“In Viaggio ne «L’Età Indecente»”

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Quando mio padre mi ha consigliato questo libro, per un attimo ho creduto volesse lanciarmi un messaggio, ma al di là di qualche piccola marachella e di stupidate che lui non sapeva (non credo almeno, oddio, lo spero!) sono stata un’adolescente fin troppo garbata. Non mi drogavo, non fumavo, non mi sono fatta piercing o tatuaggi segreti, ho sempre retto molto bene l’alcool -ma comunque non ho mai bevuto tanto da farmi dover ricoverare. Se dovevo vedere i ragazzi lo facevo di giorno, non sono mai sgattaiolata via di notte mettendoli in apprensione; a volte sono partita col treno e sono stata via una giornata intera, ma la notte sono sempre rientrata sana e salva!

Per carità ogni cosa che dicevano i miei era sbagliata, mi sentivo superiore a tutto e tutti, sentivo musica assurda a tutto volume solo per infastidire ecc. ecc. però onestamente credo di essere stata più tranquilla nell’età di mezzo che da piccola (una discreta rompip**le – tra l’altro ora posso dirlo perché sarà caduto in prescrizione, ero una pazza che saltava fra i tetti dei palazzi… ) o da adulta (una super rompip**le che ha cominciato a fare le 5 di mattina senza avvisare, tanto “ormai sono grande”. Per un po’. Poi la pigrizia ha vinto e se faccio le 2 è grasso che cola! Ad ogni modo, le esperienze che dovevo fare le ho fatte, non posso proprio lamentarmi).

L’eccezione che conferma la regola?
O se lo chiedessi ai miei genitori avrebbero una totale diversa opinione della mia adolescenza?

Sono io che mi ricordo così brava o lo sono stata davvero?

Sicuramente non sono stata un dito nel c** – scusate il francesismo – come il protagonista di “L’età indecente”!!! di questo sono strasicura!!!

 

E’ un po’ che fa la spalmasguardi, Camilla, tipo che mi voleva trasmettere i messaggi per telepatia. Io gliel’ho detto mille volte di non farlo, perché mi stucca, e a me non mi funziona per niente, la telepatia, e se mi devi mandare proprio i messaggi mandali col cellulare, no?”[1]

Appena l’ho iniziato ho pensato che mio padre si fosse rinco**ito!
Tutto in gergo, quasi illeggibile. La parte di Niccolò, il dito al.., è un totale disastro di grammatica, una specie di incubo linguistico.

Poi però ho capito.
Non si era affatto rinco, anzi, mi stava semplicemente insegnando che il genitore è il mestiere più difficile del mondo! Perché anche quando tu, figlia/o, pensi di stare nel giusto, e ti rompi a starli a sentire con le loro mille preoccupazioni, loro – i genitori – hanno mille preoccupazioni lo stesso. Vivono la loro e la tua vita. Non possono farne a meno.

Almeno, i bravi genitori!

 

“Mi chiamo Caterina, ho cinquantatré anni e un figlio scompigliato dall’adolescenza, Niccolò. Il fatto è che questi qui c’hanno i neuroni che gli viaggiano tipo nella direzione opposta a quella in cui gli dovevano viaggiare. Praticamente gli vanno contromano.”[2]

ADOLESCENZA.
Che brutta malattia! – quando incontro i ragazzini di 12/13 anni sul bus mi sento male al pensiero di poter essere stata così, o di poter avere un giorno un esemplare del genere come figlio.
Roba da far passare il senso innato di maternità.
Io però non parlavo così, non dicevo tante parolacce… o sì?
Di sicuro non sputavo! Ma perché?? Che sono adolescenti o cammelli????

C’è da dire però che Caterina, la mamma, l’altra protagonista, non è che sia proprio il prototipo perfetto e forse questo libro insegna un po’ anche ai genitori che fare i figli è un mestiere altrettanto complesso: sempre in cerca di approvazione ma senza chiederla, anzi, quasi che fa un po’ schifo quando poi la ottieni. Attenti a non deludere, ma con la voglia di sbagliare un po’, di ribellarsi un po’, di fare esperienza.
Mica è facile!

Almeno, i bravi figli!

l'età indecente
Tralie Graphic

“Una vertigine, è il cuore che risale precipitosamente dalle scarpe, riprende la sua postazione. Colpi secchi si staccano sfondando le costole, lo sterno. Mi rassetto gli abiti, mi ravvio i capelli, faccio sparire sotto i cuscini del divano i kleenex ciancicati.
Non deve sapere che sua madre piange.
[…]

Mia madre piange nello stesso modo di tutte le altre donne, cioè, preciso uguale.
Le donne, in generale, piangono con le interruzioni. Tipo che in mezzo al pianto gli veniva proprio da sparare un vaffanculo cosmico, e invece in pratica non lo sparano ma non si sa perché, le donne sono tutte sbarellate. Forse sarà tipo per educazione, che non lo sparano, o per non dare soddisfazione a qualcuno, o chissà cosa.[3]


Io di questo libro, alla fine, mi ricordo la sensazione, l’alternarsi di commozione e risate e – superato lo scoglio linguistico- l’ho trovato piacevole e scorrevole.

La critica è divisa fra chi lo ritiene un librettucolo gergale che si finge utile, e chi lo ritiene un manuale socio-psicoeducativo.
Secondo me è solo un libro, può piacere o no, ma resta la storia di una madre e di un figlio, e di quella pessima età, brufolosa e in preda agli ormoni, che è l’adolescenza. Con un finale da romanzo che nella vita vera non ci sarebbe stato, forse, e che va bene sotto l’ombrellone con una bella macedonia[4] e musica pop adolescenziale** – tanto per restare in tema!

 

 

 

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[1] Dal libro.
[2] Dal libro.
[3] Dal libro.
[4] Per una MACEDONIA un pochino più sfiziosa: Peliamo a vivo un pompelmo rosa eliminando anche la pellicina che ricopre gli spicchi e dividiamo questi ultimi a pezzetti. Facciamo l’operazione sopra una ciotola in modo da raccogliere il succo. Puliamo 200 gr di mirtilli e mettiamoli in una terrina, uniamo 4 pesche a pezzetti, 1 albicocca e 8 mirtilli, la polpa e il succo del pompelmo. Mescoliamo, suddividiamo in 4 ciotole e completiamo con una pallina di gelato al fiordilatte.

2 thoughts on ““In Viaggio ne «L’Età Indecente»”

  1. L’adolescenza è il momento più traumatico per un genitore. Tante liti, tante parole inutili. Però dall’adolescenza si guarisce quasi sempre, ma le ferite restano scolpite dentro. Ma la vita è una ruota, quindi. …
    Bella critica, complimenti

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