“I ‘Pomodori Verdi Fritti’ della Nonna”

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Quando i nonni erano ancora in buona salute, io, mio fratello e i miei genitori almeno un fine settimana al mese ci imbarcavamo in autostrada per andarli a trovare. Ogni volta l’accoglienza era quella che immagino sia riservata ai reali, un banchetto con tanto di quel cibo da sfamare l’esercito che però puntualmente spariva nel giro di poche ore.
Nonna pur essendo una di quelle donne d’altri tempi che non perde tempo in baci e abbracci aveva il suo modo personalissimo di dimostrarci l’amore infinito nutrito per noi: preparare la pizza al forno a legna.
Una caterva.
Ce la faceva trovare calda, appena sfornata, e ci lasciava liberi di giocare in ogni parte della casa e del cortile.

In Estate ci fermavamo più a lungo, un paio di settimane come minimo, ma nonostante ciò, nonna continuava a servire banchetti nuziali e nonno ci portava a smaltirli in lunghe passeggiate per il paese.
La domenica mattina ci si svegliava col profumo del sugo, e le voci di nonna, mamma, zie, vicine di casa, cugine di terzo grado, amici di parenti di amici di parenti che andavano di qua e di là cucinando a più non posso.Ogni volta mi aspettavo arrivasse qualche truppa o un ospite d’onore, ma quel rito era solo per la famiglia.

Immagino la tristezza di quei nipoti che in futuro troveranno banchetti di tofu e quinoa vista la nuova moda vegana… che spero col cuore passi presto.
Ad ogni modo il piatto che mi ricorda di più il cortile della nonna, se lo potrebbero mangiare perfino loro se trovano il modo di sostituire le uova….
I
Pomodori Verdi Fritti*.
Be, se non possono peggio per loro!!! Si stanno perdendo il meglio della vita: il cibo!

 

 

*Pomodori Verdi Fritti

pomodori verdi fritti
Tralie Graphic

(la ricetta è quella del romanzo)

 

Ingredienti per 4 pomodori:

– 3 cucchiai di grasso di pancetta
– 100 g di farina
–  4 pomodori verdi
– 1 tazza di latte
– 2 uova sbattute
– 3 cucchiai di pangrattato
– sale e pepe q.b.

 

Procedimento

Laviamo bene i pomodori, affettiamoli e sbucciamoli. Quindi scaldiamo il grasso della pancetta in una padella per friggere; bagniamo i pomodori nell’uovo sbattuto, infine li passiamo nel pangrattato.
Friggiamo fino a quando non saranno coloriti da entrambi i lati e li poggiamo su un piatto. Per ciascun cucchiaio di grasso rimasto nella padella, aggiungiamone uno di farina e mescoliamo bene.
Versiamo, sempre mescolando, una tazza di latte tiepido e lasciamo cuocere finché la salsa non si addenserà, senza mai smettere di amalgamare. Aggiungiamo sale e pepe a piacere. Versiamo sui pomodori e serviamo bollente.

 

 

Nonna è sempre stata una tradizionalista, immaginate la sua faccia quando mi sono avvicinata per chiederle di provare questo piatto americano.
Ero seduta sulla lunga scala che collegava casa al cortile, leggevo avidamente questo simpatico romanzo di donne per donne (anche se alla seconda lettura ho notato molto di più la questione razziale e alla terza le questioni sociali, perciò alla fine è un romanzo che consiglio anche al cromosoma Y).
Un leggero vento di scirocco girava le pagine per me, e le cicale facevano da colonna sonora. Finito il libro sono andata da nonna e le ho proposto di preparare questo piatto che dà il titolo al romanzo di Fannie Flagg (anche se onestamente per tutte e 361 pagine si parla continuamente di cibo dato che la narratrice principale e quella secondaria sono entrambe golosissime. )

Lei è rimasta a fissarmi qualche minuto, poi ha accettate la sfida e così per la prima (ed ultima volta) ho mangiato questi famosi pomodori…. Che alla fine fritto è buono tutto quindi non so dirvi se effettivamente valga la pena, considerando anche che la cucina dell’Alabama** propone piatti ben più succulenti.
Sicuramente è un piatto fresco, estivo, che si sposa bene con questa lettura…

 

Il racconto si estende attraverso diversi salti temporali che non creano però caos nel lettore, ma aiutano a farsi un quadro completo degli eventi. La parte dominante è quella più contemporanea ( che parte dal 1985)  nella quale Ninny Threadgoode, ospite di una casa di riposo, racconta alla signora Evelyn la sua vita passata a Whistle Stop, il piccolo paesino a ridosso della ferrovia in cui lei e la sua famiglia vivevano quando era ragazza; una diversa parte è quella divertente dedicata al bollettino settimanale di Whistle Stop nella quale Dot Weems dal 1929 al 1969 ci espone gli avvenimenti fondamentali capitati in città e spesso anche nelle case dei suoi cittadini; la terza e ultima parte è quella collocata a Whistle Stop principalmente su Idgie e Ruth, che ci aiuta ad integrare i racconti della signora Ninny. Le tre parti non risultano mai sconnesse, ma si districano con una capacità straordinaria da un decennio all’altro e da un luogo all’altro. 
Non è difficile chiudere gli occhi ed fantasticare di passeggiare tra le strade della città, sentire il fragore dei treni di transito, l’aroma delle vivande che vengono preparate nel Caffè.

Io, ogni volta che lo rileggo, ritorno sulle scale della nonna col profumo della sua cucina, con le voci di mamma e le sorelle che bisticciano su quanto sale vada aggiunto qua e quanto vada fatto lievitare il pane…
Mi ricorda dei tempi che per forza di cose sono andati….
Mi ricorda il cibo, quello buono!

 

Il film che ne è stato tratto è carino e ha un ottimo cast (che ha anche vinto dei premi ) ma non dà tutte queste sensazioni, stai lì passivo a guardare una storia simpatica e molto edulcorata, perciò come spesso sottolineo, bisogna leggere il libro!

 

 

 


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