” «Una Commedia Italiana », gorgonzola e un po’ di fresco, (per favore!)”

“Beviamoci un vero Martini” dice. “Una delle tre cose da fare prima di morire. La seconda è provare il risotto alla milanese, come lo faceva Marchesi. Quello vero. Marcello, non Gualtiero.[1]

La fonte primaria delle mie scelte letterarie è da sempre la fornitissima libreria di casa dei miei genitori! Una volta abbiamo provato a fare un archivio dei libri in nostro possesso ma a metà giornata eravamo ancora alla prima delle ben quattro custodi di queste preziosità e ci siamo arresi. Mio padre questa estate ci ha riprovato e sorprendentemente è riuscito a concludere l’impresa, scoprendo, non proprio una cosa inaspettata, che abbiamo tantissimi titoli ancora non letti!

Un vero tessssssoooooro, come direbbe Smigol/Gollum.

13-0539(00B)-TR32-LOCosì subito mi sono messa a fare il mio personale archivio di volumi non ancora letti, e fra tanti, forse per il caldo asfissiante, mi ha colpito una copertina con un cameriere che porta dei cocktail sulla neve.

Mai farsi fuorviare solo dalle copertine, quante volte l’ho ripetuto? E infatti ho letto il retro, le notizie sull’autore[2], e solo dopo ciò mi sono convinta che un bel viaggio virtuale in Trentino avrebbe potuto giovare ad alleviare almeno in parte la sensazione di morire d’afa.

Credetemi, io sono una freddolosa incredibile e soffro l’inverno come se fosse una malattia, ma questa Estate me la porterò sulla pelle a lungo!

Tornando al libro, essendo per qualche giorno nella casa dei miei e avendo a disposizione un frigo molto più fornito del mio, ho scelto un bel formaggio nordico – il gorgonzola– da spalmare su dei cracker e mi sono seduta sul divano con l’aria condizionata sparata sulla schiena, incurante dei reumatismi che mi verranno in Autunno per questa scelta avventata ma necessaria.

Nonostante la copertina con la neve, la storia è ambientata nell’Estate del 2012, quando il capo famiglia dei Pampaloni decide di radunare la famiglia per dividere l’eredità.

“Mio padre è l’esempio vivente di come una dieta malsana, scarse letture e una misoginia da far rizzare i capelli allunghino la vita ben oltre l’aspettativa media. Un troglodita. Di cui non oso chiedermi cosa pensi davvero di me e di te.”[3]

La voce narrante è la figlia, la professoressa di chimica, Carla che va dal padre col figlio diciottenne, ai quali si aggiunge suo fratello coi gemelli malefici e la moglie, un’amica di Carla, e ovviamente Alfredo Pampaloni in persona, ottuagenario dal passato da latin lover e birbante che non perdeva mai un’occasione per fare uno scherzo a qualcuno e che per questo non si è lasciato una scia di ammiratori dietro… fondatore della Pampaloni Spa, azienda leader nel settore caseario.

 “E non era nemmeno una società per azioni. ^Spa^ l’aveva aggiunto lui nella ragione sociale per darsi delle arie. 
– Spa come lo spavento che facevamo alla concorrenza – ama ancora raccontare, mondanamente, il Gunter Sachs della Maggiolina, e secondo lui questo è uno dei suoi miglior scherzi da prete”[4]

Nonostante la mia famiglia non sia così sguaiata, mi sono rivista moltissimo in alcune vicissitudini, discussioni, ricordi del passato.
Quello che mi ha affascinato di più del romanzo sono stati gli sbalzi temporali del racconto fra gli anni Settanta/Ottanta e il presente, con la grande storia produttrice del Nord, la cultura intellettuale e accademica, le storiche firme del giornalismo, l’immortale industria filmica di Cinecittà, raccontati con eleganza e un pizzico di sarcasmo e di denuncia per i vizi e i difetti tra corruzione pubblica, mazzette e frodi fiscali. Uno show di varietà su cui governa, star indiscussa, il Dotòre Alfredo Pampaloni.

Convinta, il pomeriggio successivo, stesso divano, stesso condizionatore e stesso formaggio, con aggiunta di vino rosso, sono tornata ad immergermi nella storia di questa strampalata famiglia, cercando di districarmi fra le generazioni, con leggerezza e freschezza (che ci voleva proprio!). Niente da criticare, mi è proprio piaciuto! Penso leggerò altri libri suoi, perché far ridere senza essere comici è difficile, ma a Pallavicini riesce benissimo, soprattutto per la grazia e la bravura con le quali dipinge i personaggi[5]; lo consiglio davvero a chi ha voglia di sorridere, per ricordare che forse ogni famiglia ha una storia tormentata e per comprendere una generazione che oggi è agiata ma ci lascia nel tracollo.

Una commedia alla Amici Miei, insomma, dove si ride, si ride, ma alla fine ci si ritrova con l’amaro in bocca….


[1] Dal romanzo.
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Piersandro_Pallavicini
[3] Dal romanzo.
[4] Dal romanzo.
[5] In questo tuo ultimo romanzo c’è un vasto campione di umanità: il vecchio industriale, il gallerista, le due chimiche ed insegnanti universitarie, un ispettore di polizia donna. C’è uno di loro cui puoi dire di esserti più affezionato scrivendo?
Sì, c’è, ed è l’Ottolina. L’amica del cuore dell’io narrante. L’Ottolina è una donna intelligentissima, spiritosa, piena di charme intellettuale e di sconfinata pazienza e bontà ma, purtroppo per lei, sgraziata, anzi brutta. E  questa sua bruttezza, agli occhi della più parte degli uomini, è una colpa. La rifiutano e la irridono, non la considerano. E’ un genio della scienza, una persona squisita, e loro – i maschi – la prendono per i fondelli, quasi come se fossero disgustati, anzi offesi dalla sua bruttezza. Ecco, io le voglio bene per questo. Quante ragazzine, ragazze, donne, ho visto sottovalutate, insultate perchè brutte? O grasse? O anche semplicemente vestite diversamente dai canoni dettati dalla moda? E sarà che ho una figlia di dieci anni e inorridisco a pensare che tutto questo potrebbe accadere anche a lei, ma ho sentito il bisogno di stigmatizzare ciò attraverso un personaggio. L’Ottolina. Che alla fine ho reso così amabile, e così ingiustamente maltrattata, da volerle un bene dell’anima.

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