“Il bello della diretta!”

Non so se avete presente la mole di lavoro che c’è dietro alla preparazione di uno spettacolo teatrale; quante ore si spendono dalla stesura del copione, alle prove, ai laboratori, e poi se c’è danza e canto e dizione, ancora di più.

Si fa di tutto per prevedere l’imprevedibile, prove su prove, laboratori appositi, piani A,B, e C, – una volta durante una prova generale invece di dire

<<Forse nessun UOMO vi ha mai chiesto di essere la MADRE dei suoi figli>> dissi <<Forse nessun UOVO vi ha mai chiesto di essere la MOGLIE dei suoi figli>>

, generando una grossa risata… per fortuna inter-nos, ma nel dubbio che la potessi ridire “in diretta” imparai a prendere una bella pausa prima di quella battuta!; ma per quanto si possa provare e riprovare, tentare di piazzare piani alternativi e battute di emergenza, l’emozione è sempre in agguato, e NIENTE, proprio niente al mondo potrà mai essere abbastanza contro il bello della diretta.

 

Mesi e mesi di sudore e sangue (letteralmente) dietro a balletti, canzoni, battute, scene, OGGETTI DI SCENA.

Arriva lo spettacolo e OGNI SERA ne capita una. Una volta la pistola non è dove dovrebbe essere, così entrando in una scena nella quale nemmeno sarei dovuta essere, l’ho dovuta prendere e spostare senza che nessuno se ne accorgesse.

Rimane per me ancora oggi un mistero di come ci sia riuscita!

Un’altra sera è il turno del fonico di farci lo scherzetto, quattro donne impegante in un balletto sensuale attorno ad uno dei protagonisti, lui che sta al gioco e…

…………..silenzio.

La musica sparisce lasciando le suddette ragazze in posizioni a dir poco imbarazzanti e con il ragazzo che canticchia e schiocca le dita a ritmo nella vana speranza che la musica torni. Ma la musica non torna e con la coda fra le gambe sul fischiettare del protagonista, le quattro ballerine se ne vanno…..

 

La sera successiva invece è il turno delle botte da orbi. Prima quasi uccidiamo tutta la prima fila quando una delle attrici invece di gettare il vaso indietro come da copione, presa dall’emozione lo butta nel proscenio. Il vaso era vero! Così come i pezzi che hanno viaggiato per tutto il pubblico. Poi non contenti, mi capita di inciampare nelle mie stesse scarpe, e quello che sarebbe dovuto essere un delicato schiaffetto scenico diventa una papagna così forte da far recitare la mia collega con la guancia rossa per tutto il resto dello spettacolo.  Con tanto di commento dal pubblico: <<AHO ma glielo ha dato sul serio!>>.

Eh, sì. Ma non era affatto previsto. SORRY.

Infine, sempre la stessa sera, rischiamo di perdere uno degli attori che scordandosi che fosse il suo turno aveva appena masticato una manciata di noccioline, e quindi a momenti si strozza per recuperare in tempo….

 

Finiamo lo spettacolo stremati ma con una certezza:

be, non può andare peggio, no?

 

SBAGLIAVAMO!!!!

Passa una settimana e il weekend successivo siamo di nuovo in scena. Iniziamo, nemmeno dopo dieci minuti la scena viene interrotta, mi guardo intorno cercando di capire cosa non vada, quando la mia aiuto-regista nonché protagonista, dopo essersi tastata le tasche tre volte, rassegnata e per niente in dizione o nel personaggio se ne esce con: <<AHO ME SO PERSA ‘A CHIAVE>>.
Ora, per capire la gravità del tutto bisogna fare chiarezza sul contesto. LA CHIAVE perduta era tipo FONDAMENTALE per andare avanti nel giallo. Senza la chiave non sarebbe potuta entrare l’antagonista. Senza la chiave non potevamo far andare avanti la scena, ma soprattutto senza la chiave NON POTEVAMO SVELARE IL COLPEVOLE. 

PANICO

Io sono svenuta. Nella scena, anche se una parte di me avrebbe voluto svenire sul serio. Così ho preso tempo, portando tutti i personaggi a vagare per il palco, teoricamente in cerca dell’acqua o dei sali per farmi rinvenire, in pratica alla ricerca della chiave perduta.
Chiave che una mamma dal pubblico per fortuna vede e indica ad una delle attrici, era finita sul proscenio! COME? Rimane un mistero irrisolto.
L’attrice recupera la chiave e urla <<ECCOLA CATERINA, ECCOLA LA CHIAVE>>, io e il mio personaggio rinveniamo e la scena continua….

…a fine spettacolo le persone continuavano a farci complimenti e dirci che eravamo stati BRAVERRIMI in quella scena perché tutto era così realistico, soprattutto l’ansia, il panico, lo shock. E giù di complimenti.

Non abbiamo avuto il cuore di dir loro che non c’era proprio niente di finto, d’altronde se non se ne erano accorti vuol dire che eravamo stati bravi…. NO????

 

Non so per quale grazia divina l’ultima replica è filata liscia, ma nonostante tutto il sudore, alla fine ricordo con estremo piacere questo spettacolo proprio per tutte queste peripezie, per gli imprevisti, per le battute scordate, quelle invertite, le entrate in ritardo o in anticipo… della sera in cui tutto è andato bene non ricordo praticamente nulla.

Quindi forse, il bello del teatro è proprio l’inaspettato, l’emozione che gioca brutti scherzi, l’assoluta imprevedibilità. Il fallimento di ogni piano o previsione, forse il bello è proprio “Il bello della diretta”.

il bello della diretta.jpg


3 risposte a "“Il bello della diretta!”"

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