“Di Comparse, di Montepulciano e di Carabinieri…”

Qualcuno di voi lo ricorderà, una decina di anni fa è impazzata la moda dei vampiri, in particolare di quelli glitterati.


Ora, da accanita fan dei vampiri cattivi e sanguinolenti, ero un po’ perplessa, ma tutte le persone che leggevano Twilight me lo consigliavano, così ci sono cascata, all’ennesimo “devi assolutamente leggerli” della mia amica Kekka, me li sono fatti prestare e li ho letti.
Ammetto che mi sono subito appassionata alla storia! O meglio, alla scrittura, la storia è il classico triangolo amoroso adolescenziale con l’unica differenza che i due spasimanti sono esseri sovrannaturali. Ma è scritto davvero, davvero bene (onore al merito per Stephanie Meyer) tanto da convincermi ad andare con la suddetta Kekka ad aspettare l’uscita del quarto volume fuori dalla vecchia libreria di via Nazionale, nella quale c’erano anche gli attori… sotto la pioggia. Sì perché nel frattempo la saga di Twilight era diventata così potente da essere stata trasportata al cinema.

Il secondo capitolo, New Moon (il libro più noioso dei quattro), ha delle scene ambientate in Toscana, perciò il regista Chris Weitz, decise di girarle davvero in Italia. Questa notizia arrivò alle orecchie di un’altra fan (più che altro di Robert Pattinson, l’interprete del glitterato Edward) , tale Fefi, che io conoscevo a malapena, essendo amica stretta di un’altra conoscente, Federica. Sì, proprio la Federica degli articoli sul blog, quella che col tempo è diventata la mia migliore amica e coinquilina. Ma all’epoca era l’amica di un’amica… avevamo in comune solo la passione per il teatro e per Londra, ma di certo non eravamo legate come ora. Tant’è però che grazie alla lettura della saga, ci stavamo sentendo più spesso.
L’idea è balenata dal nulla. Un’ipotesi, un bisbiglio.
“Andiamo sul set”.
Io lavoravo e studiavo all’università, non era certo facile prendere e partire così, all’avventura.
Eppure è proprio quello che feci, telefonai a Kekka e le proposi questo viaggio folle, e così quattro semisconosciute dall’oggi al domani si sono prenotate un B&B nelle vicinanze del set, il treno e una macchina sul posto, con l’idea di andare alla ricerca degli attori, farsi fare degli autografi e al più qualche foto.
Nessuna di noi si sarebbe mai immaginata quello che ci stava per succedere….

 

Arrivate a Montepulciano, io, Kekka, Fede e Fefi, eravamo senza un piano e in leggero imbarazzo per la poca confidenza. Ma a pochi passi dal locale per il noleggio dell’auto, abbiamo subito incontrato un altro gruppo di ragazze altrettanto pazze, che ci hanno rivelato che quella stessa notte, alle 4 del mattino per la precisione, in un tal posto avrebbero fatto i provini per le comparse della scena della processione di San Marco.
Inutile dire che ci siamo super gasate e raccattati i vestiti migliori, trucco, parrucco e qualche bicchierino di Montepulciano doc, siamo salite in macchina e… abbiamo guidato su una strada buia e dissestata, con attorno solo immensi campi di grano, il set perfetto per i film horror, col navigatore che ogni tanto dava i numeri chiedendo di girare a destra o a sinistra, quando la strada continuava solo ed esclusivamente dritta fra il grano.
Miracolosamente, arriviamo al luogo prestabilito e aspettiamo.
Aspettiamo.montepulciano
Aspettiamo.
Le 4.
Aspettiamo.
Niente.
Aspettiamo.
Le 5.
Comincia ad arrivare qualcuno ma niente.
Aspettiamo.
Le 5.45, cominciamo ad avvertire il sonno, la stanchezza e la puzza di fregatura.
Sia io che Federica avevamo già fatto le comparse in altre produzioni, ma eravamo comunque agitatissime, dopo ore e ore di paranoie “e se non ci prendono?” “e se prendono solo una o due di noi?”, i “provini” sono iniziati alle 6.30, una giravolta sul posto, un paio di movimenti probabilmente casuali e via, ci prendono tutte e quattro, ci offrono una ricca colazione, ci danno dei pesantissimi mantelli rossi e ci fanno lasciare borsa, cellulare e qualsiasi altro oggetto personale nei camerini.
Tutto ad una velocità sorprendente, tanto da farci dimenticare di mandare un sms ai nostri genitori per avvertirli…
“Va be, tranquille, per ora di pranzo avremo finito e li ragguagliamo”.

 

7.30 siamo sul set, Weitz si occupa degli attori e delle comparse parlarti (e quindi pagate), noi stiamo con l’aiuto, e camminiamo, camminiamo, camminiamo, camminiamo.

Non so esattamente quanto abbiamo camminato con questi mantelli, sotto il caldo, con una notte insonne sulle spalle; ricordo solo che ad un certo punto il direttore di scena continuava a gridare “Indietra, indietra, indietra” al mio gruppetto, e a forza di indietreggiare per poco non travolgo la protagonista Kristen Steward (Bella) che mi stava passando accanto, rischiando una causa milionaria. Fortunatamente l’ho appena sfiorata e lei ha riso, perciò non ho dovuto vendere nessun rene. 

 

12.50, pausa pranzo. A quanto pare non ci permettono di tornare ai camerini, quindi niente cellulare! cominciamo un po’ a preoccuparci ma avendo camminato e fatto le stesse mosse per ore e ore, pensiamo di aver quasi concluso la nostra “giornata di lavoro”, perciò stringiamo i denti e cerchiamo di non pensarci troppo.
Fede sta per cavarsi gli occhi da quanto le bruciano per le troppe ore con le lenti a contatto, Fefi non si sente più i piedi e io mi appoggio a qualsiasi spalla per un pisolino veloce.
Kekka scherza, ridacchia “speriamo mia madre non chiami i carabinieri”. Ridiamo anche noi. Che idea ridicola…..

 

14.45 siamo su un altro set, una via tutta curve. È l’ora della Porche gialla!!! Ce ne sono due, una viene trainata da un carro attrezzi e al volante c’è Ashley Greene (Alice), sull’altra lo stuntman che la guiderà sul serio.
Le indicazioni per noi comparse sono di non girarci a guardare l’auto, “no matter what”. Questo ci ha subito fatto capire quanto gli americani non ci conoscono. In Italia passa una Porche gialla per una strada con più curve della Bellucci… si girano pure i morti! Si affaccerebbe dalle finestre chiunque! Ma no, noi non dobbiamo guardare.
Cosa che verrebbe più semplice se la suddetta macchina non ci sfiorasse a 300km/h rombando come un terremoto!!!
Fanno sei o sette giri. Mentre noi preghiamo di non finire schiacciati. Poi un paio di riprese con quella trainata.
Noi pensiamo che ormai sia finito tutto ciò che si poteva registrare quel giorno….

16.20, non ce la facciamo più, possono reidratarci quanto vogliono, ma siamo stanchi e più che un gruppo di fedeli sembriamo noi i vampiri!
Per tirarci su ci mostrano le scene girate il giorno prima con Pattinson, al suo togliersi la maglietta una donna che potrebbe essere tranquillamente mia madre, sviene.

Imbarazzante!!!

 

17.00, ci ragguagliano, stiamo per girare l’ultima scena, una ventina di minuti poi ci riporteranno ai camerini e ci faranno riprendere le nostre cose.
Federica e Fefi sono scomparse, io e Kekka le abbiamo perse di vista dopo la scena con la Porche, ma siamo più preoccupate della cazziata megagalattica che ci faranno i nostri genitori per essere scomparse nel nulla dalla sera prima!

17.17 ancora non iniziamo a girare, dopo un po’ arriva Charlie Bewley (Demetri), mangiando tranquillamente un gelato e si ferma a chiacchierare con noi comparse autografando mani e braccia non avendo niente con noi.
Ritroviamo anche le nostre compagne di disavventura, mentre un gruppo di tecnici allarmati e spaventati corre da una parte all’altra cercando qualcuno.
Quel qualcuno è proprio Charlie, che dovrebbe essere a girare delle scene invece si sta facendo versare del vino da una signora del posto.
Riagguantato l’attore ribelle, le nostre ultime riprese possono iniziare.

 

18.50 si unisce a noi Daniel Cudmore (Felix), l’uomo più alto che io abbia mai visto, che tra l’altro somiglia incredibilmente a Superman. Recita la sua scena. Praticamente costatiamo che abbiamo incontrato e parlato con tutti gli attori (anche con le controfigure) tranne che con Robert Pattinson. Poco male, è stato bellissimo lo stesso. E poi finalmente il regista ci annuncia che possiamo tornare a casa.
Ci trasciniamo quasi a quattro zampe fino ai camerini (che ovviamente sono dall’altra parte della cittadina), mentre i bambini che incontriamo urlano “i vampiri, i vampiriiiii”, e noi concordiamo che con le occhiaie e la stanchezza che ci portiamo dietro lo sembriamo eccome.

 

19.10 ho circa 15 chiamate e 10 messaggi sul cellulare, che avevo anche lasciato acceso, Kekka almeno il doppio. Fefi e Fede si precipitano a chiamare, io pure. Kekka manda un messaggio rassicurando tutti del suo essere viva.
Mio padre mi augura di avere una figlia che mi faccia passare una notte del genere… mia madre è felice che sia viva ma conclude con “poi facciamo i conti”.
Sono troppo stanca perfino per protestare, anche perché hanno ragione!
Ho fame.
Ho sonno.
Ma devo ammettere che mi sono davvero divertita! È stata un’esperienza unica, particolare e assolutamente indimenticabile!

 

19.35, siamo finalmente al B&B, la proprietaria ci ferma, chiede l’identità a Kekka, noi ci guardiamo perplesse. “Devi chiamare la caserma e confermare che sei viva, tua madre ha mandato i carabinieri”.

Non sappiamo se ridere o piangere. Facciamo questa chiamata imbarazzante, Kekka si prende un’altra cazziata dai genitori. Siamo vive. Più o meno. Questo è l’importante.

Riconsegniamo la macchina e la proprietaria ci chiede se abbiamo avvisato i carabinieri, a quanto pare erano passati anche lì. Ancora più imbarazzante, ma è anche bello sapere che qualcuno si preoccupa per noi, no?

 

Ceniamo e crolliamo come delle marionette senza fili.

La mattina dopo ci dedichiamo ai souvenir, con l’idea di farci perdonare spendiamo tutto ciò che ci eravamo portate dietro in vino. Magari facendoli ubriacare i nostri genitori non ci faranno un’altra lavata di capo (meritata).
Al fischio del treno ci rendiamo conto che lo stiamo per perdere, così con due o tre bottiglie a testa filiamo come il vento e saliamo per un soffio.

 

 

Non abbiamo più replicato, nonostante ci siano stati altri registi che hanno deciso di girare in Italia, ma se una delle tre me lo proponesse direi di sì all’istante mollando tutto e tutti.

 

Nel film si potrà notare il mio gomito. Delle altre tre nemmeno quello, ma è stata un’esperienza meravigliosa, straordinariamente stancante eppure soddisfacente. Assolutamente da rifare, prima o poi.

Magari stavolta senza la chiamata ai carabinieri.


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