“Il piacere di prendersi una pausa”

Ci sono dei libri nella vita che vanno letti per il semplice piacere di staccare un po’ la spina. Libri con pochi personaggi ma ben delineati, con una trama semplice ma accattivante e che una volta posati non lascino con troppi dubbi e domande, ma semplicemente con un sorriso ironico, e una garbata rilassatezza.

 

Molti snobbano questo tipo di libri perché pensano che un “vero lettore”, un “lettore di razza” debba per forza citare grandi autori o opere riconosciute dalla critica.

Boiate.

Un vero lettore legge tutto, pure gli harmony. È capace di cogliere la grandezza di capolavori della letteratura così come di ridacchiare su un volumetto d’appendice.

Per cui, diffidate da chi non legge qualcosa di cosidetto “più leggero”. Così come chi non beve vino, ha sicuramente qualcosa da nascondere.

Mentre aiutavo un mio alunno di diritto ed economia dello spettacolo, nell’inverno del 2015 (in quel brevissimo periodo in cui ho fatto da tutor all’università), avevo estrema necessità di una pausa. Così, sfogliando nella libreria del mio alunno, mi sono imbattuta in un libro che già dal titolo  (Il caso dei libri scomparsi) e dalla copertina non dava l’idea di essere troppo impegnativo né di prendersi troppo sul serio.

Proprio quello di cui avevo bisogno!

“Quando ancora abitava a Londra, Israel aveva sempre trovato abbastanza deprimente la vista del centro commerciale di Brent Cross di notte, al pari di quella della piscina dei genitori di Gloria, la sua ragazza, svuotata per l’inverno; ma vedere la grande biblioteca in mattoni rossi con le sue finestre buie lo colpiva ancor più profondamente, come la vista di una scuola abbandonata poteva abbattere un insegnate.”[1]

aStufetta accesa, biscotti appena sfornati e litri di caffè ingeriti per fare nottata sui codici e le leggi, mi sono beata di una meritata interruzione dagli studi per immergermi in un paesino dell’Irlanda del Nord con Ismael, protagonista del suddetto romanzo. Un protagonista bizzarro. Così come la storia[2].

Quello che mi ha convinto subito e mi ha fatto continuare la lettura è che Ismael è sfortunatissimo! Goffo, un po’ saccente. Insomma, non proprio il classico eroe da romanzo. Anzi. E poi il mistero di fondo: dove sono finiti i libri????

Non sono mai stata in Irlanda del Nord, ma grazie a Ian Sansom mi è sembrato di sì, per le descrizioni dei paesaggi e dei personaggi che traccia con grande maestria. Con una penna ironica e divertente al punto giusto ci regala la meravigliosa figura di un bibliotecario il cui minore dei mali è quello di ritrovare i 15.000 libri perduti del bibliobus che deve condurre tra le verdi strade d’Irlanda; un componimento narrativo ironico all’apparenza, ma serio nell’affrontare il tema doloroso e scoraggiante della sempre più numerosa cessazione delle biblioteche e del sempre minore utilizzo di risorse dei comuni nell’istruzione. 

“Non c’era nessuno. Nessuno si avvicinava con le braccia cariche di libri o con in mano biglietti: non c’erano titolari di pensioni d’anzianità dall’aria triste e rammollita; nessuna giovane mamma coi capelli in disordine e l’aria smarrita che si trascinava dietro bambini annoiati desiderosi di ascoltare una favola; nessun trascurabile documento dall’aria importante da fotocopiare in triplice copia per i richiedenti o per il Ministero della sicurezza sociale; nessun grinzoso, traballante, olezzante ubriacone; nessun alunno intento a preparare di malavoglia una ricerca sulle antiche civiltà, sulla seconda guerra mondiale o sulla digestione umana. Nessun matto. Nemmeno una persona. Nessuno di nessuno. L’edificio era vuoto. Il parcheggio deserto. La biblioteca chiusa.[3]

 

 

Perciò se avete bisogno di sorridere, di pensare che, per quanto siate sfigati, c’è sempre e comunque qualcuno MOLTO più sfigato di voi, o se avete bisogno di una pausa dallo stress senza rinunciare alla lettura, potete accompagnare Israel Armstrong, laureato in lettere, disoccupato, inglese trapiantato in Irlanda, vegetariano e farmacodipendente nella sua mirabolante disavventura.


[1] Dal libro.
[2] Appena arrivato da Londra nella piccola cittadina di Tundrum, Irlanda del Nord, per ricoprire il suo primo incarico come bibliotecario, il giovane Israel Armstrong scopre che in effetti il suo posto non c’è, né la biblioteca, né i libri… E questo non è che l’inizio dei suoi guai. Nel giro di poche ore infatti perde vestiti, soldi, carte di credito, e forse anche fidanzata, s’imbatte in una serie di personaggi con i quali immancabilmente entra in conflitto, viene alloggiato niente meno che nella stia dei polli di una fattoria e si ritrova incastrato al volante di un vecchio furgone arrugginito che funge da biblioteca semovente, ma senza scaffali. Peccato però che i libri continuino a mancare: 15.000 volumi, per l’esattezza, scomparsi. Chi mai li avrà rubati? E perché? Ma soprattutto, ci sarà in quell’angolo di mondo dimenticato da Dio un posto decente dove poter bere un cappuccino decente e leggersi il giornale? Israel vuole delle risposte… Una commedia degli equivoci ironica, distaccata, dai toni surreali, con un cast di personaggi eccentrici sullo sfondo della provincia rurale dell’Irlanda del Nord; è la prima improbabile avventura di un eroe riluttante, che inaugura una nuova serie di romanzi intelligenti e scoppiettanti: le storie del bibliobus di Tundrum.
[3] Dal libro.

 


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