“Trentatré teorie e nessuna certezza”

Abituata a serie tv americane, inglesi e più raramente italiane, l’idea di un prodotto tedesco devo dire che non mi entusiasmava… specialmente visti i precedenti come “Derrik” o “Un caso per due”. Ma, sarà per la scelta della colonna sonora[1], per la trama[2], per i continui paragoni con LOST, o per semplice curiosità, ho ceduto. Mi sono preparata würstel e crauti* per entrare nell’atmosfera, mi sono stappata una EKU 28, e mi sono spaparanzata sul divano-letto con la prima puntata di DARK[3].

E poi la seconda, e poi la terza e poi la quarta….

Solo alle 3 del mattino, quando gli occhi mi chiedevano pietà sono riuscita a staccarmi da questo dramma psichedelico dai mille misteri!

Viaggi nel tempo. Banalmente potrei dire che il tema principale è questo, ma sarebbe veramente ridurre all’osso una serie intricata e ben studiata in cui ogni dettaglio si combina all’altro in un gioco raffinatissimo di rimandi fra il 1953, il 1986 e il 2019.

“La divisione tra passato, presente e futuro ha solo il valore di un’ostinata illusione”[4]

Trentatré anni nei quali gli eventi sembrano ripetersi e influenzarsi. Ma come? Perché?

Il giorno successivo sono tornata a casa con il desiderio di riprenderne la visione, di capire, di riuscire ad avere risposte da almeno uno dei personaggi. Ma ognuno di loro tende a nascondere la verità, e solo insieme a loro capiamo cosa sta succedendo a Vindem.

Le risposte però fanno solo crescere altre domande, “Chi sono i buoni? Chi i cattivi? Perché viaggiano nel tempo? Come si può fermare?” , tanto che ho cominciato a sognarmelo anche di notte.
Vindem mi ha ipnotizzato, sono dipendente dai suoi abitanti e i suoi misteri.

Dark è stata paragonata a Stranger Things, ma svela fin da subito un’evoluzione nella trama molto più raccapricciante ed oscura rispetto alla serie dei fratelli Duffer. A partire dai crudi rinvenimenti dei corpi di bambini mutilati in viso, fino alle lugubri scene di morte di insieme degli animali, continuando poi con la ponderata sovrabbondanza del numero 33, i numerosi rimandi ad Einstein e alla fisica dei buchi neri e o alla visione dell’eterno ritorno dell’uguale proposto da Nietzsche, la cui idea di circolarità è alla base di tutta la serie, in grado di tenere i telespettatori attaccati allo schermo fino alla fine.

Questa è una serie tv che a mio parere va vista in solitaria per poter prendere appunti, stoppare nei momenti clou, decidere di rivedere delle parti. Giocare con il telefilm.
In una sera di inverno, mentre fuori scroscia la pioggia (come in ¾ delle scene della serie tv), spegnendo ogni tecnologia e avvolti in una calda coperta. Con del cibo tedesco e fiumi di birra.

Finita in tre giorni, con la pancia più gonfia per via della birra e la testa completamente confusa, non posso che consigliarla a chiunque incontro! E aspettare con ansia la seconda stagione.

 

 

 

 

65_dark

Graphic by: Gioia

*Würstel e Crauti
(la ricetta è di mia mamma, Mena)

 

Ingredienti
400 gr di crauti in scatola
– aceto, sale q.b.
– 400 ml di acqua
– 4 würstel

Preparazione

In una pentola mettiamo la cipolla tagliata in piccoli pezzi e aggiungiamo i crauti dopo averli scolati. Versiamo 400 ml d’acqua calda, un cucchiaio di aceto e una spruzzata di sale. Lasciamo bollire, dopo aver messo il coperchio sulla pentola, per circa un’ora. Se necessario aggiungiamo altra acqua.

Su una griglia facciamo cuocere i würstel e quando saranno cotti i crauti, li scoliamo con un mestolo bucherellato e li poniamo su un piatto piano, coprendo tutta la superficie. Sopra i crauti appoggiamo i würstel et voilà.

 

 

 

 

 


 

 

[1] https://youtu.be/8c399HPb01s
[2] Winden, 2019. La scomparsa di due bambini in una città tedesca e le conseguenti ricerche porteranno alla luce misteri e oscuri segreti che questa piccola cittadina nasconde, rivelando i rapporti e il passato di quattro famiglie che vi abitano: i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler ed infine i Tiedemann.
[3] La serie è creata da Baran bo Odar e Jantje Friese, che sono coadiuvati in sede di sceneggiatura da Martin Behnke, Ronny Schalk e Marc O. Seng, mentre della regia si occupa il solo Baran bo Odar.
[4] Einstein.

3 risposte a "“Trentatré teorie e nessuna certezza”"

  1. Sono d’accordo il fatto che fosse tedesca mi aveva molto allontanata invece è a dir poco perfetta, mi ha lasciata senza parole se non positive quanto le tue
    e sì concordo anche sul munirsi di crauti e wurstel ahaha

    Piace a 1 persona

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