“Quel vento che scuote l’anima”

Questa sarà senza dubbio un’Estate che ricorderò per sempre, perché per la prima volta in 31 anni l’ho davvero subita.

Io, che normalmente scalpito per il suo arrivo, che la adoro, la venero e la invoco. Che ne faccio la mia Dea, la mia pace interiore e il mio rifugio.

Questo anno ho sofferto ogni giorno, ogni minuto, di questo caldo infernale ed esagerato, che toglieva il fiato e le forze. Dal quale nemmeno il mare dava refrigerio…

Nonostante tutto è stata una bellissima Estate, piena di esperienze positive, come la giornata che ho passato con una delle mie cuginette in un parco divertimenti, che mi ha fatto tornare bambina per un po’ e mi ha donato una serenità che non avvertivo da tempo immemore. Come quando è venuta la mia amica dal Nord e siamo state all’Escape Room, e proprio in quei giorni la vita della mia amica è cambiata improvvisamente sconvolgendo tutti i piani. O come le serate in spiaggia a sorseggiare mojito e a credere che niente di male succeda quando si sente il respiro del mare. Mi porterò nel cuore la giornata al bioparco con mio fratello, l’aver visto un vero drago e un vero lupo, anche se questo un po’ abbacchiato.
Il mio compleanno passato con le persone che volevo davvero.
La sera del giro dei locali sul Lungotevere a sentirsi ancora un po’ adolescenti, ancora un po’ spensierati. Ancora un po’…

Poi è cambiato tutto.

E non parlo solo del caldo che finalmente ha lasciato un po’ di posto al tiepido, delle temperature vagamente meno aggressive e del poter respirare.

È finita l’Estate quando è cambiato il vento.

Forse voi non l’avete ancora sentito ma io sì. È successo quando è arrivato settembre, come sempre. Non vado molto d’accordo con settembre io, mai successo, anche prima che litigassimo di brutto.
È cambiato il vento, ha portato il fresco certo, ma anche la malinconia. Che non è né tristezza né nostalgia. È quel sentimento del tutto irrazionale di sentire la mancanza di ciò che non si è mai avuto, non si è mai stati, non sapevamo di voler essere.

Dovrebbero spostare capodanno al 31 agosto, perché non è gennaio a portarsi via sogni e speranze, non è gennaio a portarsi via le giornate lunghe e le vacanze.
È settembre, con i suoi calendari scolastici, lavorativi, universitari. Col suo vento che illude perché sembra porti nuovi inizi e invece è sempre la solita solfa.

Col suo stupido vento che ti scuote dentro e riporta a galla i dolori e le mancanze. Che trascina le foglie e le illusioni, i progetti… “questo anno farò meglio, sarò meglio, andrà meglio”, per poi trovarsi a prenderla con gennaio e i dieci propositi… ma che ha fatto di male gennaio? Non è forse settembre che ci costringe a chiuderci di nuovo nella routine?

Eppure aspetto sempre quel vento, come una fanatica masochista, aspetto che mi scuota l’anima e mi restituisca quello che mi ha tolto.

E invece settembre continua a prendersi sogni e persone.

Sconquassa l’anima, me la mette in subbuglio, fa volteggiare le foglie del desiderio, poi come un uragano se le porta via senza pietà.

Ogni settembre cambio colore di capelli, come se questo potesse nascondermi al vento. Ma lui mi trova.

Mi trova sempre.

autunno


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