“Cucinare ai tempi di Masterchef”

Per anni ho osservato mia nonna e mia madre cucinare, tra l’altro forse sono l’unica al mondo con una madre che cucina anche meglio della nonna. Dicevo, le ho osservate nelle occasioni più disparate, dai pranzi della settimana in Estate, a quelli della domenica. Cene di Natale e compleanni vari. Onomastici (che al sud sono sacri e valgono più del compleanno) e nonostante le discussioni sul dosaggio, sulla cottura sull’ingrediente di turno o sulla temperatura del forno, la caratteristica principale che ho sempre notato era la calma.

La pazienza.

La tranquillità.

Non erano mai di corsa, seppur veloci e attente a non bruciare nulla. Erano pulite e ordinate pur mettendo in mezzo tutto il servizio di pentole. Multitasking, perché riuscivano a cucinare tre piatti alla volta, apparecchiare e sgridarti contemporaneamente!

10_cucinareLa loro calma era la mia rovina. Perché le poche volte che mi sono approcciata ai fornelli al loro posto nel tentativo di imitarle sono andata spesso nel panico, come se un enorme orologio mi ticchettasse nelle orecchie e mi dicesse che stavo andando troppo piano. Mescolavo poco, condivo male, rischiavo di bruciare le salse e soprattutto, soprattutto, non riuscivo a lavare e rimettere a posto quello che sporcavo.

Mia cugina grande era più come loro, anche se meno paziente. La sentivo sbuffare anche dall’altra stanza, nella quale mi avevano relegato coi cugini più piccoli perché se c’è un talento che mi hanno sempre riconosciuto è intrattenere i bambini.

Ma in cucina quando nonna era in vita non sono riuscita più ad entrare, e quando si è ammalata è subentrata mia cugina. Col supporto di due zie che però la tranquillità e le virtù di mia mamma non ce le hanno.

Mia madre si vede che si diverte, si appassiona, tenta e sperimenta. Lo fa con grazia e disciplina eppure con estrema creatività. Non si vanta mai. Non è mai certa del risultato, anche se da trentunanni posso dire con estrema certezza che non c’è nessuno, e dico NESSUNO in grado di batterla. E dire che sono andata anche in ristoranti con stelle michelin!

Mia madre ha un talento. E lo sa sfruttare. Come lo aveva nonna che si alzava presto la mattina per arare il campo e tornare in tempo per sfornare il pane, che sapeva di amore e profumava di lei.

Mi chiedo cosa ne penserebbe di tutti questi programmi di cucina che hanno fatto del tempo un nemico, della velocità l’unico alleato, della pressione, la gara, delle grida, dello show. Soprattutto di Bastianich che lancia i piatti o Cracco che ti urla nelle orecchie mentre cerchi il coltello giusto per sfilettare il pesce.

A mia madre piace guardarlo, ma critica spesso questo lato del programma e delle copie che ne sono state fatte. La velocità non aiuta, mi dice sempre. Bisogna essere concentrati e prendersi i propri tempi, è assurdo avere le lancette dell’orologio che scandiscono i sapori. Così a cucinare è la frustrazione anziché l’amore.

Ci ho pensato tanto quando sono andata a vivere da sola, perché inizialmente avendo una pausa pranzo misera e arrivando a cena molto stanca, preparavo piatti in fretta, li consumavo con ferocia. Poi mi sono fermata. Ho ricordato le domeniche passate a guardare mamma e nonna, e ho rallentato. Mi sono presa il mio tempo. Ho cucinato con calma, pazienza, tranquillità. Mi scotto ancora le dita con l’olio e non riesco a pulire mentre cucino, però la qualità delle mie pietanze è decisamente migliorata. Lo sento io e lo sanno i miei commensali che si complimentano e tornano, e mi chiedono addirittura consigli.

Chissà nonna cosa direbbe adesso delle mie polpette al sugo. Mamma ha provato i miei cannelloni e ha dovuto capitolare. Non sono al suo livello, non lo sarò mai, ma sono diventata brava!

Barbieri mi direbbe che l’impiattamento fa schifo e Cannavacciuolo storcerebbe il naso sulle porzioni. Ma io non voglio partecipare a Masterchef, non è un mio desiderio, per quanto mi diverte guardarlo comodamente sdraiata sul divano. Vedere i concorrenti affannarsi di qua e di là in una danza forsennata contro il tempo televisivo, sorridendo pensando alla calma, la pazienza e la tranquillità dei pranzi della domenica in famiglia.


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