“Ma poi, che cos’è davvero ‘normale’ ?”

MILLEFOGLIE DI CIOCCOLATO CON PANNA E FRAGOLE*
(la ricetta è della mia mamma, Mena)

Ingredienti (per 4 persone)

– 250 g di cioccolato fondente
– 3 decilitri di panna fresca di frigorifero
– 4 cucchiai rasi di zucchero semolato
– 400 g di fragole di stagione mature
– 2 cucchiai rasi di zucchero a velo per decorare

Preparazione

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Graphic by: Gioia

Cominciamo sbriciolando il cioccolato fondente e facendolo in seguito fondere in un tegamino a bagnomaria.
A questo punto, una volta ben sciolto e senza grumi, versiamo il cioccolato su di un ampio foglio di carta oleata oppure della carta forno, distendendolo in modo omogeneo con l’ausilio di una spatola piatta. Realizziamo una sorta di rettangolo e lasciamo raffreddare a temperatura ambiente.
Nel frattempo montiamo la panna fredda di frigorifero unendo lo zucchero semolato. Laviamo le fragole sotto acqua corrente, asciughiamole e tagliamo a cubetti, ricordiamoci però di lasciarne qualcuna a spicchi per la decorazione finale.
Uniamo i cubetti di fragole alla panna, amalgamando bene e gentilmente dal basso verso l’alto per evitare di smontare la panna stessa.
Ora con l’aiuto di un coltello con la lama sottile e appena riscaldata, tagliamo il cioccolato in 16 rettangoli, costruendo così le “sfoglie” da impilare. Disponiamo un primo strato di sfoglia al cioccolato fondente su dei piattini da dessert, lo copriamo con la panna montata e con le fragole e proseguiamo con lo stesso metodo, alternando cioccolato e panna, realizzando circa 4 strati di sfoglia per porzione e fino ad esaurire gli ingredienti.
Chiudiamo con l’ultimo strato di cioccolato e decoriamo la superficie con le fragole tagliate a spicchi, infine spolverizziamo con lo zucchero a velo.
Lasciamo in frigo almeno un’oretta prima di servire le 4 porzioni di millefoglie di cioccolato con panna e fragole.

 

Immagine correlata

Ci sono argomenti delicatissimi, rischiosi, difficili da raccontare perché potenzialmente esplosivi, uno di questi è l’autismo.
Quando ero all’università ho frequentato un piccolo seminario sulla teatroterapia applicata proprio ad alcuni tipi di autismo, perché bisogna sapere prima di tutto che autismo è una diagnosi molto vaga che racchiude in sé moltissime variabili.

È stata un’esperienza che mi ha cambiata nel profondo, vedere come un esercizio apparentemente banale, potesse essere fonte di grande fatica per questi bambini speciali. Ed è stato bellissimo vedere come alla fine riuscissero ad eseguirli. Non mi sono specializzata in questa branca, ma ho appreso comunque moltissimo e spesso quelle stesse tecniche le uso anche con i bambini classificati come normodotati.

La soddisfazione che si prova quando un bambino supera le proprie difficoltà e riesce laddove fino a qualche lezione prima era sicuro di fallire, è qualcosa di impagabile!

Risultati immagini per atypical gifPer questo questa estate ho apprezzato tantissimo la dramedy Netflix, Atypical [1], nel quale l’autismo è affrontato con delicatezza ma non con superficialità, attraverso Sam un ragazzo del tutto consapevole della sua malattia e degli effetti che questa provoca non solo nella sua vita ma anche in quella degli altri e che, a modo suo, prova a strapparsi di dosso l’etichetta di anormale, cercando di accostarsi a usi ed esperienze comuni. È un ragazzo che come i suoi coetanei vuole avere a che fare con l’amicizia, con il sesso, con l’amore. Sam viene mostrato senza maschere e senza alcun intento di commuovere il pubblico, anzi, a volte nella famiglia sembra il meno atipico…

Risultati immagini per atypical gifLa patologia è presente, ma non viene rappresentata clinicamente nel particolare, piuttosto è vista come un approccio anticonformista ai dubbi e agli eventi tipici della pubertà, Atypical parla di integrazione, dell’esigenza di essere tutti compresi malgrado le mille differenze. Mi è piaciuta la mamma iperprotettiva che, come si dice a Roma, a una certa sbrocca e comincia ad avere una relazione clandestina per sfuggire alla routine; la sorella complice e amica; il padre che scappa perché non si sente all’altezza e che poi torna e cerca di recuperare.
Perché è reale: è una famiglia che posso riconoscere. Le paure, le ansie, sono raddoppiate per via della patologia, ma sono le stesse che vedo e vivo ogni giorno in una qualsivoglia famiglia con adolescenti!

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Sam nel pilot decide che è giunto il momento di trovare una fidanzata. E ci trascina così nella sua ricerca tragicomica della felicità, per niente sconfortato dalla percentuale (bassissima, del 9%) di persone colpite da autismo che arrivano a sposarsi.  “E non perché non vogliano” nota Julia, la sua terapeuta, alla madre di Sam “Ma perché non ne sono capaci”. Noi ridiamo CON lui, non DI lui. Ed è questa la grande forza di questa dramedy secondo me!

Non è una serie buonista e non credo l’intento fosse sensibilizzare la popolazione, quanto mostrare una realtà che è inutile ignorare!

La scelta di farlo uscire in Estate è stata molto intelligente secondo me, perché si è fatta spazio in un palinsesto pieno di buchi lasciati dalle serie tv in pausa ed è stata una boccata d’aria fresca in una stagione afosa. Perciò consiglio di guardarla col sole a picco e la famiglia riunita, il tutto condito con una abbondante porzione di MILLEFOGLIE DI CIOCCOLATO CON PANNA E FRAGOLE*. Un perfetto connubio, un dolce goloso, fresco e non troppo calorico! perché Sam ve ne farà venire voglia.

 

 


[1] La produzione è stata affiancata per l’intero ciclo di lavorazione dalla Dott.ssa Michelle Dean, impiegata proprio presso la University of California, Los Angeles, e che seppur la UCLA sia parte in causa, di certo una tale scelta dimostra la volontà dei produttori di trattare con il maggior tatto e scientificità possibile una tematica tanto complessa.

 


4 risposte a "“Ma poi, che cos’è davvero ‘normale’ ?”"

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