“Bonjour les &nfants”

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< Una ragazzina era morta in circostanze terribili. Senza che nessuno la sentisse, aveva percorso diverse rampe di scale, aperto delle porte, una finestra…. L’omissione di controllo era flagrante >[1]

Quando ero piccola ero incredibilmente affascinata dalla Francia, non saprei dire perché visto che nessuno della mia famiglia me ne avesse mai parlato, ma ne ero quasi ossessionata, sognato di andare a passeggio fra i vigneti, di leggere a un bistrot sugli Champes Elises parigini, di dipingere e di assaggiare i pregiati formaggi francesi.
Quando a 13 anni finalmente sono volata a Parigi, devo dire che un po’ ne sono rimasta delusa, forse le aspettative erano troppo alte, o sono stata sfortunata ad incontrare una gran quantità di persone scortesi, del pessimo cibo e un meteo freddissimo e piovoso nonostante fosse Luglio inoltrato.
Ad ogni modo, formaggi e vini esclusi, l’ossessione e il fascino della Francia sono spariti immediatamente. E quando l’anno successivo – scettica e distaccata – sono stata a Londra, ho capito di aver trovato il Vero Amore.
Ma torniamo un attimo indietro, ero in trepidante attesa per il viaggio a Parigi, mi esercitavo ogni giorno sulla pronuncia, sulle frasi da dire in determinate occasioni, ho fatto e disfatto la valigia sei o sette volte… ero davvero entusiasta!

E così da sei mesi prima avevo cominciato a guardare film francesi, ascoltare musica francese, e … leggere libri scritti da autori francesi.
È così che ho scoperto questo romanzo che 32_ la casa dei bambiniancora mi emoziona e appassiona: “La casa dei bambini” di Janine Boissard.

<<Una scaletta di legno conduceva alle mansarde. Abbiamo iniziato a salire in silenzio. Nel cuore della notte, una ragazzina si era arrampicata su per questi scalini, prima uno, poi un altro, poi un altro ancora….Cos’era passato in quel momento in quella sua testolina? Non lo sapremo mai. I morti portano con sé il mistero dei loro ultimi pensieri>[2]

La trama mi ha subito attirata per quel misto fra thriller psicologico e giallo romantico, e devo dire che, a differenza della madrepatria, l’autrice non ha deluso le mie aspettative!
È una storia abbastanza semplice nella sua complessità di genere, parlare di una ragazzina che si suicida non è cosa facile, ma la Boissard lo fa con pacatezza e poesia, concentrando sulla protagonista, la chirurgo-assistente sociale, Margeux il punto di vista. Adulto quindi, e di conseguenza più sopportabile.
Teniamo conto che l’ho letto quando ero poco più grande dei ragazzini “speciali” di cui parla il libro e anche se all’epoca della depressione, dei disturbi psichici o psicologici, ne sapevo poco e niente (beata ignoranza!!), mi colpì moltissimo quanta infelicità si possa provare in un’età così giovane.

<<E’ un termometro per gli stati d’animo. Aiuta i bambini a descrivere il loro morale. In basso, è nero nerissimo: angoscia, paura, morale sotto i piedi. In mezzo: medio. Si sopravvive ma niente di più. in alto: bellissimo. Con tutte le tappe intermedie, naturalmente. >>[3]

Ma quello che era partito come un romanzo cupo e introspettivo si è rivelato presto un baluardo della speranza e della rinascita, un libro positivo che ti lascia col sorriso. Mi ricordo che lo lessi sull’altalena nel parco del mio quartiere la Primavera prima di quel famigerato viaggio, e dondolando su e giù con la musica nelle orecchie* mi sentivo davvero nella Casa dei Bambini, potevo vederne ogni corridoio, il giardino in fiore, i bambini che ignari di essere diversi, tentavano di vivere normalmente.
Diversi.
Speciali.
Quanti aggettivi assurdi diamo a ciò che non conosciamo, eh?

<rifugio in cucina, come i bambini. Ogni finesettimana la cucina veniva aperta ai genitori: quelli che non riportavano a casa i bambini temendo di ritrovarsi da soli con loro li incontravano lì. Tanti portavano dolciumi e bevande che venivano messi in comune: un’immensa e allegra merenda che a volte si protraeva fino a tardi >>[4]

L’ho ritrovato insieme alle cartoline e alla mappa del metrò, la scorsa primavera, stipato nella scatola denominata “Francia” e sono tornata al parco per rileggerlo.
Purtroppo le altalene non ci sono più, distrutte, e il parco è stato invaso dalle ortiche alte quanto me, perciò non ho potuto ricreare l’atmosfera, ma mi sono seduta su un muretto, fazzoletti alla mano pronta per i pollini, musica francese nelle orecchie**. È stata una lettura decisamente diversa, più adulta. Purtroppo adesso capisco molte più cose, il triangolo d’amore mi consola meno di quando ero un’adolescente in cerca di innamoramenti parigini, però rimane davvero un bel libro che mi sento di consigliare.
Specialmente se si ha un po’ di nostalgia per la Francia.

*


[1] Dal romanzo.
[2] Dal romanzo.
[3] Dal romanzo.
[4] Dal romanzo.

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