I Classici: “Lo strano caso del Dottor Jekyll & Mr Hyde”

« Ma l’intrinseco dualismo delle mie intenzioni gravava su di me come una maledizione, e mentre i miei propositi di pentimento cominciavano a perdere mordente, la parte peggiore di me, così a lungo appagata, e di recente messa alla catena, prese a ringhiare. (…) e come accade a chi persegue vizi privati, alla fine cedetti agli assalti delle tentazioni. (…) e questa breve condiscendenza al male che avevo in me finì per distruggere l’equilibrio della mia anima. » [1]

 

Tutti abbiamo dentro una doppia natura. Una parte più animalesca, istintiva, feroce, irrazionale; regalo dei nostri avi, della nostra evoluzione. E una parte ammaestrata, più docile, razionale, civilizzata; dono del progresso e dell’essersi autoproclamati animali-sociali.
Solitamente le due parti convivono pacificamente, e a seconda delle esigenze ne prevale una o l’altra. Sempre moderate. Sempre coese.
Succede a volte, però, che per effetti inspiegabili della nostra umana chimica, delle occasioni, delle casualità, una delle due venga più a galla dell’altra. Prepotentemente si affacci e invada anche l’altra senza alcun ritegno.
Se a prendere il controllo è ciò che chiamiamo “il lato buono” incontriamo quelle persone rette, dedite al volontariato, al martirio, al sacrificio.
Se è “il lato cattivo” ad avere la meglio, ecco che abbiamo a che fare con i sociopatici, i serial killer, i violenti.

Ma è davvero così semplice?
La distinzione buoni/cattivi è davvero così netta?
E un’azione buona fa di una persona, una persona buona?
E un atto cattivo, rende automaticamente quell’individuo cattivo?

Non mi trovo d’accordo. Penso che anche nel più gentile degli esseri umani ci sia un briciolo di cattiveria e che anche nel più pericoloso dei cattivi, ci sia un pizzico di bontà.

Isolare la parte brutale, estinguerla. Un’idea elettrizzante. Ma auspicabile? Siamo tutti d’accordo che la violenza non sia mai la risposta a nessun quesito o problema, ma senza un pochino di “bestia”, non saremmo destinati all’estinzione?
E, viceversa, senza l’amore per l’altro, la disponibilità, saremmo indirizzati ad estinguerci come i Dinosauri.

È l’equilibrio la chiave di tutto.

 

«Se ciascuna di [queste due nature], dicevo a me stesso, potesse solamente essere riposta in identità separate, la vita sarebbe alleviata di tutto quanto ha d’insopportabile: l’ingiusto potrebbe andarsene per la sua strada […] e il giusto potrebbe camminare tranquillo e sicuro per la sua strada elevata » . [2]

 

 Robert Luis Stevenson, ha scritto a mio parere, una delle opere più meravigliose su questo tema. Il dualismo dei personaggi principali è così intenso, quasi scientifico, da risultare emozionante ed asettico contemporaneamente. Un ossimoro in prosa. Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde è indubbiamente un capolavoro del genere horror, curato nel più piccolo dettaglio, qualificato da una esposizione dinamica, ma allo stesso tempo capace di attrarre a sé il lettore. L’intero racconto è intriso di un’atmosfera carica di ansia e di inquietudine. 


Il nome Jekyll evidenzia la frase I Kill (je è la parola francese per I) e descrive lo sforzo che il medico fa per isolare la sua indole maligna; Hyde invece ci fa subito pensare a hide, nascosto. La parte malvagia viene nascosta, non può, non deve essere mostrata al resto della società. Viene repressa e forse per questo diventa così potente una volta liberata. Stevenson ha dato vita a un personaggio in continuo conflitto con se stesso, smanioso di rompere le catene della correttezza che da sempre lo tengono legato a uno stile di vita misurato e inadeguato a dare vera compiacimento alle sue più profonde aspirazioni.
Questo romanzo apre un forte dibattito anche a distanza di più di cent’anni. Le riflessioni dell’autore sulla pluralità dell’uomo sono ancora attuali.

Jekyll sa quali atroci sofferenze sta causando Hyde eppure non riesce ad accusarlo del tutto, a sentirsene colpevole.
Questa è secondo me la parte migliore del libro, che si differenzia tantissimo con tutte le versioni televisive, cinematografiche e teatrali che ne hanno fatto, nelle quali il Dottore ad un certo punto tenta di sedare il lato oscuro, se ne vergogna, lo combatte.
Nel racconto originale c’è molto più conflitto interiore, perché in fondo in fondo Hyde è Jekyll. È la parte che per anni ha tenuto a bada. Non è altro da lui. E Jekyll lo sa.
Sa anche che l’unico modo per fermarlo è mettere fine alla propria esistenza, e l’alone di mistero finale sulla scelta è assolutamente geniale.

 

39 _dottor j mr h«-Vi avverto lealmente che sono nati in noi sospetti, e dobbiamo e vogliamo vedervi,- continuò- se non con i mezzi leciti, con gli illeciti: se non acconsentite, ricorreremo alla forza.-.
-Utterson, – rispose la voce -Per amor di Dio, abbiate pietà.-.
-Ah, questa non è la voce di Jekyll! E’ la voce di Hyde!- esclamò Utterson -sfondiamo la porta Poole.- » .[3]

 

 

 

È l’equilibrio la chiave di tutto.
Ma come lo troviamo? Ci si impongono dei comportamenti educati, delle limitazioni necessarie. Allo stesso tempo ci si chiede di essere forti, autonomi.
Buono e cattivo DEVONO coesistere.
Ma come?

Questa credo sia la domanda che si pone per tutta la lettura del romanzo, ma non solo, credo sia la domanda che ci si pone tutta la vita.
Quando siamo di fronte ad una scelta importante, quando l’istinto ci dice di fare in un modo e la razionalità ci spinge nella direzione opposta.
Siamo Dr Jekyll e siamo Mr Hyde (senza gli omicidi, si spera!). Ci piace essere entrambi, forse ci consola, perfino.
Però è un dualismo che non viene accettato. La società ha bisogno di etichette precise. Non sta bene che un uomo possa essere banchiere di giorno e drag queen di notte. Non è accettabile che un donna sia una maestra elementare e una patita di sadomaso.
Non si può.
PERCHE’?

Perché dobbiamo scegliere se essere Dr Jekyll o Mr Hyde?
Perché non trovare un giusto equilibrio?
Non sarebbe forse l’unico vero modo per non impazzire?

Non so. Ma credo che tutti debbano leggere questo romanzo per capire quanto di quella parte nascosta vogliano davvero tirare fuori.

 

 

«Ma, facendo uscire sempre più spesso da me Hyde, la sua natura si rafforzava. Capii che se avessi continuato sarei divenuto lui in maniera permanente, e che si trattava di scegliere in termini definitivi. »[4]

 

 

 


 

[1] Dal romanzo.
[2]Dal romanzo.
[3] Dal romanzo.
[4] Dal romanzo.

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