“Modella per Caso”

 

3ac97ef4285d35b33aa82dc25bdcaa7c--pencil-art-drawings-drawing-sketchesUna delle mie paure più bizzarre è quella di ritrovare qualche parte del mio corpo negli ultimi servizi di un telegiornale, quando parlano, ad esempio, di obesità, di caldo afoso o di calo delle nascite. Di solito, insieme ai soporiferi luoghi comuni, sfoggiano le immagini cosiddette di repertorio in cui vengono inquadrate di spalle persone in sovrappeso che camminano, mani che riempiono una bottiglietta d’acqua da una fontanella, o mani che spingono dei passeggini vuoti. Sono riprese fatte nelle vie principali delle grandi città e all’occorrenza vengono tirate fuori e inserite nei contesti più svariati. Non venendo mai inquadrati i volti, non c’è bisogno che qualche assistente di produzione allenato li insegua per farsi firmare la liberatoria e così chiunque si può trovare protagonista inconsapevole di qualche “pubblicità progresso” o di qualche velatissima critica alla società post-moderna.
Avendo io dei fianchi generosi ed una generosissima pancia, quando mi capita di passare in Via del Corso a Roma mi muovo sempre guardinga onde evitare di finire nell’obbiettivo non altrettanto generoso di qualche telecamera. .

 

Fino ad ora penso di averla scampata, ma come nelle classiche slapstick comedy -dove un personaggio, per evitare un tombino aperto in strada, si ritrova a scivolare rovinosamente su una buccia di banana- in qualche modo anch’io mi sono ritrovata, mio malgrado, a posare per un servizio.

Lo strumento non era una telecamera, ma una penna ed un modesto blocco da disegno, la location  non era Via del Corso, ma un tram di periferia, e c’era un clochard dall’aria bohèmien intento a scrutare chi gli stava intorno e riportare il tutto seraficamente sul suo blocco. Io e la mia amica ci ritroviamo casualmente sedute di fronte a lui e non possiamo fare a meno di notare che il misterioso individuo inizia a scrutarci e a riportare le sue impressioni sul blocco. Con un sorriso di imbarazzo ed un fugace sguardo d’intesa io e la mia amica cerchiamo di far finta di niente pensando che in un disegno non ci potesse essere nulla di male.. ad un certo punto l’uomo gira tra le mani il blocco e scopriamo che quello di fare ritratti era proprio un vizio. Sul foglio bianco c’era disegnata la coppietta seduta prima di noi ai nostri posti, devo ammettere un ritratto abbastanza fedele.. se non fosse per una bella croce tracciata sulla fronte del ragazzo.. oh-oh! 
Se fosse una linea guida per raffigurare il volto o un augurio non proprio felice per l’ignaro modello, poche domande balenavano nelle nostre teste: anche i nostri volti sarebbero stati tratteggiati così? Tutte e due o solo una di noi avrebbe ricevuto in dono la croce?
La nostra fermata è arrivata prima che la sessione d’art attack finisse, e una volta scese dal tram non potevamo che liberare la nostra tensione in una fragorosa risata..

Ridendo e catalogando quell’esperienza come unica, a volte dimentico che di artisti o pseudo tali ne è pieno il mondo ed infatti è di una decina d’anni fa un’altra esperienza sui generis, ma quella volta non sono riusciti nell’intento di catturare la mia anima.

 

Era un assolato pomeriggio d’agosto in un paesino della pianura padana adiacente al Po, le zanzare avrebbero di lì a poco banchettato sulla mia candida pelle ed io e mia sorella avremmo voluto trascorrere un momento culturale al piccolo museo della zona. Nonostante la biglietteria aperta, con tanto di custode attento e vigile, non è stato possibile entrare, ma in compenso siamo state fermate da un ragazzo ed una ragazza che con un fare da radical chic ci hanno cortesemente invitato a partecipare al loro happening culturale. Avremmo dovuto seguirli in un casale di campagna, denudarci dalla vita in su ed immergere il nostro busto in delle vasche colme di vernice colorata, per poi imprimerlo su una tela bianca. 

Hanno garantito che ci sarebbero state delle docce per poterci lavare dopo e che l’iniziativa era per promuovere un progetto contro il razzismo, mostrando corpi di grandezza e colore diversi. Mia sorella – di nove anni più grande di me, più seria, più saggia e più riservata di me – si gira sorridendo dalla mia parte esclamando: tu che vuoi fare? .. sapevo benissimo che mi stava prendendo per il cXXo e che si voleva divertire nel vedermi in difficoltà, così ho cercato di nascondere lo sgomento e con fare dispiaciuto ho comunicato ai due artisti che di lì a poco avremmo avuto il treno per tornare a casa, quindi eravamo impossibilitate ma lodavamo molto la loro iniziativa. Facendo qualche ricerca internet ho scoperto che la mostra poi s’è fatta, è stata apprezzata e veniva lodato il coinvolgimento della cittadina per la creazione delle opere. Ma quei due ragazzi sono davvero riusciti a convincere degli sconosciuti a seguirli nel loro casale di campagna?? 

Sinceramente penso che quei corpi saranno stati tutti di amici e conoscenti.. a me non dispiace affatto non aver preso parte a quell’evento artistico.. lascio a chi ha un animo più libertino e spensierato questo tipo di esperienze. 
Non posso però dimenticare le risate con mia sorella sul treno di ritorno con lei che mi prendeva bonariamente in giro pensando che avevano scelto me per le mie forme generose, pur avendo paura di consumare tutta la vernice che avessero a disposizione.

Caro mondo dell’arte (o suddetta tale), se proprio mi vuoi come musa ispiratrice, sei gentilmente pregato di non cogliermi di sorpresa, o con l’inganno, e di retribuirmi poi in modo adeguato, perché non è che posso sempre concedermi così.. aggratiss!!

 

 

 


 


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