“Un Aquilone color Malinconia”

Lo scrittore francese Victor Hugo scriveva della malinconia che è “la gioia di sentirsi tristi”. Si potrebbe definire come il desiderio, in fondo all’anima, di qualcosa che non si ha mai avuto, ma di cui si sente dolorosamente la mancanza. 

 

 

C’è stato un Autunno in cui non sono stata molto bene, non facevo in tempo a riprendermi da un’influenza che me ne veniva un’altra.
Capita a tutti prima o poi nella vita, non è niente di preoccupante. Lo diventa però, se è l’Autunno dell’ultimo anno di liceo, nel quale tutti i professori infieriscono e ti terrorizzano ricordandoti (come se non fosse chiaro!) che quello è l’anno della maturità e non puoi fallire.
Poca pressione, insomma.

Perciò essere relegata a letto, smocciolante, poche settimane dopo l’inizio delle lezioni mi aveva messo in uno stato di agitazione. Non solo, improvvisamente la voglia di scappare dalla scuola e intraprendere finalmente il viaggio della vita vera, reale, quella del mondo adulto, non mi sembrava più così avvincente. Lontana dai banchi per un po’, mi si fece chiara l’idea che li stavo abbandonando per sempre.
Avrei finalmente detto addio ai compagni di classe che ormai sopportavo a stento, certo, ma anche a quelli con cui avevo un’amicizia profonda e sincera?
Le scelte di vita ci avrebbero inesorabilmente portato su strade lontane e diverse? Ci saremmo separati per sempre senza poterci fare niente?
In quei giorni di febbre mi sembrava un pessimo destino.
Avvalorato dal libro che stavo leggendo e che sicuramente non aiutava a farmi tornare l’allegria, anzi, ma che mi ha fatto compagnia, mi ha insegnato tanto sull’amicizia, la lontananza e la forza di volontà. E che, a distanza di quindici anni rimane ancora uno dei libri più emozionanti che abbia mai letto.
Sto parlando de “Il Cacciatore di Aquiloni” di Khaled Hosseini.

 

«Ma non vedrà certo negozi di aquiloni, né qui né da nessun’altra parte. Il tempo degli aquiloni è finito.»[1]

 

Non ho mai giocato con un aquilone, né allora né oggi, e seduta sul letto ricordo che mi prese una grande malinconia per questo.
Per l’Afghanistan che non potrò mai visitare, per le amicizie quelle vere.
Credo che sia voluta, questa trasmissione di tristezza velata, lo si può capire dal fatto che il libro è un lunghissimo flashback.

 

«Tornare a Kabul era come imbattersi in un vecchio amico e scoprire che la vita era stata impietosa con lui, privandolo di tutto.» [2]

 

È una storia eccezionale, che si lascia divorare in un batter d’occhio, la cui potenza emotiva ha cambiato la mia prospettiva del mondo, incuriosendomi verso una cultura conosciuta fino ad allora attraverso il filtro del recente terrorismo. 

Devo ringraziare l’autore per avermi accompagnata in un viaggio appassionante facendomi scoprire una cultura completamente diversa dalla mia, eppure così simile nei sentimenti.
Una storia che narra la Storia, brutale ed emozionante. E la Storia che fa spazio alla storia, quella di Amir e Hassan.

È straordinario, e spaventoso, quanto sia ancora attuale, quanto rileggendolo ci si riveda ancora e ancora in quel clima, in quell’odio, in quella fatica.
Non è un romanzo per deboli di cuore. E’ duro e onesto. A tratti crudele. E allo stesso tempo poetico, dolce. Questo romanzo va letto e riletto per la poesia, per gli argomenti e le emozioni che trasmette. Avvinghiati a una copertina e una bevanda calda consolatrice, circondati da pacchi di fazzoletti.

40_il cacciatore di aquiloni

Dello scrittore ho letto anche “Mille splendidi soli”, come compito per le vacanze. Bellissimo anche quello, mentre ancora oggi non ho avuto il coraggio di leggereE l’eco rispose”, perché so già di andare incontro ad emozioni forti, intense.

Alla fine del liceo, ho mantenuto i rapporti con pochissimi dei miei compagni di classe, però a differenza di quei giorni funesti e febbricitanti, non me ne dispiaccio.
Credo che la malinconia sia ingannatrice. Ti fa credere che ti manchi qualcosa mentre invece hai tutto.

 

Ho paura perché sono felice, e una felicità così grande puoi provarla solo quando stai per perderla.[3]

 

Specialmente se siamo in compagnia di un (buon) libro, non dovremmo mai lasciarci raggirare.

 

 

 

 


[1] Dal romanzo.
[2] Dal romanzo.
[3] Dal romanzo.

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