“I curiosi viaggi della mia biancheria”

Risultati immagini per black hole gifTra i tanti miei difetti, quelli che mi fanno capitombolare più spesso in esperienze imbarazzanti ci sono sicuramente la mia sbadataggine e la mia disattenzione. Qualche giorno fa ho perso una pennetta USB davanti al portone del mio palazzo e se non fosse stato per un avviso attaccato al vetro dell’ingresso, penso che neanche oggi mi sarei ancora accorta che mi era caduta dalla borsa.

Nella mia stanza, un giorno sì e uno no, ci metto almeno mezz’ora per ritrovare le pantofole. Ho perso il conto delle volte che ho preso in pieno un palo mentre cammino su un marciapiede o delle disavventure che mi sono capitate per guardare le vetrine (questo sarà un altro racconto.. forse!). Tornando a ciò che perdo, è impresso ormai nella mia mente quella volta in cui mi sono persa anche.. ehm.. le mutande (oops! l’ho scritto davvero?!) No, non sto per ricordare una partita di poker finita male.. : io ho perso letteralmente le mutande. Risultati immagini per omg gifIn strada, mentre parlavo al telefono. Ne avevo appena comprato cinque sei ad una bancarella e, mentre una mano era impegnata a tenere in mano il cellulare, l’altra, scioccamente, giochicchiava con la busta di plastica contenente le “signorine”. Bene, dopo un quarto d’ora mi sono accorta che le avevo seminate lungo il marciapiede come se fossero state le briciole di pane di Pollicino. Erano le sette di sera, c’era ben poca gente in giro, ma non oso immaginare cosa potesse aver pensato chi mi ha vista. Io ho ben pensato, per una volta, di non rimproverarmi e ridere di me stessa mentre con scatti furtivi recuperavo il mio bottino.

Vorrei, vorrei davvero dire che quella è stata l’unica volta.. ma non è così. Un paio di anni fa ero intenta a scrollare dalla finestra della mia camera un paio di pantaloni di tutta che avevo lasciato in terra (che donnina ordinata che sono!) due sere prima. Ad un certo punto ho notato che qualcosa  volteggiava delicatamente nell’aria, sostenuta da un leggero venticello.. “Che cos’è???.. È un uccello? È un aereo? NO! Sono le mie culottes azzurro fluo!! Aargh.. Ora ricordo”.  Me le ero tolte di fretta insieme ai pantaloni e ora erano comodamente atterrate su uno dei balconi del mio palazzo!! Attimi di panico: “Che faccio? Che non faccio? Sono ANCORA in pigiama!!.. Ok. Mi vesto di fretta e furia, prendo una busta di plastica e chediomelamandibuona!!”  Non avevo la più pallida idea di chi potesse abitare in quell’appartamento, poteva essere sia una famigliola felice sia un uomo solitario dalla dubbia moralità.. ah!.. ehm.. ok! Potevo anche far finta di niente e lasciarle lì dov’erano..  ma non è mai stato nella mia natura lasciar volontariamente perdere. Da veterana collezionista di figure di mXXXa in quel momento ero intenta solo a cercare nella testa le parole e l’intonazione giuste da usare dopo aver bussato alla porta di perfetti sconosciuti.

Risultati immagini per please please please gifPrimo step: farsi salire un groppo in gola
Secondo step: scendere affannosamente le scale
Terzo step: individuare il portone dell’appartamento in questione e suonare il campanello
.. attesa ..
Quarto step: risuonare il campanello
… ho iniziato a sentire uno strano rumore di passi accompagnato, a ritmo, da un rumore più sordo, tipo un bastone o qualcosa di simile.. “Chiii èèèè???” una sottile e vegliarda vocina mi aveva fatto intuire di avere dall’altro lato della porta un’anziana e (chediomelandibuona) gentile signora! (Aaaaalllelujahhh)
Quinto step: “Buongiorno, chiedo scusa, sono una ragazza, abito al sesto piano del palazzo, mi è caduta una cosa sul suo balcone.. sono mortificata!”
“Chi èèè? Che cosaaa?” giustamente doveva essere dura d’orecchi: obbligatoriamente!
Sesto step : vedere quinto step
“Aspetti che la apro”, ho sentito un giro di chiavi e chiavistelli neanche fosse stato un portone di un castello principesco. Mi sono mostrata a distanza e a mani giunte continuando a ripetere che ero mortificata, che mi era scivolato dalle mani un indumento mentre stavo stendendo i panni dal mio balcone (Pinocchio scansate!!)
Superata la comprensibilissima reticenza iniziale e la paura che fossi una di quelle persone che cercano di far firmare i contratti porta a porta, la gentil vecchina (che per camminare si avvaleva di una piccolo sgabello in legno usato a mo’ di deambulatore – ecco spiegato il rumore sordo!-) aveva acconsentito ad accogliere la mia richiesta: “Entra tu stessa e vattelo a prendere, io in balcone non ci vado perché fa freddo!” (Aaaaallelujaaaa!!) Con passi svelti, ma un po’ rallentati dall’imbarazzo, ho aperto il balcone, recuperato il malloppo, ficcato nella busta di plastica e arruffato in modo da non far assolutamente capire cosa ci potesse essere all’interno.

“Grazie, grazie, grazie mille! Chiedo ancora scusa, grazie, grazie, grazie!..”
“Ma cos’è che ti era  caduto?”
“Una maglietta”

Faccia di bronzo, testa china, coda fra le gambe e via su per le scale.
Se mi sono ritrovata a dover recuperare il “pezzo di sotto” perché ho troppo la testa fra le nuvole, una volta ho anche creduto di aver irrimediabilmente perso uno dei miei amatissimi e preziosissimi “pezzi di sopra”, per poi scoprire che mi era stato involontariamente trafugato da un suora.

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Andiamo con ordine, tuttavia.

Sono arrivata nella capitale per motivi di studio alla soglia dei vent’anni e per i primi tre anni ho alloggiato in un collegio gestito dalle suore (il perché, il percome e le conseguenze faranno parte, forse, di un’altra storia). Il primo anno la mia stanzetta era vicino ad uno strepitoso terrazzo con tanto di fili per stendere i panni ad asciugare. Una piccola parte del terrazzo era anche coperto da una pensilina perché in corrispondenza del reparto lavanderia delle suore. A noi studentesse non era vietato stendere lì sotto, e se lo trovavamo libero potevamo tranquillamente usufruire di un filo. Era comodissimo, soprattutto se sapevamo di stare fuori tutto il giorno, non avremmo avuto paura dell’irrispettosa pioggia capitolina. Io, una sera, avevo lasciato steso ad asciugare il mio indumento in tutta tranquillità, convinta di ritrovarlo fresco ed asciutto il mattino seguente.. ma così non è stato. Purtroppo avevo lasciato trascorrere un giorno intero e il non ritrovarlo mi aveva causato sia rabbia che grande tristezza. Purtroppo era già capitato che sparissero dei panni stesi, ad esempio magliette o camicette, ma un indumento intimo e così personale mai, mi sembrava davvero assurdo. Tra l’atro, io indosso una taglia abbastanza particolare e pochissime ragazze che ospitava la struttura avrebbero potuto usufruirne. In più, per quanto riguarda questo capo d’abbigliamento, sono costretta a spendere cifre considerevoli, quindi ne possiedo davvero pochi: una perdita quindi davvero importante, sia economica che materiale. Con quasi le lacrime agli occhi ero scesa in portineria per denunciare il misfatto alla suora di turno. La gentil sorella, con tutta la seraficità del mestiere, aveva telefonato subito al suo reparto per comunicare il ritrovamento della proprietaria dell’oggetto misterioso. Era successo questo: la suora addetta al reparto lavanderia lo aveva raccolto convinta che potesse appartenere ad una delle sue consorelle e quel “pomo della discordia” di pizzo bianco era passato di mano in mano perché nessuna ne rivendicava la proprietà. Le più magroline accusavano le più formose di demenza senile e le più formose, a loro volta, si accusavano l’un l’altra riportando alla mente altre eclatanti perdite di memoria. Immaginare le discussioni in quel reparto, tutte causate da un po’ di stoffa ed un paio di ferretti, mi aveva fatto davvero molto ridere ma anche dubitare seriamente della loro lucidità: nessuna di loro aveva ipotizzato che potesse appartenere ad una delle ragazze?? .. mah!
Quando me lo ero andata a riprendere, mi ero anche beccata il rimprovero di averlo lasciato steso troppo a lungo.. what?????
Era stata comunque colpa mia e della mia sbadataggine?? .. io 20 anni, loro tutte 70 e passa e la “rinco” ero io?.. Senza ombra di dubbio!!
Bene, ora manca solo che mi perda anche le calze e come biancheria intima ho fatto l’en plein! .. a proposito! Fuori tira vento … le ho messe le mollette?!?!

Immagine correlata

D’OH!!!!

 

 


3 risposte a "“I curiosi viaggi della mia biancheria”"

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