“Scrivere è un mestiere pericoloso!”

 

È Inverno, piena notte, il cielo ha deciso di venire giù a secchiate mentre si scatenano fulmini e tuoni. Un improvviso calo di corrente mi fa quasi urlare, mi trattengo a stento dal correre nel lettone dei miei come facevo da bambina. Ma non è certo il temporale a terrorizzarmi, è il libro che sto leggendo tutto d’un fiato alla debole luce dell’abat-jour nella casa dei nonni che scricchiola e cigola e già di suo mette ansia. Il libro l’ho iniziato poche ore prima, ma non riesco a staccarmene, nonostante il freddo, il sonno, l’angoscia che pagina dopo pagina mi sta salendo.

Avevo già letto romanzi di Stephen King, ma solitamente data l’eterna descrizione di ogni dettaglio, anche il più inutile, l’ansia non mi era mai salita. Nemmeno con IT, se non in un paio di scene. Il pregio di King è anche il suo difetto a mio parere: la capacità di disegnare in modo eccellente i suoi personaggi, offrendo al lettore piccoli particolari sparsi qua e là che consentono di avere un quadro completo soprattutto della psicologia e della fisicità di quel preciso personaggio; il talento di descrivere i luoghi e le atmosfere in modo così dettagliato da sembrare una fotografia. Il problema è, come dicevo, che solitamente ci si dilunga così tanto da farti perdere non solo il filo del discorso, ma anche tutto quel misto di terrore ed eccitazione che avrebbe voluto/dovuto trasmettere.

Ma, sarà che la persiana sbatte contro il vetro, i lampi illuminano quasi a giorno la stanza, le ombre disegnano sul muro scene di terrore, a me Misery[1] sta facendo morire di angoscia!!!
Riga dopo riga, mi sento sempre più dentro la storia, gemo, mi contorco, chiudo gli occhi e poi torno a leggere avidamente; sono tentata di interrompere ma ho paura degli incubi che potrei portarmi nel sonno.
E se sognassi Anne Wilkes[2] e tutte le torture che sta infliggendo al povero Paul Sheldon?
La trama non è poi così surreale come “The Dome”, “L’acchiappasogni” o “Carrie”. Niente alieni, bambole assassine o fenomeni sovrannaturali a mitigare le nostre ansie e consolarci con la chiara prospettiva del <<E’ pura e semplice invenzione!>>. No, qui i personaggi sono reali come noi! Veri, realistici. Niente magie vodoo, niente di extraterrestre.
Una fan psicopatica e uno scrittore stanco.

“«Io mi chiamo Annie Wilkes. E sono…»
«Lo so», la interruppe lui. «Sei la mia ammiratrice numero uno.»
«Già», fece lei e sorrise. «Proprio così.» [3]

Da questa storia ci hanno preso spunto in tanti, anche Castle inizia così, con lui che decide di uccidere il suo personaggio principale e un fan che non la prende per niente bene e comincia a emulare l’assassino dei romanzi.
Ma lì tutto è condito da ironia, paradossi, battute divertenti. “Misery” invece è un susseguirsi di sofferenze.
Perché leggerlo allora? Perché sottoporsi a tale tortura? Perché è assolutamente geniale, ti divora, ti rigurgita, ti costringe a farsi leggere.
Innanzitutto lo consiglio agli aspiranti scrittori, specialmente quelli che presi dal Martin-mood ha intenzione di far fuori tutti i personaggi più belli e amati dai lettori…
Ecco, ci penserei due volte.
E poi lo consiglio perché sembra quasi un libro-game “interattivo”: noi siamo i fan di Paul e lo sproniamo a ribellarsi a quella squilibrata. Durante i esperimenti delle iniziali fughe dalla stanza, si esulta quando ce la fa ad aprire la porta e si gioisce ogni volta che lui si ribella rispondendole per le rime. 


“«Non è mai stato per te, Annie, né per tutte quelle persone che ci sono là fuori e che firmano le lettere con ‘la tua ammiratrice numero uno’. […] Il motivo per cui uno scrittore appone quasi sempre una dedica a un libro, cara Annie, è che alla fin fine persino lui è orripilato di fronte al proprio egocentrismo. »”
[4]

Ma paga a caro prezzo ogni ribellione. Non voglio spoilerare ma diciamo che avendo io sofferto molto per una lesione al ginocchio ad un certo punto mi sono sentita in piena empatia, a tal punto da ritrovarmi col viso bagnato di lacrime di dolore!

Non tutti sanno che all’epoca King scriveva imbottito di droghe e annegato nell’alcol e la storia di “Misery” rifletteva inconsciamente la sua condizione di tossicodipendenza, ma non dovrebbe sorprendere dato che ci sono dei passaggi nel romanzo totalmente onirici e folli. Eppure è una follia talmente plausibile da essere fonte di incubi per notti e notti[5].

La particolarità vera è la storia nella storia: da un lato le disavventura della ‘strana coppia’ Sheldon-Wilkes e all’interno di queste, King incastra dei brani de “Il ritorno di Misery” – il romanzo che Anne costringe a scrivere, che rivelano le parti fondamentali e cruciali della storia, che consentono al lettore di afferrare il filo generale dell’intrigo e che al contempo attraggono il lettore stesso che aspirerebbe a avere notizie di più sull’intera avventura.

“Notò che lei quasi non lo ascoltava. Per la seconda volta non manifestava il minimo interesse per un trucco del mestiere che avrebbe tenuto con il fiato sospeso un’intera scolaresca di aspiranti scrittori. E la ragione era fin troppo semplice. Annie Wilkes era il paradigma del pubblico, un’appassionata di storie assolutamente disinteressata alle tecniche narrative. Era la personificazione del Lettore Assiduo, l’archetipo vittoriano. Non voleva sentir parlare di concordanze e indici analitici perché per lei Misery e i personaggi che la circondavano erano tutte persone reali, in carne e ossa. I repertori per lei non significavano niente. Se le avesse parlato di un censimento a Little Dunthorpe, avrebbe mostrato forse maggior interesse.”[6]

Quando alle 4 del mattino il temporale invernale si è placato, mi mancavano solo poche pagine alla conclusione. <Riuscirà Paul a salvarsi?, Annie verrà punita?> Mi chiedevo. Ricordo di essere crollata col libro tra le mani, di aver fatto sogni tormentati e che al risveglio avevo deciso di non leggere mai più libri del genere.

Lo finii la notte successiva, e non mantenni la promessa, ne ho letti eccome, thriller, noir, horror; ma ancora oggi Anne Walkes rimane una delle donne più agghiaccianti che vengono a visitare le mie notti di tanto in tanto.

“Poi, poiché non sopportava di fare altrimenti, Paul Sheldon estrasse l’ultima pagina dal rullo della macchina per scrivere e con una penna vergò la parola più amata e odiata nel vocabolario dello scrittore:
«FINE»”[7]


41_ Misey[1] Trama: Uno scrittore di successo, conosciuto dal grande pubblico, per la serie di Misery, sbanda durante una tempesta di neve, in uno sperduto posto del Colorado, viene aiutato da Annie che lo porta a casa sua, ha le gambe completamente fratturate, lei lo droga pesantemente per togliergli gli atroci dolori, lei sa come fare perché è un’ex infermiera – cacciata dal suo lavoro perché incriminata e poi assolta per mancanza di prove, per aver ucciso molteplici persone e altrettanti bambini appena nati (lei doveva farlo per metter fine alla loro vita, non devono soffrire il mondo è crudele e pieno di sofferenze da affrontare, lei mette fine a tutto questo- L’uomo che ha salvato è Paul Sheldon, il suo scrittore preferito, lei è la sua ammiratrice numero uno, è appena stato pubblicato l’ultimo libro della serie “Il figlio di Misery” dove Misery dando alla luce il figlio morirà, quando Annie scopre il destino della sua eroina decide che deve salvare Paul, è assolutamente necessario per scrivere un nuovo libro della serie “Misery non deve morire” in una maniera reale lei deve tornare a vivere! Ed è disposta davvero a TUTTO pur di salvare la sua eroina.
[2] Curiosità:  Annie Wilkes fu votata come diciassettesimo maggior criminale di tutti i tempi dall’American Film Institute durante la festa del centenario.
[3] Dal romanzo.
[4] Dal romanzo.
[5] William Goldman trasformò il libro in una sceneggiatura cinematografica usata per il film “Misery non deve morire” del 1990 diretto da Rob Reiner. James Caan e Kathy Bates hanno ricoperto i ruoli di Paul ed Annie Il film fu un successo per critica e pubblico e Kathy Bates vinse un Oscar come miglior attrice per la sua interpretazione.
[6] Dal romanzo.
[7] Dal romanzo.

2 thoughts on ““Scrivere è un mestiere pericoloso!”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...