“Grazia, Graziella & grazie al…”

Dicembre.
Mese di bilanci e preoccupazioni. Di vecchie e nuove ansie. Di buoni propositi, di dolci, di regali e di profumi speziati.
E di pulizie.
È giunta l’ora, non posso più rimandare, mi si stanno accumulando scatole di “poi lo metto a posto” che tra poco ne verrò sommersa e diventerò una protagonista di “sepolti in casa”. 
Con questa poco allettante prospettiva mi sono decisa a fare una bella pulizia generale; stavo sistemando una parte di libreria – che penso avessi lasciato stare da un decennio perché ho sentito le proteste degli acari sotto sfratto e i sussurri di oggetti non bene identificati- quando ho ritrovato questa specie di quaderno – diario a tre voci, risalente ai tempi delle superiori, nel quale io e due mie compagne (che per questioni di privacy chiamerò Grazia e Graziella) scrivevamo a turno la nostra vita. Tutta la nostra vita.
Funzionava così: ogni settimana una di noi lo teneva e ci scriveva i fatti più succulenti, le storie più incredibili o le riflessioni più urgenti; poi lo consegnava nelle mani della successiva proprietaria temporanea, che leggeva, rispondeva e raccontava la sua parte di storia.

In alcune pagine ci sono addirittura filastrocche e disegni. In altre foto che ci ritraggono come tre adolescenti in piena tempesta ormonale sempre sorridenti, sempre con gli occhi accesi e furbi.
Non ho resistito e mi sono messa a leggerlo, e ne ho trovato un altro, e un altro… e altri tre.
Un vero e proprio romanzo epistolare, a parte che non potrebbe mai essere pubblicato senza essere denunciate da mezza Roma e non solo! – Sì perché non ci limitavamo a descrivere l’accaduto, ne scandagliavamo ogni minimo ed intimo dettaglio: niente veniva tralasciato! –
Manca qualche quaderno perché la storia salta da un inverno a un autunno senza le stagioni centrali, chissà forse se le ritroverà Grazia o Graziella facendo le pulizie, o forse sono già finiti beatamente tra i rifiuti.
A vederci così, a leggerci così, si penserebbe di incontrarci ancora insieme in giro per la città, insieme, unite, indissolubili come allora; ma si sa come vanno queste cose, si cresce e non si ha più niente in comune. Inoltre c’è da dire che la nostra amicizia si è esaurita ancor prima di finire la scuola… perciò no.
Io Grazia e Graziella non ci frequentiamo più da un bel po’, e se non fosse stato per le testimonianze cartacee delle nostre disavventure, mi sarei scordata di tutte queste bellissime giornate trascorse assieme.

Perché va così, il nostro cervello ha una ram limitata e a volte certi ricordi finiscono nel cestino, vengono eliminati per fare spazio al nuovo, ma se ti metti a fare il backup ecco che magicamente torna tutto a galla.

22_ grazia graziella

Grazia era quella più timidina del nostro fantastico trio, quella un pochino più dedita allo studio e meno esperta coi ragazzi – seppure, forse, fosse la più carina.
Graziella era quella che ci faceva sempre finire nei casini! Una specie di vulcano inarrestabile.
Era.
Ora probabilmente avrà sfornato 6/7 figli e vivrà in una villetta in campagna.
Ahhh, come ti cambia l’amore.
Ma all’epoca dei quaderni – diari, Graziella era di sicuro quella che ci trascinava nelle avventure più folli.
Sì perché se (modestamente) io ero quella con più corteggiatori perché la più spigliata, e idee malsane tipo “partiamo col primo treno che troviamo” per ritrovarci in mezzo al nulla di Frosinone sotto il diluvio universale e la voglia di gelato in pieno Novembre…
… Graziella era quella del “andiamo al cinema” e quando ti giravi per chiederle se voleva altro pop-corn, la trovavi appolipata a uno sconosciuto; era quella che se non si sa come ti convinceva ad andare in palestra con lei, ad un certo punto la perdevi, salvo ritrovarla in uno spogliatoio con il belloccio di turno.
Insomma, la peperina era di sicuro lei. 
Ed era quella, come testimonia il quaderno – diario che sto leggendo, che ti trascinava puntualmente ai suoi appuntamenti col Tizio di turno che ovviamente aveva sempre l’amico sfigato da appioppare a una di noi.
E una di noi, se non entrambe, qualche volta avevamo i nostri Tizi, ma qualche volta ci capitava di darle retta e trovarci a degli appuntamenti da incubo.
Non tutti, a volte “lo sfigato” era simpatico, o anche carino, o semplicemente interessante abbastanza da passarci le tre ore di pomiciata di Graziella.
Altre volte era terribile!
Un appuntamento in particolare mi è rimasto impresso e me lo ricordo anche senza il sussidio del quaderno – diario (anche se il disegno del racconto meriterebbe la pubblicazione, ma purtroppo deve essere in uno di quelli perduti o in mano alle altre protagoniste della storia).
Era una domenica primaverile come tante, quando Graziella manda un sms sia a me sia a Grazia per chiedere di accompagnarla sul Lungo Tevere, che ha conosciuto Tizio in pasticceria e vuole uscirci, ma Tizio aveva già appuntamento con Caio e Sempronio e sembra brutto se li molla.
Dopo una veloce consultazione telefonica (allora whatsapp non c’era!) io e Grazia decidiamo che tutto sommato un pomeriggio in centro a passeggiare e magari farsi offrire un gelato non è la cosa peggiore del mondo. Così acconsentiamo a questa uscita a sei.

Non l’avessimo mai fatto. Caio non era così male, ricordo che passeggiavamo chiacchierando del più e del meno, del film del momento, del libro appena finito, della scuola, delle cotte. Insomma, potevo gestirlo.
Ma Sempronio no. Era antipatico, sguaiato, maleducato. La povera Grazia, timida e riservata era allibita, avrebbe voluto scappare, ma per amore di Graziella stava subendo l’appuntamento.
Lungo Tevere, zona San Pietro, Graziella e Tizio avanti in una posa che era difficile distinguere i confini dell’uno e dell’altro, e ancora mi chiedo come riuscissero a camminare!
Grazia e Sempronio qualche passo dietro, lei esasperata, lui che sputa e dice cose che sicuramente non appassionano nessun interlocutore. 
Poco dietro, io e Caio, io a pensare come salvare Grazia, lui probabilmente a come finire come Tizio e Graziella. 
Ad un certo punto, sento Sempronio ridere rozzamente e vedo Grazia diventare viola.
Non so cosa le disse.
Mai saputo.
Non ce lo disse mai.
Non lo scrisse sul quaderno – diario.
Ma deve essere stato qualcosa di epicamente osceno perché lei si voltò e con tutta la forza che aveva in corpo lo spinse, gettandolo dritto nel Tevere!!!!

 

E poi se ne andò, senza dire una sola parola, ed io la seguii mentre Graziella, Caio e Tizio tiravano fuori Sempronio dal fiume (che ovviamente ne stava dicendo di ogni).
Sconcerto.
Shock.
Silenzio.
Fino alla fermata della metro.
Poi lei ha cominciato a ridere.
Io ho cominciato a ridere.
Abbiamo riso per ore, credo.

Fino alle lacrime.
Ignorando le chiamate di Graziella.
Abbiamo riso così tanto da far male alla mascella.

 

 

E ancora oggi, ricordando, rido come una pazza.
Anche se non so che fine abbia fatto Grazia, se è felice, se ha realizzato i suoi sogni, semplici ma onesti.
Anche se Graziella ha rinnegato la sua natura e noi per l’Amore e chissà se lo rifarebbe.
Anche se questi quaderni – diari finiranno nell’inceneritore e queste foto non rappresentano più nient’altro che bugie.
Ancora rido.

 

Non è forse a questo che serve il ripristino (seppur temporaneo) dei ricordi?

 

 


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