“Questione di linguistica”

Si fa un gran parlare dell’essere single. Io preferisco dare alle cose la giusta definizione: zitella!

 

Sì beh perché se il termine è stato coniato un motivo ci dovrà pure essere, insomma, rende perfettamente il concetto, cambiano solo le sfumature con il passare degli anni. Un tempo le zitelle erano coloro che pudicamente se ne rimanevano a casa aspettando che qualche uomo le chiedesse in sposa, solitamente erano bruttine, e nella maggior parte dei casi questo non accadeva. Così passavano il resto della loro virginea vita ad accudire i nonni, i genitori, i nipoti a tessere quintali di centrini e ad accudire centinaia di gatti colte da crisi isteriche ogni volta che si avvicinava il periodo premestruale. Oggi le zitelle sono donne o ragazze non accoppiate che nel dubbio e nell’attesa del principe azzurro si divertono a guardarsi attorno.

Ora il concetto del “guardarsi attorno” ha molte sfumature c’è chi discretamente si fa “gli affari suoi”, instaura rapporti frugali, più o meno importanti, frequentazioni a lungo o breve termine. E coloro che invece aspettando il principe azzurro si divertono con tutto il reame di un’età compresa tra i 17 e i 50 anni! Una saggia persona mi disse che bisognava assaggiarne di gusti di gelati prima di sentenziare quale fosse quello che ci piaceva di più, ma mi avvertì di stare attenta ai mal di pancia…peccato non si espresse sulla possibilità di un’intolleranza al lattosio, oggi mi sarebbe tornata utile!

Spiegata l’etimologia è interessante analizzare le fasi della zitellaggine, che cambiano di molto in base all’età. In fase adolescenziale è tenera e dolce, ma soprattutto dura periodi brevi visto che ci si innamora e disinnamora con la facilità con cui lo fanno i gatti nel mese di marzo…solo alcune hanno la fortuna (o sfiga, dipende dai punti di vista, che spesso si maturano meglio in tarda età) di portare avanti per del tempo tali rapporti. Le donne più mature vivono la zietellaggine come un dramma, l’orologio biologico si fa sentire, si abbassano le pretese, si diventa accondiscendenti, si cambiano abitudini, si fanno plastiche, si fanno diete massacranti, potrebbero anche diventare trapeziste pur di ottenere un maschio alfa che dia loro prole. Badiamo bene di non deridere mai questa fase…perché tocca a tutte, quindi massimo rispetto per l’orologio biologico che ticchetta sempre più velocemente! Poi ci sono le giovani donne!
Coloro che oscillano in un’età che va dai 20 ai 35 anni. Escludendo chi proprio madre natura l’ha mortificata dotandola di estrema bruttezza o imbarazzante idiozia, come diceva la mia cara nonnina a questa età si vive la bellezza dei muli, si è tutte belle, carine e simpatiche. E questa dovrebbe essere la chiave: una carina intelligente simpatica la vogliono tutti…diceva lei, ma poverina è morta troppo presto per avvertire il cambiamento che era nell’aria. Cosa è successo?

Questo è il dramma dei tempi moderni: il maschio, che mediamente fino agli anni ’80 veniva intortato da un bel visino e da una candida voce, e che finiva sempre per sposarsi, un po’ per distrazione un po’ per sfinimento, adesso s’è fatto furbo! S’è informato…ha intuito che i dolci e teneri visini diventeranno rugosi e i ventri piatti pieni di smagliature, che il carattere dolce e la vocina soave prenderà le sembianze di quelle di una strega…

Come è finita? Che il potere se lo sono presi loro! Questi simpatici esserini, per i quali nessuna di noi si spiega il motivo, proviamo forte attrazione, hanno capito come gira il mondo, gli ci sono serviti circa 2000 anni, ma ognuno ha i suoi tempi!

 

Il dato di fatto è che oltre ad essere la generazione dello spread, che vive una delle più grandi crisi economiche e del lavoro, viviamo anche la più grande crisi linguistico-sentimentale mai esistita sul pianeta terra, utilizziamo parole in codice per non dire quello che in realtà siamo o proviamo. Si parla di frequentazioni, quando un tempo si sarebbe parlato di relazione, la frase “prendere un caffè” è divenuta quanto di più erotico si possa immaginare, poiché preclude a tutt’altro, si usa il termine “ci sentiamo” per dire “ci vado a letto”, si comunica solo su social network e a forza di mettere tutti sti cacchio di #hashtag non ci si capisce più a chi ci si rivolge, se ci si fidanza con una persona si definisce sempre “una cosa tranquilla”, si crede che un “mi piace” su Facebook possa corrispondere a un “s’è fatto/a sentire”.

Sarà, ma il famoso principe azzurro io non riesco a vederlo che chatta su WhatsApp, perciò rivendico il potere e l’essenza dell’essere zitella!

 

 

65_zitella
Graphic by: Gioia

 

 


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