“Appuntamento a… Cinque”

Vi è mai capitato mai di rimanere incastrati in un appuntamento al buio? Scontata è la mia risposta, se sono qui a scrivere è per raccontarvi una delle esperienze più istruttive su questo argomento.

 

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Tralie Graphic

Non mi sono mai piaciuti gli appuntamenti al buio, ma molto spesso mi è capitato di chiudere un occhio e provare a buttarmi nell’ignoto.
Una volta ho accompagnato una mia amica ad un primo appuntamento con il ragazzo che le piaceva, la prassi vuole che in questi casi il fortunato ragazzo che ha l’appuntamento con la tua amica, porti un suo amico per te, per non farti sembrare una candela ammaccata in mezzo ad una tavola, o più sinceramente per toglierti dalle scatole.
Una fantastica uscita a quattro in una gelida sera di Gennaio.
Cosa c’è di meglio? Non avevo altri programmi…

Il viaggio in macchina sembra interminabile, forse perché abitiamo a Roma e l’aspirante fidanzato ha deciso di portarci tutti a Trastevere, dove trovare parcheggio è paragonabile solo alla prima domenica dei saldi.
Gli argomenti scarseggiano come l’acqua nel deserto del Sahara, il mio accompagnatore tenta di intavolare svariati discorsi e inizio a rendermi conto di quanto siamo diversi. Quando l’argomento si sposta su temi decisamente imbarazzanti, l’organizzatore della serata decide di accendere la radio e di alzare il volume a livelli disumani. Mentalmente lo ringrazio ancora per quel gesto compassionevole.
Il ristorante non è male, piccolo e rustico, il tipico locale che si trova in centro, ma non appena ci sediamo al tavolo ecco che arriva uno dei momenti più imbarazzanti, si più imbarazzante persino del tragitto in macchina: il momento delle frasi di circostanza.
«Cosa prendi tu?», «Mi passi la lista dei vini?», «Ma questa pizza come è fatta? Sarà buona?»; oltre queste frasi il gelo incombe sulla tavola nemmeno fossimo sotto il dominio degli Stark nel regno del Nord.

La cena procede tra vani tentativi di intavolare un discorso su un argomento abbastanza interessante e parzialmente in comune da durare più di due minuti scarsi.
Il mio disagio è palesato dall’espressione di imbarazzo che mi dipinge il viso, tento disperatamente di arrivare alla fine del pasto incolume. L’appuntamento della mia amica sembra iniziare bene, tant’è che i due ragazzi si isolano un po’ per parlare tra loro. Nonostante la tavola sia piccola, mi ritrovo a guardare il mio accompagnatore sentendomi sola e abbandonata.
«Ti piace la musica?» improvviso tentando un approccio che mi consenta di non pensare a quando potrò finalmente riabbracciare il mio cuscino, «si mi piace andare in discoteca» dopo una risposta del genere abbandono l’idea di provare a conversare con il fatidico spasimante perché definire musica quella che si ascolta nelle discoteche suscita in me la stessa reazione che ha chef Ramsay quando insulta i suoi cuochi dicendo loro di cambiare mestiere.
La missione “salviamo la serata” fallisce miseramente ma arriviamo comunque a fine pasto con una consapevolezza in più: non abbiamo niente in comune.

 

L’apice della serata arriva quando ci portano il conto ed io dentro di me penso “FINALMENTE È FINITA”, invece no ci spostiamo tutti e quattro insieme appassionatamente in un locale lì vicino, perché iniziare ad avvicinarci verso casa? Restiamo a Trastevere no?
La mia amica sembra ormai essersi persa nei profondi occhi blu del suo spasimante, mentre io non so più dove guardare per non incrociare lo sguardo poco sensuale del mio. Accenno sorrisi, mi sistemo i capelli, faccio la vaga… Quante cose si possono scoprire osservando bene intorno a noi “oh guarda lì c’è un covo di formiche, lì invece hanno asfaltato la strada, strada che porterebbe a casa mia, tutte le strade portano a casa tranne questa… dannazione quanto ancora durerà questa serata?”.
Dopo una manciata di minuti arriviamo a destinazione: localino piccolo e buio con una musica molto forte che ben presto diventa anche molesta, la domanda sorge spontanea: Se vuoi conoscere una persona perché la porti in un posto dove non si può parlare?

Già è esattamente quello che ho pensato anche io, e sinceramente ho anche pensato di essere arrivata ad una svolta nella mia vita, per una volta avrei conosciuto qualcuno di cui non mi interessa minimamente ma che avrei sfruttato per flirtare un po’.
Povera piccola ingenua ragazza venuta dalla periferia.
Una band emergente sale sul palco e tutta la mia attenzione si sposta al ragazzo dietro la batteria, ho sempre avuto un debole per i musicisti e quel ragazzo stranamente è anche molto carino.
Il mio “accompagnatore” non smette di guardarmi e continua a seguirmi in giro per il locale come se fossi, non so, sua madre (?). 

Mi volto cercando disperatamente la mia amica che trovo poco più in là con il suo accompagnatore e capisco che la serata per lei è arrivata alla svolta decisiva, i due sono avvinghiati come due koala nel momento dell’accoppiamento.
Quando il concerto giunge al termine trovo il coraggio di andare a parlare con il musicista e devo dire che la conversazione è anche piuttosto piacevole, è simpatico e ci scambiamo il numero, questo dona alla serata uno scopo decisamente migliore.  
Il mio spasimante dopo aver assistito alla scena ha finalmente compreso che il suo appuntamento non è andato a buon fine e, rassegnato, si è allontanato verso il bancone; la scena mi ricorda un po’ la prima puntata di The Walking Dead, con Rick sperduto e sconsolato che si aggira verso una città morta solo con il suo cavallo.

Molto triste.

 

Ecco perché odio gli appuntamenti al buio, perché c’è sempre chi rimane fregato…

…Ma almeno questa volta non è successo a me!

 


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