“Alla scoperta dello ‘stile Nothomb’ “

Eccola lì, mi fissa. Mi sbeffeggia. “Sei una lettrice da cento romanzi l’anno eppure non hai mai aperto un mio libro”. La sento sussurrare. E forse qualcuno potrebbe prendermi per pazza ma io coi libri ci ho sempre parlato. Ho sempre pensato che passandogli davanti mi chiamassero a sé. E spesso è così che li scelgo.

Da quando ho iniziato a lavorare in libreria immaginate quante voci…

Prima che chiamiate uno strizzacervelli e mi mandiate in recupero, sappiate che i libri sono la mia unica dipendenza, quindi siate carini e coccolosi e assecondatemi.

I libri della Nothomb sono stati cambiati di scaffale più volte da quando sono in libreria, uno dei miei capi mi ha suggerito più e più volte di prenderne uno, ma quando passavo davanti non sentivo le giuste vibrazioni.

Fino a due giorni fa.

“Se le muore inopinatamente un ospite in casa, si guardi bene dall’avvertire la polizia”[1]

L’ho sentito, mi prendeva palesemente in giro, immersa nella lettura di autori più conosciuti anche se meno proficui[2], lei, la scrittrice belga che in poche pagine riesce a sconvolgerti mi sussurrava che il momento di incontrarci era finalmente arrivato.

Ho preso “Causa di forza maggiore” perché la trama[3] è quella che mi sembrava più vicina ai miei gusti, mi sono preparata una tisana fredda[4], preso un paio di biscotti e ho iniziato questa nuova avventura.

 

“C’è un istante, tra il quindicesimo e il sedicesimo sorso di champagne, in cui ogni uomo è un aristocratico. Questo momento sfugge al genere umano per un motivo banale: gli uomini sono così impazienti di raggiungere il culmine dell’ebbrezza che soffocano quel fragile stadio in cui gli è concesso di meritare la nobiltà”.[5]

 

Dopo una decina di pagine ho capito perché la conoscono in pochi ma quei pochi le rimangono fedeli in eterno!

La Nothomb ha un tipo di scrittura surreale, che si pone a metà tra il romanzo di spionaggio, il teatro dell’assurdo, il romanzo d’amore e il manuale per gli amanti dello champagne, e pone l’interesse sulla bizzarra occasione di mutare una vita disastrosa in un opera d’arte di bugie. “Causa di forza maggiore” è “un romanzo sulla definizione del proprio Io” ma con toni onirici e a tratti assurdi, controversi. Non si sa dove andrà a parare e forse non c’è uno scopo, un fine. Semplicemente la narrazione segue i personaggi e le loro scelte o non scelte. Un po’ come una telecamera puntata su una vita senza sceneggiatura ci sono tempi morti e contraddizioni e non è detto che finito il romanzo finisca la storia.

Sicuramente è un genere di scrittura che o si ama o si odia, senza via di mezzo. Io però credo valga la pena immergersi almeno una volta nella testa di questa scrittrice così eccentrica attraverso le sue pagine straordinariamente ben scritte e così distanti da tutto il resto che si è abituati a leggere.

Una novità.

Che può diventare una nuova abitudine (si hanno ben sedici libri a disposizione in fondo), oppure una dolce parentesi estiva.

Sì, perché deve essere letta d’Estate, quando la nostra mente è abbastanza libera da pensieri troppo impegnativi e ci si può dedicare davvero a questo altro mondo. E consiglio di farlo con un sottofondo jazz* che si sposa perfettamente con lo stile Nothomb.

 

 

*

 

 

 


65_causa di forza maggiore
Tralie Graphic
[1] Dal romanzo.
[2] Come si può notare https://it.wikipedia.org/wiki/Am%C3%A9lie_Nothomb#Opere scrive molto!
[3] Durante una conversazione a casa di comuni conoscenti, un uomo racconta al protagonista Baptiste Bordave una sorta di aneddoto macabro, e gli consiglia di fingere, nel caso qualcuno muoia accidentalmente in casa sua, che sia mancato durante il trasporto in ospedale, per evitare complicazioni legali. Il giorno successivo uno sconosciuto si presenta a casa sua e gli chiede il permesso di telefonare perché l’automobile si è fermata a causa di un guasto; ma improvvisamente muore mentre è al telefono. Colpito dalla coincidenza con la conversazione del giorno precedente, Baptiste non chiede aiuto, anzi dai documenti del morto scopre che si chiama Olaf Sildur, è svedese e abita a Versailles. Si impadronisce della sua Jaguar e raggiunge una villa di lusso che gli fa venire l’idea di abbandonare la propria vita insignificante e assumere l’identità del defunto.
La casa è abitata dalla moglie di Sildur, che poco per volta si scopre essere una francese che l’uomo ha salvato dalla tossicodipendenza. Il matrimonio sembra essere la copertura per un lavoro di accoglienza di ospiti di passaggio, probabilmente agenti segreti, che si avvicendano tra una missione e l’altra. Baptiste non tarda a innamorarsi della bella donna, che vive in un’ebbrezza artificiale provocata dalle notevoli riserve di champagne presenti nella villa. Ma la curiosità di Baptiste lo spinge a cercare di individuare a chi Olaf Sildur fece l’ultima telefonata da casa sua, attirando su di sé l’attenzione di qualcuno che forse voleva morto il padrone di casa.
[4] http://ritaskitchen.org/2016/04/16/tisana-estiva-allo-zenzero-menta/ qui la ricetta
[5] Dal romanzo.

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