“Seicento Secondi”

 

 

26_ Per dieci minuti
Tralie Graphic

Leggiamo per noia per curiosità per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarli. Non ci somigliamo per niente anche se ci teniamo per mano, amiamo, detestiamo, e se per Natale regaleremo a chi ci è più caro, lo stesso libro.
Non ci somigliamo per niente.
Fatalmente, è proprio per questo che, sì: non c’è dubbio.
Esistiamo.[1]

 

 

 

La pioggia cade lenta, quasi annoiata di doverlo fare, sul vetro della finestra dalla quale si vedono a tratti e sfocate le vite degli altri.
Sarà per dovere o piacere che il vicino sta portando fuori il cane nonostante il gelo polare? È perché ama il suo animale domestico al punto di beccarsi una polmonite? O perché la sua casa gli sta stretta e magari ha necessità di scappare via, almeno un po’. Solo per un po’.

E la ragazza che piange alla fermata del bus, a cosa starà pensando? Avrà perso l’amore, un’amicizia? O magari ha solo preso un brutto voto e non vuole ammetterlo in famiglia per paura che le si rovinino le vacanze di Natale?

La musica continua a fare il suo dovere e compone una perfetta colonna sonora per coprire i pensieri. O almeno ci prova.
Ho preso i regali per tutti? E piaceranno?

Che ne sarà della mia vita se non trovo in fretta un nuovo lavoro?
Sarà una storia che durerà più delle altre o fra due mesi mi sarò scordata anche il nome?
Il signore col cane rientra, l’autobus arriva. In strada non c’è più nessuno da guardare, nessuno a cui dare in prestito le mie preoccupazioni, nessuno su cui spostare l’attenzione da Dicembre: mese di bilanci e rese dei conti.

525600 minuti da analizzare.

Avrò mantenuto almeno una delle mie promesse?
Avrò fatto meglio dei 365 giorni precedenti?
E se sì, a cosa è servito?

“Fra l’infanzia e il troppo tardi: là in mezzo. Là in mezzo c’è adesso.”[2]

Mi viene in mente così, di getto, questa frase che avrò letto chissà dove, chissà quando. E improvvisamente mi rendo conto che per mettere sotto il microscopio l’anno trascorso mi sto perdendo il presente.
Non mi sono accorta che è passato il camion dei rifiuti e che le luci fuori si sono finalmente accese e solo ora noto che c’è un anziano col cappotto fermo a fumare. Fermo, proprio sotto la pioggia sottile.
E forse sarà la suggestione del tempo, dei pensieri cupi, della musica triste, ma sembra che quell’uomo mi guardi a sua volta.
Mi ritraggo ma la sensazione resta.
Cosa sto facendo?

Come sto impiegando questa cosa preziosissima che è il tempo?

 

Il tempo.
Che è qualcosa di pochissimo, se siamo felici.
E’ qualcosa di tantissimo, se siamo disperati.
Comunque sta lì.
Con una lunga, estenuante, miracolosa serie di 10 minuti a disposizione.[3]

 

È così che l’ho scovato questo piccolo preziosissimo libro. Temendo che stessi perdendo il mio tempo (e la ragione) dietro a una finestra bagnata di lacrime del Cielo.
“Per Dieci minuti”, un titolo che mi ha subito attirata.
Un titolo che mi era necessario.
Chiara, la protagonista (e autrice), è in terapia, è Dicembre e si sta ossessionando su un unico pensiero, quando la dottoressa le propone un gioco.
Ogni giorno, per un mese, deve dedicare dieci minuti della sua vita a qualcos’altro. Qualcosa di nuovo. Niente di eccessivo o bizzarro, solo qualcosa di mai fatto prima.

“E a che serve questo gioco dei 10 minuti?”
“Boh,la dottoressa non me l’ha spiegato. Credo serva fondamentalmente a impegnarmi la testa,a riempire il vuoto e a fare ordine nella confusione che mi ritrovo al posto della vita”[4]

 

 

E lei lo fa, si mette in gioco. Ogni giorno, per un mese, si prende seicento secondi solo per sé, per imparare, per insegnare, per capire, per divertirsi, per stupirsi, per sé.
E io l’ho seguita. Tutti i giorni, per un mese. Dieci minuti al giorno ho letto il suo libro e devo ammettere che è stata un’esperienza che consiglio a tutti. Ogni giorno ho apprezzato di più la banalità della pioggia, del freddo, dei colori del Natale. Ho capito che stavo facendo davvero tantissime cose per chiunque, perfino per me stessa. Ho realizzato che tutti hanno i loro dieci minuti storti, ma dovremmo compensarli con dieci minuti nuovi.
Forse divertenti, forse pazzi, forse mediocri, ma nuovi.
Nostri.

Io consiglio “Per Dieci minuti” come lettura dicembrina, per chi si sente in trappola, per chi ha troppa libertà, per chi ancora non ha capito cosa farne di ieri e di domani, per chi vorrebbe tanto viversi oggi; accanto una tisana o in giro sotto la pioggia; questo “gioco” potremmo (dovremmo?) farlo tutti, ogni anno, ogni mese, ogni giorno.

Forse così alla fine di Dicembre potremmo finalmente sorridere soddisfatti al bilancio finale. Sapremmo per certo di aver vissuto intensamente almeno per seicento secondi!

 

“Basta davvero un attimo,no?”
” Per fare cosa, dottoressa?”
“Perché i nostri schemi emotivi e mentali, da cui l’inconscio si sente protetto e che consideriamo i confini della nostra identità, si rivelino in realtà dei limiti”[5]

 

 


[1] Dal libro “Per Dieci minuti”.
[2] Dal romanzo “Adesso” di Chiara Gamberale.
[3] Dal libro “Per Dieci minuti”.
[4] Dal libro “Per Dieci minuti”.
[5] Dal libro “Per Dieci minuti”.

 


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