I Classici: “Il nome della Rosa”

“Tutte le eresie sono bandiera di una realtà dell’esclusione. Gratta l’eresia, troverai l’emarginato. Ogni battaglia contro l’eresia vuole solamente questo: che l’emarginato rimanga tale.” [1]

 

Risultati immagini per the name of the rose gifLa prima volta che ho sentito parlare di Il nome della Rosa[2] è stato da mia madre quando avevo appena sette anni. Ne stava discutendo con una vicina perché ne avevano tratto una versione cinematografica appena trasmessa in tv,  che non le aveva convinte appieno, anche se a dir loro l’alleggerimento delle parti in latino, poteva aver giovato alla popolarità dell’opera.
Non so perché quella conversazione mi rimase così impressa, e forse in realtà restò nel dimenticatoio della mia mente per anni senza alcun segno della sua esistenza, fino a quando a quattordici anni appena compiuti, rete4 decise di trasmettere questa famosa trasposizione de Il nome della rosa di Umberto Eco[3], e allora come se rivivessi la scena, mi sono ritrovata sul balcone della mia vecchia casa con mia madre a la vicina. Ho deciso di guardarlo più che altro per nostalgia di quella vecchia casa e di quei vecchi vicini, di quel paesotto che mi ero lasciata dietro una volta trasferitami in città (e qui parte nella mia testa Risultati immagini per sing gifLA DOVE C’ERA L’ERBA ORA C’EEEEEEEEEEEEEE UNA CITTAAAAAAAAAAAAA A A A A AAAAAAA, E QUELLA CASA IN MEZZO AL VERDE ORMAIIIIII DOVE SARAAAAAAAAAAAAAA A A A A AAAAAAA”, la casa sta sempre lì anche se i nuovi affittuari l’hanno peggiorata, e di molto. Ma non divaghiamo!).

Il film non mi colpì particolarmente, lento e prevedibile anche se voglio fare i miei complimenti al cast (e pare che ci riproveranno con una versione televisiva[4] stavolta) ma date le tematiche e il fatto che mia madre continuasse a citarlo, mi spinsero a prendere il volume e iniziarne la lettura.

Risultati immagini per poisoned book gifVorrei premettere che quattordici anni NON è l’età giusta! Lo consiglio dai trenta in su. Ma io che ne sapevo? E così iniziai. Pare che sia uno dei libri più venduti al mondo, ma il meno letto. Com’è possibile? Vi chiederete voi, e mi chiesi io, giungendo alla conclusione che una buona percentuale lo ha comprato per fare scena ed esporlo in libreria, altri lo tengono come ferma porta!

“Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto.” [5]

 

Be, tutte queste persone fanno male, anche perché se hai fatto lo sforzo di comprarlo, fa anche quello di leggerlo! Che poi sforzo non è perché nonostante il linguaggio un po’ ostico tipico di Eco e i latinismi che mi hanno rallentata parecchio (ci ho messo quasi quattro mesi a finirlo – anche se ammetto di averlo letto contemporaneamente ad altri libri) è un’ottima narrazione, con una storia intrigante e personaggi indimenticabili!

Immagine correlataVoce narrante è Adso da Melk che all’epoca delle vicende è un giovane novizio francescano affidato alle cure di Guglielmo da Baskerville.
È Guglielmo il vero protagonista, anche se bisogna considerare come tutta la vicenda ruoti attorno alla biblioteca, labirintica rappresentazione della curiosità che allontana dalla fede. La loro indagine sui diversi delitti che si compiono in questa biblioteca, procede attraverso l’ingegno, l’intuito, l’intelligenza personale, ma soprattutto grazie all’erudizione. Molto più Sherlock Holmes che CSI insomma, ma non per questo meno bello, anzi, forse di più perché non sono le tecnologie a darci la soluzione bella e pronta, ma bisogna davvero ragionare, davvero capire, per poterla trovare.

nome della rosa
Graphic by: Gioia

Il libro contiene in sé svariati generi del romanzo, che vanno dal giallo al poliziesco, dallo storico all’epico e dal saggio al meta romanzo. È una lettura che mette in moto ogni neurone in nostro possesso, che apre ogni cassettino della memoria alla ricerca di quella lezione sentita tanto tempo fa di filosofia o storia o teologia, e solo grazie alla nostra intelligenza riusciamo a stare dietro all’intrigo.
Mi è piaciuta tantissimo la visione sull’Eresia! E nonostante siano passati Secoli credo che ancora oggi usiamo le stesse forme mentis spacciandole per dogmi. Così che il diverso sia messo in riga o sia bruciato sul rogo, e se prima letteralmente, adesso sui social o nelle campagne elettorali.

“Quando i veri nemici sono troppo forti, bisogna pur scegliere dei nemici più deboli.” [6]

 

Risultati immagini per book gifI passaggi segreti, l’indecifrabile biblioteca, le spaventose e catastrofiche figure scolpite sul portale della chiesa, l’oscuro trascorso di alcuni monaci, le impure e illecite vicende amorose che si consumano di notte, il millenario camposanto dove pare si aggirino degli spiriti: tutto aiuta a accordare al racconto quella luce opaca, allarmante ma eccezionalmente attraente che nella nostra fantasia attribuiamo al Medioevo.
Un periodo che personalmente apprezzo solo nelle storie, nei romanzi e nei fantasy e che mai vorrei vivere, se avessi la macchina del tempo (e si potesse viaggiare indietro cosa che pare non si potrebbe fare in ogni caso), sarebbe l’ultimo periodo in cui mi andrei a piazzare. Però le atmosfere medioevali sono perfette per i romanzi come Il nome della Rosa dove il mistero la fa da padrone.

Perciò non lasciate che la fama del romanzo vi scoraggi, dategli una concreta possibilità, toglietelo dagli scaffali dove prende solo polvere e immergetevi in questa storia complessa e incredibilmente attuale ed accattivante!

 

“Stat rosa pristina nomine, nomina nuda tenemus”[7]

 

Risultati immagini per book gif


[1] Dal libro.
[2] Vi segnalo questo articolo davvero interessante per i più appassionati https://www.idealista.it/news/vacanze/mete-turistiche/2016/02/22/119117-il-nome-della-rosa-il-luoghi-che-hanno-ispirato-il-romanzo-di-umberto-eco.
[3] https://libri.robadadonne.it/autore/umberto-eco/
[4] http://www.repubblica.it/spettacoli/tv-radio/2017/10/16/news/nome_della_rosa_serie_tv_john_turturro_rupert_everett_giacomo_battiato-178483405/
[5] Dal libro.
[6] Dal libro.
[7] Dal libro.

Una risposta a "I Classici: “Il nome della Rosa”"

  1. Il prof di lettere ci ha consigliato vivamente la lettura del romanzo alla fine della terza superiore, ed io sono stata una delle poche a completarla, a informarmi, a studiarne la struttura e i caratteri principali… mi é piaciuto moltissimo, nonostante probabilmente ci siano aspetti che non ho compreso pienamente… ma si fa sempre in tempo a rileggere 😊

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