I Classici: “La fabbrica di Cioccolato”

Aprite i cancelli. Entrate, prego. Venite avanti. Chiudete i cancelli. Benvenuti nella mia fabbrica. Chi sono io? Beh...[1]

 

 

Sono sempre stata una fan del salato più che del dolce. Ma come si fa a resistere al cioccolato?

Esiste una formula magica?

No perché io non ci sono mai riuscita!

Sarà per il potere benefico[2], il sapore, la goduria dello sgarro, non saprei, so però che ne devo avere sempre un pezzettino a casa. Posso non mangiare tiramisù, crostate o ciambellone anche per un anno intero (è successo in effetti), ma non toglietemi il cioccolatino di scorta!

 

Con questa premessa, riuscite a immaginare come mi sono letta LA FABBRICA DI CIOCCOLATO[3] di Roald Dahl?
Avevo appena finito LE STREGHE, sempre dell’autore, ed essendomi molto piaciuto, ne cercavo un altro con il quale approfondire la conoscenza, se non che, nella piccola ma fornita biblioteca delle elementari, ecco spuntare una copertina accattivante, con un bel biglietto dorato in primo piano e questo titolo godurioso assai.
MIO.
Me lo sono portata a casa con delle aspettative altissime, e devo dirvi che non sono state deluse.

Innanzitutto una divertente curiosità che molti non sanno: Il racconto è ispirato alla gioventù di Dahl: quando andava al liceo a Repton, la famosa ditta fabbricante di cioccolato Cadbury inviava ai collegiali delle scatole piene di nuovi tipi di dolci e un foglietto per dare il voto. I dolci favoriti giungevano nel mercato.

 

Chi non vorrebbe essere Charlie?

 

Solo una volta all’anno, in occasione del suo compleanno, a Charlie Bucket era dato assaggiare un po’ di cioccolato. Tutta la famiglia metteva da parte i soldi per quella speciale occasione e quando il grande giorno finalmente arrivava, gli regalavano sempre una tavoletta di cioccolato che Charlie poteva mangiare tutto da solo. Ogni volta che ne riceveva una, nel meraviglioso giorno del suo compleanno, la riponeva con cura in una scatolina di legno e ne faceva tesoro come se si trattasse di un lingotto di oro fino; nei giorni seguenti si permetteva soltanto di guardarla, senza neanche sfiorarla.[4]

 

Cioè oddio, non per la situazione economica né per la fame atavica che si porta dietro, ma per il biglietto d’oro sì! Lui e gli altri bambini -Augustus Gloop[5], divoratore di dolci, Violetta Beauregarde[6], campionessa mondiale di gomma da masticare, Veruca Salt[7], bimba ricchissima e molto viziata e Mike Tivu[8], teledipendente- non sanno che il vero scopo di Willy Wonka[9], il proprietario della famosa fabbrica di cioccolato, ha indetto questo concorso per farla visitare, per cercare un erede a cui lasciare tutto. Rispetto ai film, nel libro i personaggi vengono scandagliati fin nelle viscere, e la famiglia di Charlie vince a man basse, non si può non tifare per lui.

Il percorso è ovviamente pieno di ostacoli e indovinelli e personaggi bizzarri, e sia da bambina sia da adulta, le parti più fantasiose sono le mie preferite! Quello che sorprende è che Dahl riesce a ideare e a descrivere un mondo immaginario vivace che profuma davvero di cioccolato, zucchero e caramella! La sua ironia non scontenta e il modo che ha di esporre, di arricchire la storia con particolari sempre più insoliti, fantasiosi e affascinanti, tiene incollati alle pagine.

 

«Ma è impossibile!» disse il piccolo Charlie, spalancando gli occhi.«Certo che è impossibile!» esclamò Nonno Joe. «Anzi, è assolutamente assurdo! Eppure il signor Willy Wonka ci è riuscito!»[10]

 

Mi è piaciuta molto la metafora del cioccolato che ne faceva un’analisi critica (che non ho letto ovviamente a dieci anni ma molto molto moooolto dopo):

“Il cioccolato è metafora potente di dolcezza, bontà, calore, allegria, condivisione, dono. Il cioccolato ci restituisce immediatamente il significato della Bontà che scorre a fiumi, morbida, avvolgente, profumata. È il respiro stesso della famiglia, il sentimento che la anima (o che dovrebbe animarla) e la muove. A questa icona, però, si affianca la fabbrica automatizzata, tetra e isolata. La bontà è divenuta meccanica. La famiglia si è trasformata nello stereotipo di se stessa.”

Willy Wonka: Cosa ti fa sentire meglio quando ti senti a pezzi?
Charlie: La mia famiglia[11]

 

Non so quanta cioccolata ingurgitai in quei pochi giorni di lettura del romanzo, ma penso parecchia perché ho un vago ricordo di brufoli e mal di pancia associati. Ma ne valse la pena, e continua a valerne, sempre.

 

 


81_ fabbrica cioccolato
Anna
[1] Dal romanzo.
[2] http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/cioccolato.html
[3] “La fabbrica di cioccolato” è un libro che molti hanno conosciuto grazie all’enorme successo ottenuto prima dal film “Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” e poi dal film di Tim Burtun che vede protagonista Johnny Depp. Ma come sempre la versione cartacea è molto, molto meglio!!!!
[4] Dal romanzo.
[5] curiosità:“Gloop” mette insieme due parole inglesi, “glop” (cibo semisolido, pappina schifosa) e “goop” (persona nauseante). Augustus, goloso sino alla ripugnanza, non può sintetizzare al meglio questi concetti.
[6]curiosità: Viene da un francese storpiato per indicare qualcuno che si specchia nella propria bellezza. Violetta, degna figlia di cotanta madre, è attratta solo dall’apparire e dal primeggiare. È ambiziosa quanto finta, bella quanto vuota.
[7] curiosità: Letteralmente: una piaga salata, c’è da aggiungere altro?
[8]  curiosità:Mark è il prototipo del ragazzo abbandonato ai videogames, un prodotto di Superquark, dei Power Rangers e della Playstation.
[9] curiosità: “Wonk” è un termine inglese che identifica un ragazzo che rifiuta la “vita sociale” per rintanarsi nello studio. Willy, tradito negli affetti, si isola da tutto rinchiudendosi nella propria fabbrica, attorniato dai piccoli operai Oompa Loompa che gli garantiscono un surrogato di rapporti umani.
[10] Dal romanzo.
[11] Dal romanzo.

2 risposte a "I Classici: “La fabbrica di Cioccolato”"

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