I Classici: “1984”

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Tralie Graphic

“Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, gli uomini siano gli uni diversi dagli altri e non vivano in solitudine… a un tempo in cui la verità esista e non sia possibile disfare ciò che è stato fatto: dall’età dell’uniformità, dall’età della solitudine, dall’età del Grande Fratello, dall’età del bipensiero… Salve!”[1]

 

Diciamoci la verità da qualche anno a questa parte se sentiamo le parole “Grande Fratello”, le associamo al famoso reality della Mediaset e non più al capolavoro di Orwell…
Molte persone sono certe che sia stato il libro ad ispirarsi allo show e non il contrario, e questo credo la dica lunga sul livello di cultura generale del nostro bel Paese!
Ma non temete, si può sopperire!
Innanzitutto basta vedere le date, il futuro distopico controllato dal grande occhio descritto da George Orwell è stato scritto nel 1949, mentre il programma trash che ha rinchiuso dieci persone in una casa sotto le telecamere h24 è stato importato in Italia solo nel 2000.
E poi è chiaro che se i produttori, i partecipanti e i telespettatori, avessero davvero letto il romanzo, non avrebbero mai accettato di farsi rinchiudere per tre mesi in una casa sotto osservazione continua!

 

“Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti.”[2]

 

È incredibile come a distanza di più di sessant’anni questo tragico romanzo sia ancora così attuale. Tragico, perché non so a voi ma a me l’idea che qualcuno possa vedere ogni singola azione che faccio, che addirittura controlli cosa devo pensare e aggiusti il tiro se mai sbagli, mi fa paura! Mi sembra qualcosa di orrendo! Eppure lo stiamo permettendo, se non a quei livelli dittatoriali, in una misura più accettabile lo stiamo assolutamente già subendo.
Basta pensare a quanti pagamenti effettuiamo con le carte di credito (e quindi rintracciabili), alle telecamere per le strade, quelle del controllo del traffico, la webcam del pc.
Lo permettiamo perché tutto sommato ci fanno comodo. Ma qual è lo scopo di rinchiudersi volontariamente con dei perfetti sconosciuti e farsi riprendere tutto il giorno?
Perché quelle persone hanno sentito il bisogno di donarsi completamente? Di dare il potere in mano a gente estranea?

Forse mi sono trovata a fare questo paragone perché ho letto “1984” proprio a cavallo fra la prima e la seconda edizione dello show, ma è stata una doccia fredda, un risveglio brusco, questa lettura mi ha portato a chiedermi dove stiamo andando e quanto siamo lontani dal letale futuro predetto da Orwell…

“Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.” [3]

 

 

Protagonista della vicenda è Winston Smith, membro del Socing e responsabile della correzione/censura di libri e articoli di giornale riscrivendo la storia e limitando l’espressività linguistica, al fine di conferire veridicità alle previsioni del Partito e per edificare il mito dell’infallibilità dello stesso. Malgrado i divieti del Partito, che obbliga alla castità (il sesso è permesso al solo scopo di procreare), si innamorerà e avrà una relazione clandestina con Julia.
Sembra una trama surreale, non potrebbe mai succedere.
Giusto?
Secondo me invece è esattamente ciò che stiamo facendo… lasciando perdere la parte più strettamente politica dei negazionisti che trovo assurdamente allarmante, vorrei soffermarsi sulla seconda parte: la relazione.
Non ci stiamo forse affidando sempre di più a qualcosa/qualcuno altro da noi?
Non stiamo forse portando in tv sempre di più le relazioni affinché vengano scelte, consigliate, pilotate, da qualcun altro?
Non ci si conosce ormai quasi esclusivamente tramite app che ti trovano il partner perfetto secondo algoritmi sofisticati?
Certo, non è esattamente come il Partito ma non mi sembra nemmeno così distante! È una coscienza collettiva che vuole sovrastare e cancellare quella del singolo individuo.
Se l’amore viene svuotato del suo senso più intimo e profondo, potremmo tutti fare la fine di Winston nella camera 101…..[4]

“Forse non si desiderava tanto essere amati, quanto essere capiti.”[5]

 

Credo che la scuola sia il luogo giusto nel quale far scoprire questo romanzo, perché tra i banchi si tende proprio all’omologazione e un libro del genere forse farebbe risvegliare qualche coscienza, ma sarebbe bello che anche gli adulti lo (ri)leggessero e si facessero un po’ di autocritica. Non condanno il trash come la fonte di disinformazione perché credo che una persona possa sia guardarsi un reality sia leggere un giornale, le due cose non dovrebbero escludersi, ma sicuramente se ci ponessimo più domande, se pretendessimo un po’ più di cultura, di amor proprio, di intimità anche dai media, forse non sarebbe così spaventoso leggere “1984”.

 

La sensazione che ho avuto alla fine del libro è di grande sconforto. Mi piacerebbe rileggerlo fra cinque, dieci anni e sorriderne, riderne addirittura, scoprendo quanto la nostra società sia diversa da quella prospettata da Orwell. Per ora rimango con il magone e l’ansia di un declino delle coscienze.
Consiglio di leggerlo con la dovuta calma, e di ripetere come un mantra che non si vuole finire in quel modo, non si vuole finire in quel modo!

Non si vuole finire in quel modo, vero?

 

 

“Nulla vi apparteneva, se non quei pochi centimetri cubi che avevate dentro il cranio.”[6]

 

 


 

 

[1] Dal romanzo.
[2] Dal romanzo.
[3] Dal romanzo.
[4] La stanza è lo strumento di tortura per eccellenza, essa infatti materializza il peggior incubo di ogni persona.
[5] Dal romanzo.
[6] Dal romanzo.

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