“TREDICI buone ragioni per leggere questa storia”

 

 

 

“Non si può mai sapere con certezza che tipo d’impatto ognuno di noi può avere sugli altri. Spesso, non ce ne rendiamo nemmeno conto. Eppure, questo impatto esiste eccome.”[1]

Leggere un libro ai tempi di Netflix, Nowtv, Sky, Mediaset Premium, Amazon Prime e compagnia bella è diventato complicato.

Non solo perché la comodità di starsene passivamente a letto a far scorrere puntata dopo puntata il telefilm ha ucciso quel po’ di voglia dei neolettori di mettersi attivamente a girare le pagine (noi irriducibili siamo una razza a parte, né e-book né altro potrà mai sostituire il profumo della carta, il piacere di fare le orecchie di nascosto alle pagine, o l’utilità di lanciare il libro addosso a qualcuno che si permette di criticare la lettura!), ma soprattutto perché nell’ultimo anno sono usciti quasi esclusivamente film e telefilm tratti dai libri. E allora perché, si chiedono gli ingenuotti, devo uscire, spendere soldi, portarmi il peso e usare il cervello per leggere, quando posso guardarmelo tranquillamente sulla Smart-tv??

Eh, perché?

A volte, nel torpore della sera, con un occhio già mezzo da Morfeo, mi riesce difficile dar loro torto e combattere per la conservazione dei libri!

Specialmente se il prodotto è anche buono. Ed è questo il caso, meglio dirlo subito. Però, io ci spero ancora, che nonostante la comodità, venga voglia di andarsi ad approfondire la trama, i personaggi ecc., fosse solo spinti dalla curiosità di capire da dove nasce quella storia che tanto ci ha appassionati.

 

Quando è arrivato TREDICI[2] sul piccolo schermo, io avevo letto il libro. Perciò tutto il clamore, lo scalpore, la sorpresa per i temi affrontati e per il come, lo avevo già vissuto. Ma mi ha molto colpito come frotte di adolescenti si siano avvicinate a questa storia commentandola su tutti i social, quando per ben un decennio il libro era stato a prendere polvere sugli scaffali.

Se la storia è la stessa, come mai Netflix ha battuto Jay Asher[3] 3 a 0?

È davvero la stessa storia?

Sì e no.

Spero tu sia pronto, perché sto per raccontarti la storia della mia vita. Ad esser più precisi, del perché la mia vita è finita. Se stai ascoltando queste registrazioni, allora tu sei uno dei motivi.”[4]

 

Voglio partire da una considerazione ovvia, perché le cassette? Perché non video su youtube? un “ritorno al passato”?, una scelta vintage? Così viene detto. Ma io ho subito pensato che potesse essere un primo piccolo grande indizio del messaggio che Hannah vuole lanciare, cioè: IO CI SONO, IO ESISTO.

Non passano inosservati nel 2007 (ambientazione del libro) né tantomeno nel 2017 (riadattamento) degli adolescenti con il walkman! Voglio dire, quanti sotto il 25 anni SANNO COSA SIA UN WALKMAN????
Forse, voleva che qualcuno si incuriosisse, che chiedesse, ma non succede. Non nel libro. Nel quale i genitori sono quasi del tutto assenti. Semplici comparse. Fantasmi. Ombre.[5]

E questo, nel libro, è una bella denuncia!

Possibile che nessuno si sia accorto dei segnali? Che nessun adulto abbia capito il profondo disagio di Hannah?

Asher non vuole a tutti i costi identificare un capro espiatorio o incoraggiare una condanna meccanica e totale, l’intenzione dell’opera, assai più profondo, è invece quello di far affiorare, in tutta la loro lesività, quegli aspetti, quei comportamenti, così definiti e “normali” della società da essere qualche volta invisibili agli occhi di molti.

 

Un’altra differenza abissale è la tempistica. Il romanzo si svolge tutto in un paio di giorni, Clay ascolta le cassette una dopo l’altra in un crescendo di angoscia e aspettativa, mentre nella serie tv addirittura a un certo punto le riconsegna incapace di sostenere il confronto. Confronto che obiettivamente nel libro non ha motivo di esserci perché Clay ed Hannah non sono amici. Lui è innamoratissimo di lei, lei sa a malapena che esiste.

Allora come mai è sulla lista dei colpevoli?[6]

 

“Ciò che mi rimane è la memoria. Peggio per me. Se ogni tanto fossi riuscita a dimenticare qualcosa, forse saremmo tutti più contenti ora.”[7]

 

 

I punti di vista di Hannah e di Clay si mescolano, lottano e si inseguono l’un l’altro, ma quello di Clay soccombe, perché è a posteriori, e ormai non può più farci niente.

Un altro cambiamento subito dallo show a discapito della durezza con la quale procede il libro è

SPOILER!!!

81_trediciche nell’ultimo episodio della serie tv arriva la notizia del tentato suicido di Alex, che desta in gravissime condizioni. Nel libro nessuno degli indiziati vive questo senso di rimorso o di grande turbamento, a eccezione di Clay.

QUESTO è importantissimo!!!! Perché denuncia ancora una volta non solo l’indifferenza del prima, ma anche quella del dopo!
I tredici delle cassette sono più preoccupati dell’impatto che queste dichiarazioni post-mortem potrebbero avere sulla reputazione piuttosto che invasi da un senso di colpa o dal rimorso.

Questo mi ha colpito tantissimo!

È come se ci fosse un virus che risucchia le emozioni di questi adolescenti, e viene da chiedersi se non sia il caso di trovare una cura, e presto! Soprattutto vedendo e sentendo gli ultimi atti di bullismo e cyber-bullismo di cui siamo invasi[8]!

Il libro in questo senso è più diretto, più spietato della serie tv. Nessuna ammissione di colpa, nel libro. Nessuna rivalsa. Nessuna redenzione!!!

Tredici ci porta al limite personale che ognuno di noi ha e lo oltrepassa, perché non ci risparmia. Ci infastidisce nelle viscere, perché non riusciamo a tirarci indietro. Eppure lo facciamo nella vita di tutti i giorni. Quante cose ci passano davanti agli occhi e non le vediamo?

 

Risultati immagini per thirteen reasons why gif“Ci sono tanti tipi diversi di solitudine. Non parlo di quando ci si sente soli in mezzo alla folla, quello succede sempre, a tutti. E non è la solitudine di chi cerca l’amore, o di chi viene preso in giro dai ragazzi popolari. La solitudine di cui parlo è di quando pensi di non avere più niente. Niente. E nessuno. Stai affogando, e nessuno ti tira una fune.”[9]

 

 

È un libro adatto ai più giovani ma anche agli adulti, perché fa (ri)conoscere e capire un po’ di più il mondo di oggi, di questa nuova ferocia, di questa nuova INDIFFERENZA, e forse, fa capire anche che a volte dietro un silenzio si nasconde un universo….

ma siamo pronti ad ascoltarlo?

 

 

“Siamo una società di guardoni. Siamo tutti colpevoli. Tutti guardiamo, Tutti pensiamo cose di cui ci vergogniamo.”[10]

 

 

 

 

 

 

 


[1] Dal romanzo.
[2] Quando Clay Jensen ascolta il primo dei nastri che qualcuno ha lasciato per lui davanti alla porta di casa non può credere alle sue orecchie. La voce che gli sta parlando appartiene ad Hannah, la ragazza di cui è innamorato dalla prima liceo, la stessa che si è suicidata soltanto un paio di settimane prima. Clay è sconvolto, da un lato non vorrebbe avere nulla a che fare con quei nastri. Hannah è morta, e i suoi segreti dovrebbero essere sepolti con lei. Ma dall’altro, il desiderio di scoprire quale ruolo ha avuto lui nella vicenda è troppo forte. Per tutta la notte, quindi, guidato dalla voce della ragazza, Clay ripercorre gli episodi che hanno segnato la sua vita e determinato, in un drammatico effetto valanga, la scelta di privarsene. Tredici motivi, tredici storie che coinvolgono Clay e alcuni dei suoi compagni di scuola e che, una volta ascoltati, sconvolgeranno per sempre le loro esistenze.
[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Jay_Asher
[4] Dal romanzo.
[5] Mi sento invece di sottolineare la bravura estrema dimostrata da Kate Walsh (Private Practice) nel ruolo della mamma di Hanna. Un personaggio commovente, struggente. Nel libro non c’è, non così almeno.
[6] Jay Asher afferma che la storia riguarda Clay, uno degli altri, perché ha a che fare con le conseguenze che l’atto di Hannah ha portato nella sua vita: alla fine della storia è lui a cambiare.
[7] Dal romanzo.
[8] http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2017/12/11/news/ragazzino_denuncia_i_bulli_in_un_video_e_la_rete_si_mobilita_solidarieta_per_keaton-183756269/?ref=search ; http://torino.repubblica.it/cronaca/2017/12/09/news/cuneo_una_studentessa_di_terza_media_io_vittima_di_cyberbullismo_-183622841/?ref=search
[9] Dal romanzo.
[10] Dal romanzo.

 


CURIOSITA’: In circolazione ci sono due versioni del romanzo con due conclusioni diverse. L’originale, nel quale (come nella serie tv) Hannah è a tutti gli effetti morta. E un’altra edulcorata dalla casa editrice in prima stesura, poiché riteneva che un suicidio fosse troppo disturbante per la fascia di pubblico al quale volevano vendere il libro, e così alla fine Hannah era in coma, ma si sveglia. E tutti hanno una seconda occasione.

Sinceramente ritengo questo finale alternativo meno educativo e meno di impatto. La morte di Hannah DEVE disturbare!

DEVE lasciare l’amaro.

E DEVE far riflettere.


5 risposte a "“TREDICI buone ragioni per leggere questa storia”"

  1. Un libro straziante e la serie tv ancora di più
    hai perfettamente colto secondo me cosa voleva dire Asher cioè che è l’indifferenza che uccide veramente più ancora della cattiveria quindi dobbiamo imparare a difendere chi vediamo bullizzato o almeno andare a dirlo ai genitori o ai professori però a volte anche loro preferiscono stare zitti

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  2. Leggere l’articolo alla fermata, in attesa dell’autobus. Focalizzarsi sulle ultime parole e iniziare a formulare un pensiero: “devo..”. Essere interrotti dalla pioggia improvvisa… ecco.. sarà un libro che leggerò seduta su un tappeto, con poca luce, mentre fuori piove.

    P.S. Sto ancora aspettando l’autobus e non ho l’ombrello..

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  3. Come molti forse, ho visto la serie tv senza leggere il libro, e devo dire che mi trovo d’ccordo con te su tutto, l’indifferenza è la vera arma, e nella seconda stagione si vede ancora meglio perché ci sono nuovi e atroci atti di bullismo di cui nessuno si accorge o ancora peggio chi si accorge non denuncia o chiude un occhio, e penso che purtroppo rispecchia la società in cui stiamo vivendo, quindi spero che vedendo (o leggendo) si possa fare qualcosa a riguardo.

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