mazzi truccati e che proprio pochi giorni prima aveva proposto alla moglie di prostituirsi.
Chi ha ucciso Billy Roy?
C’è solo l’imbarazzo della scelta! Così lo sceriffo individua l’assassino in un piccolo balordo deceduto in un incidente proprio qualche ora dopo l’omicidio, ma il lettore e Bonita Faye sanno benissimo che le cose non sono andate così, lo sa anche la simpatica vicina di casa, Patsy, e probabilmente lo sa anche Harmon, il poliziotto. Ma Patsy non tradirebbe mai un’amica e Harmon non potrebbe mai incolpare la donna che ama.
Fin da subito ho capito perché mio padre mi aveva consigliato quel romanzo: la giornata non è stata più noiosa! E non lo è stata quella successiva, né quella dopo ancora. In meno di una settimana mi sono ritrovata a finire “Piccoli Omicidi” e a rimpiangerne la protagonista come se fosse una di famiglia.
L’ho seguita a Parigi dove si è stabilita coi soldi dell’assicurazione sulla vita del marito, e dove nella hall di un hotel conosce molti ex partigiani e anche un orribile ex nazista che tormenta i suoi amici, dove lei conclude che non c’è che un modo per liberarsi di certi esseri: ammazzarli.

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Tutto fila liscio, poi però Harmon (che allora immaginavo col volto di Leonardo Di Caprio) rimane gravemente ferito in guerra e Bonita Faye torna negli States per restargli accanto, si sposano, e lei diviene una rispettabile signora, mentre lui uno giphystimato agente dell’FBI, e proprio l’FBI decide di indagare su tutti questi strani “piccoli omicidi”, mettendo Bonita Faye in una pessima situazione.

 

 

“Si è trattato solo di un piccolo omicidio. Non era neppure un uomo importante e poi è successo tanto tempo fa… Non riesco proprio a capire perché si siano agitati tanto. Se qualcuno doveva essere turbato, quella ero io. In fondo era mio marito.”[4]

Non posso dirvi altro perché anche se ormai è totalmente fuori produzione e potreste scovarlo solo in qualche mercatino di libri dell’usato o nelle case di quei bookaholic come me, spero che possiate leggerlo e godervi il sorprendente finale.
Ma soprattutto spero che riusciate a conoscere Bonita Faye, la splendida donna qualunque, con i suoi desideri qualunque… che ti fa diventare complice dei suoi piccoli omicidi, arrivando ad adorarla così tanto che, quando smetti di leggere, vorresti tirarla fuori dal libro e conoscerla davvero!
Non ricordo se ho mai ringraziato mio padre per avermela presentata, se no lo faccio ora, perché a distanza di tanti e tanti anni “Piccoli Omicidi” rimane ancora una dei libri più divertenti, frizzanti e contemporaneamente pieni di suspense, che abbia letto.
E per questo, di tanto in tanto, seduta a terra con la schiena sul termosifone, nei sonnolenti Sabato pomeriggio di Ottobre, ne rileggo qualche riga, qualche pagina… e per un po’ torno di nuovo bambina.

[1] Dal romanzo.
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Piccoli_brividi#Curiosit.C3.A0
[3] POLLO FRITTO ALLA BONITA FAYE
(la ricetta è una mia variante del classico pollo fritto americano)
 INGREDIENTI per 4 persone:
-12 coscette di pollo
-farina q.b.
-birra q.b.
-paprika in polvere
-pepe
-insaporitore per arrosto
-rosmarino secco tritato
-olio per friggere
25_piccoli omicidiPROCEDIMENTO:
Laviamo le coscette di pollo e tagliamo a livello dell’articolazione.
Mi raccomando non fate i salutisti e lasciate la grassa, meravigliosa, croccante pelle!
Mettiamo a marinare per un’oretta con pepe, rosmarino e paprika.
Prepariamo contemporaneamente una pastella piuttosto densa mescolando la farina con le spezie e gli aromi. Aggiungiamo la birra a filo mescolando bene con una frusta senza lasciare grumi. La pastella bisogna farla a occhio, quindi se viene troppo liquida aggiungiamo altra  farina se viene troppo densa aggiungiamo la birra.
Copriamo le cosce con la pellicola e lasciamole riposare per mezz’oretta in frigorifero, passata la quale scaldiamo su una padella l’olio per friggere. In un sacchetto per il pane mettiamo un po’ di farina e le coscette. Agitiamo piano il sacchetto per infarinare la carne. Dopodiché gettiamo una coscia di pollo alla volta nella pastella rigirandola bene per far sì che tutta la superficie sia ricoperta e friggiamo senza pietà.
Una volta pronte le scoliamo su carta assorbente da cucina per togliere l’unto in eccesso e  serviamo bollenti con salsa barbeque, ketchup, maionese e senape!
Occhio alle dita!
[4] Dal romanzo.

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