“In my Shoes”

C’è un detto inglese che mi è sempre piaciuto. Quando qualcuno vuole intendere che dovrebbe mettersi nei suoi panni, si dice “mettiti nelle mie scarpe”. Non è molto diverso, eppure lo è. Perché un conto è mettersi nei vestiti di un’altra persona. Un conto è mettersi le scarpe. Le scarpe sono la parte che si consuma di più, a forza di camminarci dentro. E ne esistono di ogni forma e colore, di comode e di scomode. Di affascinanti e di dolorose…. E anche se è una metafora, a volte, dovremmo proprio prenderlo alla lettera, come ho fatto io una volta….

Tanto tempo fa, quando ero ancora una giovane studentessa universitaria, mi è capitato di conoscere uno dei rappresentanti del cromosoma Y più fastidiosi della mia personale Storia.

Assegnati allo stesso gruppo di studio da un professore ignaro dell’essere abietto che mi stava appioppando, ho dovuto sopportare le sue lagne e critiche per quasi due mesi.

In realtà la vittima sacrificale del suo caratteraccio non ero io, ma la sua fidanzata, una studentessa di un anno più piccola del nostro stesso corso. Questa ragazza evidentemente non aveva assistito all’evoluzione delle principesse disney ed era rimasta al prototipo Cinderella, perché faceva praticamente tutto quello che il suddetto Tipo le chiedeva. Dal prendergli caffè e cornetto tutte le mattine, a quella che per me era una vera e propria tortura: indossare sempre e comunque i tacchi alti.

Per il Tipo, una donna senza scarpe con il tacco non poteva degnarsi di definirsi donna. Ora, al di là del fatto che secondo me ognuno dovrebbe essere libero di indossare ciò che vuole quanto e quando desidera nei limiti della decenza, per una donna indossare quelle scarpe mostruose tutti i giorni equivale a una camminata sui ceci.

Sì, perché per quanto siano belle, meravigliose, perfette, viste nelle vetrine, una volta indossate ci si accorge presto che più sono belle più sono scomode! Più sono accattivanti più il piede dentro ci si accartoccia come una lattina svuotata. Una tragedia!

Io ADORO le scarpe alte, ma mi sono sempre chiesta se chi le produce sia un sadico o un cretino, visto che sono progettate per quattro dita, non cinque. Il minolo (mignolo del piede) dove dovremmo metterlo? Ce lo dovremmo mozzare?
Invece di prendere una costola dall’uomo, doniamo noi un minolo?

Per carità, ci sono donne che contro ogni anatomia, risucchiano i piedi nelle scarpe alte ogni giorno, ma se è una scelta ben per loro.

Il Tipo lo richiedeva, lo ordinava.

Fermo restando che la fidanzatina poteva mandarlo al diavolo, ed era evidentemente succube, quindi c’era un concorso di colpa al cinquanta percento, e di solito cercavamo di farci gli affari nostri, c’è stato un episodio in cui mi sono sentita di dover intervenire, se non in difesa del cromosoma X, per lo meno dei poveri piedi che ci sostengono tutto il giorno!

Eravamo usciti in centro, per un aperitivo.  Chi è stato almeno una volta a Roma sa che centro vuol dire sanpietrini e sampietrini vuol dire storta alla caviglia.

Guai a chi ci tocca i sanpietrini! I due sindaci che hanno provato a proporre un asfaltamento classico sono stati dati in pasto ai leoni del Colosseo; ma è fuori discussione che non sia la pavimentatura più comoda di questo mondo conosciuto.

Specie sui tacchi.

shoes (2)
Graphic by: Gioia

Il Tipo come sempre aveva “suggerito” alla fidanzata di indossare le scarpe del dolore, mentre noi altre eravamo state additate con battutine e risatine per la sfilata di stivaletti, scarpe da ginnastica o ballerine.
Fatto sta, che a metà strada, la povera fidanzata non riusciva quasi più a camminare, tante di quelle buche e storte che aveva preso. Il Tipo le dava la colpa dicendo che era lei a non saperle portare.
Così sono sbottata. Con estrema calma, però.
L’ho fissato dritto negli occhi e gli ho detto <<Vorrei vedere te camminare con quelle>>, lui ha riso. Ma io ero seria. Tutti mi hanno appoggiato (evidentemente esasperati dal Tipo e le sue teorie sulla donna, quanto me), così siamo andati in un negozio di scarpe, abbiamo preso le più alte possibili, e gliele abbiamo fatte indossare.
La sfida era camminare in equilibrio per almeno cinque minuti.

Il Tipo si vantava, diceva “facciamo anche dieci”.

Povero illuso.

Già al calzare delle scarpe l’ho visto sbiancare. Sempre perché avendo cinque dita si sarà chiesto perché era stata disegnata per quattro!

Alzarsi in piedi gli è costato il primo minuto. La fidanzata era seria ma secondo me dentro stava ballando la macarena.

I successivi quattro minuti ho sentito ogni osso delle sue gambe scricchiolare e almeno tre volte l’ho visto aggrapparsi a qualcosa o qualcuno per non cadere.
Lui poi si è giustificato dicendo che era l’emozione, la prima volta, che il piede maschile è diverso da quello femminile. Insomma, a perdere non c’è stato.

Ma, chissà perché, dal giorno dopo la fidanzatina ha cominciato a sfoggiare stivali, ballerine, perfino degli infradito….

 

È proprio vero che prima di giudicare bisognerebbe … mettersi nelle sue SCARPE!

 


Una risposta a "“In my Shoes”"

  1. Bhe è una forma di Feticismo…
    Diciamo che di sfaccettature sul tema ce ne sono molte e in questo caso penso sia un modo per mettere in evidenza un lato della femminilità che piace a lui a discapito della comodità di lei…insomma…un bel impiccio…però oh ognuno ha i suoi piaceri ed i suoi gusti…basta che non vadano a discapito per gli altri (in questo caso alle caviglie e ai piedi della ragazza in questione) 😉

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