“Di giardini botanici, di professori distratti e di scambi di persona”

Una volta, in quarto liceo, il professore di scienze decise di portare la mia ed altre classi al giardino botanico. Perché decise di farlo proprio in Aprile coi pollini in giro dappertutto non saprei. La mia prima reazione fu di dire no e starmene a casa, ma il ragazzo che mi piaceva ci sarebbe andato e anche la mia rivale… non potevo certo lasciarle campo libero!
Non so quanti antistaminici ho preso per poterci andare, ma evidentemente non era la dose sufficiente perché mi ritrovai comunque con gli occhi gonfi e rossi e il naso grattugiato dal continuo soffiarlo.
Una volta arrivati al giardino botanico, il professore decise che tutto sommato potevamo capire da soli il percorso e ci mollò senza troppi problemi per andare a parlare con altri professori di altre e classi e altre scuole presenti.
Col senno del poi devo dire che fu una pessima scelta, avevamo diciassette anni, eravamo dei minori in piena febbre ormonale, e come se non bastasse quel posto era un labirinto, cosa impediva a un malintenzionato di rapinarci o rapirci e scappare senza lasciare tracce?
Allora però la prendemmo decisamente bene. Avevamo diciassette anni, ed eravamo liberi in orario scolastico!!!

 

Girovagammo un po’ qua e là fingendoci interessati a piante e piantine, fino a che le mie amiche cominciano a sghignazzare e mi indicano un tipo che continua a seguirci e fissarci. I film mentali per capire a chi fosse interessato, le ipotesi sull’approccio che avrebbe usato, furono un automatismo ben congeniato. Alla fine il tipo, smilzo, un po’ imbarazzato, si avvicinò e mi indicò chiedendomi se mi potesse parlare un attimo da soli.

Risatine, battutine, le mie amiche si allontanarono abbastanza da fargli credere di essere gentili, ma non troppo perché ovviamente dovevano godersi tutta la scena.
Il mio unico pensiero era che stavo per starnutire e non avevo un fazzoletto a portata di mano!
“Ma come ha potuto scegliere me? Cioè oggi. Col naso smoccioloso… ma che gusti ha questo?” -pensai, e ci sedemmo poco distanti, fra i girasoli, io quasi non respiravo, ma ero troppo curiosa per mollare.

Lui era uno di quelli a cui stava ancora cambiando la voce e quindi nel mezzo di una frase passava dal timbro bestiale di Massimo Corvo[1] alla voce cristallina alla Stefano Crescentini[2], rendendo la conversazione – se possibile – ancora più imbarazzante. All’inizio balbettò qualcosa di indecifrabile e cominciò a farmi una tale pena , mista al fatto che gli occhi mi si stavano iniettando di lacrime per la vicinanza ai fiori, che feci per parlare io. Ma improvvisamente tutto d’un fiato prese coraggio e parlò.

Solo che non capii niente di quello che mi stava raccontando.

In sintesi un certo Gabriele si scusava per il comportamento avuto nei miei riguardi, ammetteva di essere stato un idiota, pregava per il mio perdono e mandava lui, chiunque fosse, a parlare perché in sostanza si vergognava troppo.

Rimasi cinque minuti buoni in silenzio, guardando i miei compagni di classe per capire se qualcuno di loro ci avesse messo lo zampino, ma gli unici a guardarci erano le mie compagne curiosissime e la mia cotta. Il tipo, che solo più tardi scoprii si chiamava Andrea, era pallido e tremante, ed io non sapevo bene come rispondere, ma alla sua domanda diretta, se avessi qualcosa da dire al riguardo non potei  mentire:

Giardino-giapponese
Graphic by: Gioia

<<Avrei una domanda>>
<<Dimmi>>
<<Ma chi cavolo è Gabriele????>>

Il suo pallore era a livelli preoccupanti, riuscii a vedergli le vene del viso, una cosa inquietantissima, balbettò qualcosa descrivendomelo, ma la mia faccia continuò ad essere un grosso punto interrogativo. Inutile fu nominarmi luoghi o amici di amici.

Al ché, finalmente, gli venne l’atroce dubbio.
<<Ma tu non sei Giorgia della III A??>>

Scoppiai a ridere, mio malgrado, poveraccio.
<<No. Io sono Gioia, IV A. La vedi quella ragazza con la giacca rossa… ecco, quella è la persona che cerchi>>.

A sua discolpa eravamo entrambe ricce e alte uguali, corporatura simile, ed entrambe vestite di rosso.
<<Ad ogni modo posso darti due consigli non richiesti?>> – gli dissi – <<Primo, sto Gabriele dovrebbe proprio parlare per sé perché mandare il messaggero fa molto Settecento, non penso a Giorgia piacerà. Ma se proprio devi, non dire….>>

E gli riscrissi il discorso, rendendolo a misura di donna.

Quando tornai dalle mie amiche ridemmo a crepapelle dello scambio di persona, ma quando fu la mia cotta a chiedermi chi fosse, la storia fu ovviamente diversa. Andrea divenne un corteggiatore, e pure Gabriele. Ma si, abbondiamo.

Ci sarebbero voluti altri ANNI affinché lui si svegliasse, ma quel giorno piantai il seme della gelosia, e cominciò a guardarmi con occhi diversi. Perché se gonfia come un pesce palla in difesa, riuscivo a conquistare non uno, ma ben due ragazzi, cosa avrei potuto fare in condizioni meno pietose? Eh, mio caro….

Mezz’ora dopo, il professore decise che doveva pur guadagnarsi la pagnotta, ci radunò e si mise a spiegare le varie tecniche di nonsobenecosa perché ormai orecchie naso occhi e gola erano completamente fuori gioco.

Non seppi mai se Giorgia avesse perdonato Gabriele ma tornai a casa con due consapevolezze: 1) MAI più una gita in un giardino botanico 2) in amore e in guerra TUTTO è concesso….

 

 

 


[1] https://www.antoniogenna.net/doppiaggio/voci/vocimc.htm
[2] https://www.antoniogenna.net/doppiaggio/voci/vocisc.htm

2 risposte a "“Di giardini botanici, di professori distratti e di scambi di persona”"

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