“Il difficile Cammino verso il Bene”

Inverno, appartamento in ristrutturazione, ci sono dei senzatetto che cercano rifugio contro le temperature sotto zero, il costruttore li caccia via. Deve farlo. Poi però esce a passo svelto, torna poco dopo con una busta della spesa e un paio di panini fumanti, va dai senzatetto e gli lascia tutto.
Sarà la vicinanza col Natale, o – come me- ha da poco finito The Path e gli è venuto un gran bisogno di far del bene all’umanità, condito da un vago ma costante senso di colpa?

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Forse è solo un uomo generoso, sta di fatto che è raro vedere un gesto del genere e mi rimane impresso.
Tanto più che, come accennavo, ho appena concluso la seconda stagione di una delle serie più ambigue che abbia mai visto.
Quanto è sottile il confine fra bene e male?
Quando facciamo una buona azione la stiamo donando a qualcuno o compiacciamo noi stessi?
E quando importa nel complesso?
Forse ha comprato del cibo a quegli sconosciuti per puro spirito di condivisione, o magari per farsi notare dal resto degli uomini presenti. Ma importa davvero? Quei senzatetto potranno sfamarsi, non è questo il punto?
No, non è così semplice.
Sarà che a me la vicinanza con il Natale porta sempre un senso di profonda nostalgia, amarezza e dubbi, ma questa serie tv è stata la ciliegina sulla torta del mio bilancio annuale.
Quanto ho fatto per me e per gli altri quest’anno? E come l’ho fatto? Perché l’ho fatto?
Cambia qualcosa nell’equazione generale?
Prima di “The Path”, avrei risposto “no, l’importante è che il gesto arrivi”, ma adesso… la testa mi frulla. Il fine giustifica i mezzi? Alla fine è QUESTO il punto. La domanda cruciale.
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Adoro quando una serie tv ti fa ragionare, ti pone di fronte a un dilemma morale e ad ogni puntata ti confonde sempre più… non è un prodotto statico, non è un rapporto passivo. Questo show fa sì che lo spettatore sia parte attiva, si ponga il dubbio di quale fazione scegliere, e – per la prima volta – pone un punto di vista completamente diverso sulle sette religiose.
 
Ho iniziato la serie tv per un motivo molto superficiale: Hugh Dancy. Il mio amatissimo Will (Hannibal), mi mancava e avendo scoperto che era il protagonista di questa serie ho deciso di darle una chance. Mai avrei creduto di appassionarmi così tanto. 

Innanzitutto c’è da dire che Hugh interpreta l’antagonista, Cal, il leader spirituale di un Movimento religioso chiamato Meyerismo, inventato appositamente per lo show (ma che somiglia un po’ a tanti movimenti conosciuti come Scientology e Hamish), mentre il vero protagonista è Eddie Lane (Aaron Paul -Breaking Bad), membro del Meyerismo che comincia a nutrire dei dubbi sulla natura del Movimento e sulla realtà del percorso.
È facile dire “le sette sono malvagie”, semplicissimo puntare la telecamera sugli aspetti negativi (la perdita di individualità, le regole ferree, l’impossibilità di interagire col resto del mondo, la richiesta di denaro per farne parte), ma che succede quando si decide di rovesciare il punto di vista e mostrarne i benefici?
Quando la telecamera si sofferma sui Meyeristi che soccorrono i feriti dopo l’uragano Katrina, sui membri del gruppo che sfamano i senzatetto, che danno loro rifugio, sui credenti che pagano per scoprire se le acque di un pozzo stanno causando decine e decine di morti in un paesino??!!
 
È davvero poi così alto il prezzo che pagano? In fondo vivono in case a schiera con orto privato, coltivano la terra, costruiscono case, pitturano i muri danneggiati… Cosa sarà mai dover pregare cinque volte al giorno, fare il cammino sulla Scala verso la Luce?

Guardandoli mi è venuta voglia di vivere un po’ più sano. Non sono avvezza alle ricette vegetariane*, preferisco le verdure di gran lunga come contorno per il pesce e la carne, ma capita di doversi un po’ disintossicare, o di dover finire gli avanzi in frigo, e voilà, le verdure diventano il piatto principale, e loro te lo fanno sembrare naturale, speciale perfino! (disgraziatamente per i vegetariani, non mi potrebbero mai convincere a rinunciare alla carne o al pesce per sempre. E forse sarebbe questo a salvarmi dall’entrare nel circolo Meyerista, più di tutti i principi morali… curioso, no?).
 
Fortunatamente l’ideatrice Jessica Goldberg, riesce sempre a bilanciare, ma per un nanosecondo lo spettatore è tentato di iscriversi al Movimento!
Sono le singole personalità a farti cambiare idea, a ricordarti perché le sette, i movimenti, sono così pericolosi, che il prezzo sì, è davvero troppo alto!
I singoli membri con le loro umanità, con le azioni meschine, i raggiri, i tradimenti.
Esattamente come per ogni religione o pseudo tale, sono le persone che la portano avanti a decretarne “il successo”.
Ma i principi del Meyerismo sono condivisibili.
E questo spaventa molto più di tutti quei film, libri o serie nei quali è chiaro che “le sette sono il male”!

Alla fine della seconda stagione ho seri dubbi su chi siano i buoni e i cattivi, su chi abbia ragione e chi torto… Il Cammino è lastricato di buone intenzioni, ma come ci chiedevamo inizialmente, bastano???
Sono impaziente di una risoluzione nella terza (che dovrebbe anche chiudere la serie), sicura però che non ci saranno vincitori perché qualcuno finirà col farsi davvero molto male….
 

 

 

 

 

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Tralie Graphic

*Pasticcio di verdure
(la ricetta è di mia mamma, Mena)

 

 

Ingredienti (x 4 persone):
-3 fogli di pasta fillo
– ½  carota
– ½  cipolla rossa
– ½ costa di sedano
– ½  cucchiaio di semi di finocchio
– 75 g di miglio
– 1 patata molto grande
–  400 g di cavolo nero
– 20 g di grana
– 1 uovo
– 1 e ½  cucchiai di olio evo
– sale e pepe q.b.

Procedimento

Laviamo la patata, immergiamola in acqua fredda, e portiamo a ebollizione, lessando finché non la sentiamo tenera.  Intanto cuociamo anche il miglio in abbondante acqua salata; scoliamolo e sgraniamolo con una forchetta. Mentre miglio e patata cuociono, laviamo e tritiamo il cavolo nero. Grattugiamo il grana e pelate la carota, sbucciamo la cipolla, laviamo la costa di sedano, poi sminuzziamo tutte le verdure al coltello, rozzamente.
Versiamo l’olio in un tegame con i semi di finocchio e le verdure tritate e lasciamo cuocere piano per qualche minuto. Aggiungiamo il cavolo nero tritato, abbassiamo la fiamma, e cuociamo coperto per circa 20 minuti.

Nel frattempo iniziamo ad accendere il forno a 180°. Sbucciamo la patata e sgretoliamola grossolanamente in una ciotola, aggiungendo poi il miglio, le verdure, l’ uovo sbattuto, il formaggio, sale e pepe, amalgamando bene.
Ungiamo lievemente uno stampo a cerniera, lo foderiamo con i fogli di pasta fillo, accavallandoli delicatamente e lasciando che sbordino dallo stampo. Farciamo con il ripieno e inforniamo in forno caldo a 180° per circa 20 minuti. Togliamo dallo stampo e serviamo caldo o tiepido.

 

 

 

 


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