“Il problema storico-politico dell’Uomo Perfetto”

Ammettilo femmina, incrocio sentimentale  di due cromosomi x  che si sono presi a capocciate, il problema dell’uomo perfetto è un’idea ricorrente.
Di più.
Un leit motif che attraversa il corso di un’intera vita, sin da quando da bambina facevi la collezione delle foto di Leonardo di Caprio.

Noi femmine “all’antica” ci pensiamo, c’abbiamo sempre pensato o sperato che dir si voglia, nel trovar L’UOMO PERFETTO.
Ci siamo crogiolate nella tenerezza calda di libri e storie che hanno fomentato le nostre idee romantiche prima di entrare in confusione e sbattere la nostra delicata e durissima testolina sul fatto che “l’uomo perfetto” è una strategia di mercato, un prodotto di marketing alla stregua del cioccolato light.
La prima volta che mi sono soffermata a pensare che forse un U.P. esisteva avevo 8 anni e in tv c’era il sorriso beffardo e mai dimenticato di Clark Gable.
Forse a quell’età sarebbero stati più indicati i Back Street Boys e io avrei avuto un destino meno sfigato. C’est la vie.
“Chi è quel tipaccio  volgare che ci guarda come se ci volesse spogliare con gli occhi”? , la camera stringe un eterno primo piano, ed eccolo lì: beffardo, elegante, sicuro a tratti spavaldo, misterioso quanto basta.


Nel cervello scocca un dardo e il nostro destino è perso per sempre.
Perché ammettiamolo ragazze,  se non avessimo passato gli ultimi 15 anni delle nostre vite con il pensiero che forse un giorno scendendo inavvertitamente una scala avremmo incrociato lo sguardo di ” un tipaccio volgare che ci guarda come se ci volesse spogliare con gli occhi” non avremmo stretto legami di amicizia fraterna con il nostro parrucchiere ( nella speranza che non ci sfigurasse) e non avremmo pagato una rata dell’Università della figlia della nostra estetista a furia di fare maschere e cerette. E’ forse comodo indossare un reggiseno a balconcino?! Cavolo, il busto di contenzione è più pratico! Eppure via, dai nostri cassetti spuntano pizzi e merletti di tutte le fogge e tutti i colori. Pizzi e merletti che aspettano di vivere avventure che forse non vivranno mai.
Perché nonostante le ever green continuino a sperarci, poi ti rendi conto che più che la romantica ricerca dell’U.P, più che il mitologico viaggio delle anime gemelle volto al reincontro, la mappa delle relazioni sociali pare più la catastrofica parabola discendente nell’uomo deleterio.

La sintomatologia è più o meno sempre la stessa: all’inizio tutto bene, ci butteremmo dalla finestra se solo Lui ce lo chiedesse ( quelle che non lo fanno è solo perché vogliono tentare  un patetico e poco convincente tentativo di tirarsela , che miseramente fallisce la seconda sera).
Ci tiriamo a lustro prima di uscire, mai che ci veda in tuta.
E Lui in genere è sempre carinissimo, ascolta musica fica ( o ricercata, dipende dai gusti) e ne sa una più del diavolo. O meglio sa quel basta per permetterci di credere che sia una sorta di Padre Eterno , un Antonio che con “le sue gambe cavalca questa piccola O che è il mondo”( Antonio e Cleopatra, W. Shakespeare).
E ci manca! Da morire, pure se va a comprare il giornale. E gli mandiamo messaggini carini ai quali lui, sovente, risponde “anche io” ( a questo punto crediamo ci contraccambi mentre per lo più non sapeva che dire, o andava di fretta).

57_ l'uomo perfetto
Tralie Graphic

Questa zaganella va avanti qualche mese(anni, nei casi più gravi) , poi si entra nella fase prima crisi: in genere il motivo è altamente ideale tipo che lui guardava il lato b della cameriera del bar dove noi abbiamo pure dovuto offrirgli il caffè.
Qualche volta si superano ‘ste crisi , a volte la cameriera ha proprio un bel c**o e quindi il nostro moderno Romeo ci molla su due piedi. O lo molliamo noi, perché magari è troppo un bravo cristiano e noi ci annoiamo.
Questa poi, le donne hanno nel dna un gene di pazzia che le induce a fare le st**ze con le brave persone e a fare le brave persone con gli str**zi.
Forse è il desiderio primitivo di educare , prendersi cura e redimere il prossimo ma andiamo in cerca con il lanternino di qualcuno che sia disgraziato al punto giusto  e poi ci lamentiamo se il povero Cristo manifesta quello che è! Pensare di cambiare un uomo è come proporsi di rispettare la dieta la domenica a pranzo: una sfida persa in partenza.
E così dopo qualche delusione e qualche cancello preso in pieno ci ritroviamo con le amiche a valutare la situazione: credo  che l’errore sia stato nel prefissarci l’obiettivo.
Io credo che l’amara scoperta che l’uomo perfetto non esiste non abbia ucciso la parola “destino”. Magari non sarà carinissimo e non ascolterà musica fica. Magari sarà un uomo altamente imperfetto che sputa sentenze e quando gioca a tennis si soffia il naso “alla calciatora”.

Ora che ci penso potrebbe non giocare affatto a tennis, e quell’Adone sportivo che sognavi potrebbe essere un gentile topo di biblioteca che conosce Pessoa a memoria e ha orrore dei tipi che si soffiano il naso altresì che nel fazzoletto.
Forse guarderà il sedere della cameriera per tutta la vita, ma non ti mollerà per questo. O forse sarai tu quella cameriera ( potresti scolpirti le chiappette in modo ineccepibile, se già non le hai così) per cui un uomo imperfetto mollerà tutto.
Con l’anima di plexiglass e una vita scoppiettante dentro.
E che ne sai di quante scale ci aspettano.


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