“Caccia alla Spia”

A chi ci si può dare credito, ci si interroga in Homeland. All’eroe di guerra creduto morto in Iraq, rinvenuto e scarcerato dopo anni di prigionia, che forse è diventato, nel frattempo, una spia di Al Qaeda? O dell’unica agente della Cia che sospetta la minaccia, ma che, nello stesso tempo, eccede nell’uso di farmaci e sembra avere qualche rotella fuori posto?

Secondo voi, avendo letto un po’ dei miei articoli, cosa mi ha attirato di “Homeland”? La “caccia alla spia”? come in Italia[1] hanno tradotto il titolo? Perché sono sempre stata affascinata dalla CIA? Per un’insana voglia di guardare anche nella fiction quello che purtroppo già scopriamo dai telegiornali? – e cioè che i terroristi sono i nostri vicini di casa, persone che incontriamo ogni giorno.



No. O meglio, sono tutti punti a favore, ma a farmi iniziare questa serie tv è stato aver saputo da mia zia che l’aveva iniziata da poco, che la protagonista, Carrie Matison (una eccezionale, bravissima, divina! Claire Danes – “Sturdust” , “Piccole Donne”) è bipolare!

Eccoci qua, di nuovo con i disturbi della personalità!

Questo dettaglio mi ha convinto ad iniziare un’avventura che ancora non è finita, arrivati alla sesta stagione, pare ne manchino due per chiudere definitivamente.

A differenza di altre serie che ho guardato tutto d’un fiato, Homeland l’ho scaglionata nei vari lunghi, freddi, bui inverni, con un massimo di tre episodi alla settimana, perché le tematiche trattate sono ancora un punto debole per me, troppo doloroso il confronto con la realtà. – Per quanto non condivido affatto le critiche che hanno rivolto alla serie accusandola di eccessivo patriottismo e di essere islamofobica perché bisogna sempre ricordarsi di valutare questa serie un prodotto di puro svago senza pretese di accuratezza storico-politica. –

Ho visto le prime tre stagioni, curiosa

più che altro di capire il sottile gioco di scacchi fra Carrie e Brody (Damian Lewis – “Life”, “Band of brothers”) fino a dove intendesse spingersi e chi dei due dicesse la verità. Le scene di crisi di Carrie, quando smette di prendere i farmaci, secondo me valgono la visione a prescindere da trama, ambientazione, intreccio!
È stata davvero bravissima a portare sullo schermo una fragilità così forte, e l’idea che una spia, qualcuno che dovrebbe proteggere e quindi essere sempre vigile, sia in realtà obnubilato da una malattia così debilitante e da ossessioni così martellanti, è spaventoso ed intrigante allo stesso tempo.

Ma anche quando (non svelo come, tranquilli) questo conflitto si risolve e finalmente si scopre la verità, la serie non perde colpi, grazie all’introduzione di personaggi altrettanto ambigui e intriganti.

 

Oddio, devo ammettere di aver fatto passare un intero anno prima di riprendermi e vedere la quarta stagione l’inverno successivo, ma da lì, ogni inverno vado avanti e sono davvero curiosa di vedere come intendono concludere una corsa contro il terrorismo di una donna bipolare e instabile in un mondo che a me sembra molto più bipolare e instabile di lei!

 

A mio parere Homeland ci sta spiegando che la verità non sempre ha contorni così netti e che le sfumature rappresentano l’essenza stessa della nostra vita; mettendo a confronto la cultura occidentale con quella mediorientale, documenta quanto gli ideali ed i valori che le caratterizzano non sono poi così lontani.
E questo, devo ammettere che mi spaventa più delle differenze.

Credo quindi che dovreste vederla in gruppo, chiamate a raccolta gli amici più intelligenti e fate della visione del telefilm un focus – group, per capire quanto siete aggiornati su cosa ci sta accadendo, e se è possibile fare qualcosa a riguardo, insomma un prodotto televisivo potrebbe davvero essere di cultura, tanto per cambiare… perché è vero che è una fiction e con questa convinzione va guardata, ma non vuol dire che non possa essere uno spunto di riflessione!

Beirut, Caracas, Kabul, Islamabad, sono le terre che Homeland ci lascia intravedere, e devo ammettere che ad ogni puntata nonostante ci fosse guerra, morte e distruzione, vedere le bancarelle dei mercati mi fa venire voglia di passeggiarci in mezzo a piedi nudi inalando odore di spezie, ascoltando voci confuse e mangiando falafel e hummus*.

Purtroppo non credo potrò realizzare questo desiderio, non nell’immediato almeno, ma possiamo sempre prepararli a casa e vagare con la fantasia!

 

 

 

                                            *Felafel e Hummus
                                               (la ricetta è della mia cara amica, Anna)


Ingredienti (per 6 persone):
-500g di ceci secchi.
-1 Cipolla
-1 Spicchio d’aglio.
-1 Mazzetto di prezzemolo
-1 Pizzico di cumino in polvere.
-1 Pizzico di pepe.

Per la frittura: Olio di semi d’arachidi.

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Preparazione:

Per preparare le felafel, cominciamo la sera prima, mettendo in ammollo i ceci secchi in acqua fredda per almeno 12 ore.
Scoliamoli e sciacquiamoli, poi asciughiamoli accuratamente con un panno pulito: dovranno risultare perfettamente asciutti al momento dell’utilizzo per garantire un impasto della giusta consistenza (per assicurarvi che perdano ogni traccia di acqua in eccesso, potete asciugarli ulteriormente per 10 minuti in forno ventilato preriscaldato a 100°).
Dopo aver svolto queste operazioni preliminari, poniamo i ceci nel mixer insieme alla cipolla tagliata in grossi pezzi. Aggiungiamo all’interno del mixer anche l’aglio, spremendolo con l’apposito spremiaglio.
Insaporiamo quindi con il cumino, il sale e il pepe , e azionate le lame per ridurre l’impasto in poltiglia.
Tritiamo il prezzemolo e aggiungiamolo  all’impasto : é necessario svolgere questo passaggio a parte, e non nel mixer in quanto il prezzemolo rilascerebbe troppa acqua e andrebbe a compromettere la densità dell’impasto. Amalgamiamo bene il tutto e trasferiamo il composto in una pirofila, compattandolo bene con il dorso di un cucchiaio.
Copriamo con pellicola  e poniamo in frigo a rassodare per almeno 1 ora. Trascorso questo tempo, recuperiamo l’impasto e formiamo i felafel con l’apposito strumento  oppure a mano, prendendo di volta in volta piccole palline di impasto e schiacciandole leggermente per ottenere la tipica forma dei felafel. In pentola scaldate abbondante olio di semi a 170°, e friggiamoi pochi felafel per volta.
 Prestate grande attenzione alla temperatura dell’olio, che non deve superare quella indicata, altrimenti i felafel si sfalderanno. Scoliamo i nostri felafel e facciamo asciugare l’olio in eccesso su carta assorbente. 

Hummus

Ingredienti:
-150 gr di ceci lessati (oppure un barattolo di ceci)ricetta hummus di ceci fatto in casa con salsa tahina
-2 cucchiai di salsa tahina
-1 limone spremuto
-5 cucchiai di olio
-1 spicchio di aglio
-1/2 cucchiaino di cumino in polvere (facoltativo)
-1 pizzico di sale

Preparazione:

Prendiamo i ceci e scolateli per bene. Togliamo la pellicina che li ricopre.
Mettiamo tutti gli ingredienti nel frullatore e facciamo andare per 4/5 minuti, fino a che il composto risulti cremoso e spumoso.

Serviamo in una ciotolina, con i felafel  disposti in un cono fatto di carta da cucina, e gustiamo tutto ben calco!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


[1] Per una volta mi sento di consigliare la visione della serie tv anche doppiata, è abbastanza accurata e le voci sono stata ragionate prima di appiopparle agli attori.

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