“Una lunghissima Estate (con un’ «Amica Geniale»)”

Siete mai stati a Sorrento in Luglio? con il profumo di limone che si espande dappertutto, si mescola col mare, col pesce, con le fritture degli ambulanti, coi biscotti appena sfornati.
Siete mai stati su una delle meravigliose terrazze a guardare il Golfo, sorseggiando limoncello* e gustando la mozzarella in carrozza[1] o altre specialità?
No?
Che aspettate?
La vita è una e qualche sfizio bisogna pur toglierselo!

L’estate è ancora lontana seppur le prime giornate di caldo intenso si facciano sentire –accompagnate poi da tre o quattro giorni di pioggia e freddo. – Ma, prenotando ora, forse, una gita sulla costiera non vi verrà a costare un rene.
C’è qualcosa di magico nel profumo dei limoni al tramonto.

 

«Noi, qui a Napoli, non abbiamo bisogno di un Don Chisciotte,con tutto il rispetto per Don Chisciotte.
Non abbiamo bisogno di batterci contro i mulini a vento…è solo coraggio sprecato.
Ci servono persone che sanno come funzionano i mulini e li fanno funzionare.»[2]


O forse è semplicemente l’idea di vacanza, di relax, che quest’anno non vedo all’orizzonte e al quale devo aggrapparmi solo attraverso libri e serie tv….
Ad ogni modo da quando ho iniziato a leggere la tetralogia di Elena Ferrante**, “L’amica Geniale[3],  mi sembra di essere in piena Estate col mio prendisole, il mio limoncello e i piedi in acqua.

In realtà la narrazione percorre tutte le stagioni, un lunghissimo periodo di tempo, dall’infanzia alla vecchiaia delle due amiche protagoniste Elena Greco, detta Lenù e Raffaella Cerullo detta Lina o Lila, in lungo e in largo da Napoli a Firenze a Milano a Parigi.
Però a me fa venire voglia di starmene su una terrazza di Sorrento ad ascoltare il respiro del mare.
All’inizio non riuscivo a spiegarmi perché un romanzo senza (sotto)genere mi prendesse tanto e mi catturasse tanto da non accorgermi che fosse ora di chiudere la libreria o di cenare.
Poi improvvisamente ho capito.
Il libro, col suo linguaggio diretto, mi ha riportato all’infanzia in cui mi sporcavo nel cortile dei nonni, tra polvere e fango, in un paesino di Napoli dove c’erano loschi figuri e vicini di casa impiccioni. Dove tutti conoscevano tutti e dove le nuove generazioni destinate agli studi sembravano dei privilegiati. Intoccabili. Un paesino che non era certo disagiato come il Rione che descrive la Ferrante, ma che sicuramente non era splendente e moderno come Roma…

 

«”Qualsiasi cosa succeda, tu continua a studiare”
“ Altri due anni: poi prendo la licenza e ho finito”
“No, non finire mai: te li do io i soldi, devi studiare sempre”
Feci un risolino nervoso, poi dissi:”Grazie, ma a un certo punto le scuole finiscono”
“Non per te: tu sei la mia amica geniale, devi diventare la più brava di tutti, maschi e femmine”»[4]

E poi l’adolescenza ribelle, le differenze con le mie cugine, per esempio, la voglia di andarmene, sempre e comunque. Il paese che mi stava stretto. E la città che mi stava stretta. L’intero universo sembrava starmi stretto e la scrittura era l’unica consolazione possibile.
E ancora, l’età adulta, con la ricerca di stabilità, la testa confusa, le “smarginature”. Le responsabilità.
Vite ed epoche completamente diverse quelle mie e di Elena e Raffaella, eppure non posso fare a meno di rivedermi in alcune scelte, di appassionarmi ai loro amori, di arrabbiarmi per alcune valutazioni.
Di capire che con la propria migliore amica c’è sempre un po’ d’amore e un po’ di conflitto.

«Capii che ero arrivata lì piena di superbia e mi resi conto che -in buona fede certo, con affetto- avevo fatto tutto quel viaggio soprattutto per mostrarle ciò che lei aveva perso e ciò che io avevo vinto. Ma lei se ne era accorta fin dal momento in cui le ero comparsa davanti e ora, rischiando attriti coi compagni di lavoro e multe, stava reagendo spiegandomi di fatto che non avevo vinto niente, che al mondo non c’era alcunché da vincere, che la sua vita era piena di avventure diverse e scriteriate proprio quanto la mia, e che il tempo semplicemente scivolava via senza alcun senso, ed era bello solo vedersi ogni tanto per sentire il suono folle del cervello dell’una echeggiare dentro il suono folle del cervello dell’altra.»[5]

Con i suoi difetti, l’amica del cuore, è una parte di te. Elena e Lila sono diverse che più diverse non si potrebbe, si completano, si annullano, si fanno a pezzi, si ricompongono. L’amicizia è complicata, è altalenante ma è la più grande forza che una persona possa avere insieme alla famiglia. A volte, anzi, sempre più spesso, è più indispensabile dell’amore.
La Ferrante perciò in definitiva non fa altro che raccontarci una storia che è un po’ già nostra. Come se Elena ci si sedesse accanto, sulla terrazza di Sorrento, a raccontarci di Lila, del Rione, delle figlie, di Nino, ah Nino …. Di Napoli, del Paese e della politica, del femminismo.
E noi ascoltiamo, restiamo in attesa di conoscere i dettagli, di capire chi è riuscito a farcela e chi no, se e quanto è cambiata Napoli, è cambiato il Paese, è cambiato il panorama politico.
Le prestiamo attenzione come con una nonna che alla fine dei suoi giorni decide di passare i propri ricordi ai nipoti.

«Mi lasciava portandosi via tutto quel tempo, tutte quelle energie, tutte quelle fatiche che gli avevo regalato, di punto in bianco»[6]

A volte la vita è complicata quanto un romanzo. Perfino di più. Quindi niente di quello che troviamo scritto in questa tetralogia ci stupisce o ci sconvolge, ma la sua forza sta proprio nel realismo, nella capacità di svelarci ciò che era già davanti ai nostri occhi.
Mi sono innamorata di questa storia. E credo sinceramente che Lila, Nino, Elena e il resto del Rione mi mancheranno.
Mi mancheranno soprattutto perché mi hanno regalato l’Estate. Una lunghissima Estate fuori stagione.

E per questo li ringrazio.

 

 

 

38_ l'amica geniale_ saga*LIMONCELLO
(la ricetta è gentilmente concessa da mia mamma, Mena)

Ingredienti
-300 ml di alcool
-200 g di zucchero
-200 ml di acqua
– buccia di 8 limoni di inizio stagione

 

Procedimento

Cogliamo i limoni non trattati di stagione, prepariamo un infuso con le bucce l’alcool; lasciamolo riposare per una settimana o due; poi riprendiamo l’infuso e riscaldiamo l’acqua, ci lasciamo sciogliere lo zucchero a fiamma bassa. Non appena lo sciroppo ottenuto si sarà raffreddato, lo lavoriamo con l’infuso e lasciamo a riposare il tutto per circa 15 minuti. Infine poniamo un fazzoletto di stoffa o uno straccio molto fine sopra un imbuto e travasiamo il liquore nelle bottiglie.

 


[1] Ricetta mozzarella in carrozza per una gustosissima ricetta, vi rimando qui.
[2] Dal romanzo “L’amica geniale”.
[3] L’amica geniale- Storia del nuovo cognome – Storia di chi fugge e di chi resta – Storia della bambina perduta.
[4] Dal romanzo “L’amica geniale”.
[5] Dal romanzo “Storia del nuovo cognome”.
[6] Dal romanzo “Storia della bambina perduta”.

** Curiosità, non si conosce la vera identità della scrittrice, Elena Ferrante pare essere uno pseudonimo, ecco alcuni articoli interessanti su questo mistero:
chi è Elena Ferrante?
la scrittrice invisibile
– il “caso” Ferrante
– trovata?
Personalmente mi sono fatta l’idea, leggendo anche altri suoi romanzi , che al di là di chi sia in realtà, lei scriva di se stessa. Della sua esperienza. Della sua vita. E forse è per questo che non vuole svelarsi, o semplicemente preferisce che sia la sua opera a vendere e non la propria immagine. Ad ogni modo, credo proprio che molto di Elena Greco, Lila Cerullo e delle altre protagoniste svelino della Ferrante più di qualsiasi ricerca a tappeto…

One thought on ““Una lunghissima Estate (con un’ «Amica Geniale»)”

  1. Li ho letti tutti d’un fiato, molto belli, dell’autrice mi è piaciuto anche I giorni dell’abbandono, se non l’hai letto te lo consiglio, anche se è un pochino più pesante

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