“A pranzo con Felicity”

 

<<Io ti credo, Felicity. È questo il mio dramma: nel bene o nel male, credere sempre in te.>>

 


Quando tornavo dal liceo con una fame da lupi, mi capitava spesso di dover aspettare il rientro di mio fratello, e per evitare di mangiarmi il piatto e la tovaglia, accendevo la tv sperando ci fosse qualcosa di decente che mi distraesse.
Ovviamente l’ora di pranzo era il turno di mia madre di decidere cosa guardare, ma di tanto in tanto ci lasciava scegliere, purché potesse piacerle.
È così che ho cominciato a guardare “Felicity”.
Era la fine di Maggio, la scuola fortunatamente era agli sgoccioli, ma questo voleva dire compiti in classe e interrogazioni a gogo, perciò l’idea di uscire da quell’incubo e cominciare l’università dove – ingenuamente pensavo – mi sarei potuta gestire io tutto il mio tempo, era un vero sollievo.

Felicity[1]” poi, 

dava l’idea che il college fosse un luogo meraviglioso, di incontri e conoscenze.
Dopo tre anni con le stesse persone, e altri due avanti, mi sembrava il Paradiso! Non che non mi trovassi bene con la mia classe, almeno con parte di essa, ma l’immagine dei college americani è sempre idilliaca e fa venire voglia di andarci non tanto per frequentare le lezioni (quasi sempre assenti ingiustificate) ma per i dormitori, la mensa, i lavoretti, i gruppi di studio (che tutto fanno fuorché studiare).
Oggi di serie tv di questo genere siamo pieni, ma a “quell’epoca” era una novità, perciò ne rimasi affascinata.

 

 

Anni dopo ho scoperto che è stato il primo progetto di JJ Abrams, uno dei miei autori preferiti 

(“Alias”,Lost”). Ma quando l’ho iniziato era una boccata d’aria fresca nella pausa pranzo fra scuola e doveri pomeridiani.
Finché ho abitato con i miei, a pranzo c’era quasi sempre la pasta* (pasto che non preferisco), per questo associo subito il primo alla visione di questa serie tv, e ormai non potrei guardarla mangiando qualcos altro… 

 

Felicity racconta una fase della vita che passiamo tutti: cosa ne farò della mia vita?! 

Lo fa con leggerezza, ironia, battute divertenti certo, ma quello che voglio sottolineare, e per cui consiglio questa serie anche a distanza di così tanti anni, è che non è il solito teen-drama scontato, gli autori nel corso delle quattro stagioni hanno utilizzato molti espedienti per sostenere argomenti socialmente rilevanti come la violenza sulle donne, l’omosessualità, l’immigrazione o le dipendenze, e lo hanno fatto in modo ingegnoso e prudente senza mai gonfiare o cadere nel ridicolo.

È una serie tv ancora molto attuale, che coinvolge completamente lo spettatore, il ritmo è disteso, le luci soffuse, la colonna sonora coinvolgente e adeguata a questo contesto “interiore”. E’ divertente anche immergersi nell’atmosfera di fine anni ’90, quando quasi nessuno aveva il telefonino, esistevano ancora le videocassette e internet era usato solo per le ricerche in biblioteca.

 

<<Certe volte in amore attraversare l’inferno non è drammatico, se ne esci fuori più forte. Credo che sia così anche per l’amicizia.>>

 

Insomma, anche se siamo nell’epoca della pay per view in cui siamo letteralmente sommersi di nuove serie tv, io consiglio di fare un allegro tuffo nel passato e ripescare questo show forse dimenticato, che sono sicura però, una volta iniziato, diventerà presto la vostra nuova ossessione!

 

*Sformatini di pasta con ricotta in crosta di speck
(la ricetta è della mia mamma, Mena)

33_felicity
Ingredienti
(x4 persone)

– 250 g di trenette
-60 g di rucola
– 400 g di ricotta
– 200 g di speck
-120 g di scamorza
– sale e pepe q.b.

Preparazione

 

Sciacquiamo la rucola, asciughiamola e mettiamola in un mixer. Frulliamola un minuto poi aggiungiamo la ricotta, e aggiustiamo di sale e di pepe. Passiamo al frullatore un paio di minuti fino ad ottenere una crema.
Cuociamo la pasta in abbondante acqua salata. Una volta scolata la mescoliamo con la crema di ricotta e rucola e aggiungiamo la scamorza affettata precedentemente a cubetti.
Prendiamo gli stampini per muffin e foderiamoli di speck; arrotoliamo una forchettata di trenette e li mettiamo nel fodero, poi richiudiamo con lo speck.
Cuociamo al forno preriscaldato per circa 15 minuti a 180°; poi sforniamo e impiattiamo gustandoceli davanti alla tv.

 

 


[1] La protagonista dello show, Felicity Porter (Keri Russell – The Americans), è una ragazza bella e capace che si diploma con il massimo dei voti e che al liceo non ha mai avuto una vera e propria vita sociale essendo la classica secchiona che si aliena un po’ da tutto e tutti. Ha sempre avuto una cotta epica per il ragazzo più popolare della scuola, il nuotatore Ben Covington (Scott Speedman- La memoria del cuore), ma i due non si sono mai scambiati una parola, eppure alla cerimonia del diploma, lui le lascia scritta sull’annuario una particolare dedica che spinge Felicity a cambiare completamente i suoi piani di vita e lo insegue all’Università di New York. Una volta lì però, si rende conto che Ben non è affatto felice di questa svolta e dopo un po’  Felicity sposta le sue attenzioni su Noel Crane (Scott Foley – Grey’s Anatomy,; The Good Wife).

 

 

 

 


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