“Che fine ha fatto la conversazione?”

Mi sento molto vecchia a volte quando entro in un locale e mi guardo intorno, convinta di trovare persone con cui chiacchierare e invece non c’è altro che silenzio. O chiusura. O entrambe.

Il silenzio di chi se ne sta piegato sul proprio smarth-phone a giocare a candy crush invece che fare uno scambio di battute col barista. Il silenzio di chi scrive sms a raffica senza nemmeno ringraziare la cameriera che gli ha servito l’ordine.

Oppure gruppetti chiacchierecci ma totalmente chiusi nel loro bozzolo, che guai anche solo a guardarli ti becchi un insulto.

A costo di sembrare nonna Belarda io lo dico: ai miei tempi non era così.

Quando avevo venti anni o meno, entravo in un pub, un bar, un locale X per conversare. Qualche volta con l’intento di proseguire la conoscenza anche fuori da lì, altre volte per il gusto di far passare qualche momento con persone diverse.

Alcuni dei miei amici io li ho conosciuti così: perché hanno risposto a una mia frase anche da tavoli diversi. Perché mi sono intromessa in una conversazione che non mi competeva.
E ancora oggi usciamo, ci vediamo, ridiamo.

Ma adesso ho quasi paura a inserirmi in un dialogo, non c’è spazio di manovra, i gruppetti si parlano fitti e chi è entrato da solo, da solo vuol restare. Mentre ai miei tempi (azz, l’’ho detto di nuovo, fra un po’ pretnderò che i più giovani mi lascino il posto a sedere sul bus) se entravi da solo era proprio per trovare un compagno di sventure, seppur momentaneo.

Quanti caffè offerti da sconosciuti, quanti caffè offerti a degli sconosciuti.

Perché era così, ci piaceva parlare!

Che cosa è successo?

Abbiamo perso le parole?, come dice il buon Liga?

E non puntiamo subito il dito su internet o le tecnologie che quelle sono mezzi, ma devono essere attivate da qualcuno. Se il mio telefonino resta in tasca non nuove ai miei rapporti umani. Se il pc lo uso per lavorare non mi impedisce una chiacchiera col barista! Se preferisco giocare a tetris anziché parlare, non è colpa delle tecnologie. Non stavolta, almeno.

Anche in palestra – mi dicono perché io si sa che non le frequento – la gente se ne sta per conto proprio, con le cuffiette o gli amici già in lista.

Quindi esclusa la scuola non c’è più un luogo di incontro…. Vi rendete conto di che tristezza di prospettiva è????

Se poco poco negli anni scolastici sei un po’ timido, ti trasferisci o non trovi la metà della mela, sei spacciato! Sarai triste e solo per sempre?????

NO, non ci sto!

Ridateci la conversazione.

Vi prego, se qualcuno mi sta leggendo lo faccia, entri in un locale e PARLI con qualcuno. Chiunque, davvero, non importa sesso o età. Basta che parli, che ci provi. Bene che vada avrà conosciuto una persona nuova e magari anche piacevole. E mal che vada avrà perso due minuti della sua vita.

Alzate lo sguardo, guardate intorno a voi, ci sono altre persone, e alcune sono antipatiche, spregevoli, ma altre sono fantastiche.

E se non ci riappropriamo del gusto della parola finiremo tutti in monolocali bui a mangiare cibo spazzatura. Che per quanto la prospettiva dopo una settimana faticosa sembra quasi allentante, non lo è.

Siamo animali sociali.

Dimostriamocelo!

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