“Un modo come un altro per attraversare la notte…”

Perché? chiede Louis, ad un certo punto
“Te l’ho detto. Solitudine. Voglia di qualcuno con cui parlare di notte”.[1]

 

L’amore non ha età, è una frase che si sente ripetere spesso, ma in quanti ci credono davvero?

Ci si stupisce continuamente quando si sente di una coppia di anziani nata in una casa di riposo. I figli non sono poi così contenti quando il genitore di turno si risposa dopo la sessantina.

Forse perché si tende ad associare l’amore al sesso, alla passione, alla spensieratezza, non siamo mai davvero pronti quando ci troviamo davanti una coppia della terza età.

Risultati immagini per le nostre anime di notte gif“Che altro vuoi sapere?
Da dove vieni. Dove sei cresciuta. Com’eri da ragazza. Com’erano i tuoi genitori. Se hai fratelli e sorelle. Come hai conosciuto Carl. Che rapporti hai con tuo figlio. Come mai ti sei trasferita a Holt. Chi sono i tuoi amici. In cosa credi. Che partito voti.
Ci divertiremo un sacco a parlare, eh? disse lei. Anch’io voglio sapere tutto di te.
Non abbiamo fretta, disse lui.
No, prendiamoci il tempo che ci serve”.[2]

Haruf non si è posto questo problema, anzi, e ha scritto una delle storie d’amore più tenere, poetiche, e allo stesso tempo piene di passione, che io – allergica al genere – abbia mai letto e apprezzato.

Da quando lavoro in una libreria, il nome di questo autore è arrivato alle mie orecchie diverse volte, da lettori, critici, editori. Tutti concordi nell’osannarlo come uno degli scrittori più bravi del Secolo.

Non mi fido mai dei giudizi troppo positivi. Come non mi fido mai di quelli troppo negativi. Penso che molto di quello che ci piace dipende dal nostro stato d’animo, dall’atmosfera, dal momento.
Così non l’ho letto finché non mi fossi sentita pronta e desiderosa di farlo.

Una sedia a dondolo, una tazza di tè, il tramonto e un senso di solitudine come solo l’autunno può dare, ed ecco qui gli ingredienti perfetti per godersi LE NOSTRE ANIME DI NOTTE di Kent Haruf.

Adoro questa cosa. È meglio di quel che speravo, è una specie di mistero. Mi piace per il senso di amicizia. Mi piace il tempo che passiamo assieme. Starcene qui al buio di notte. Parlare. Sentirti respirare accanto a me se mi sveglio.” [3]

 

Immagine correlataCi sono due anime, sole, che stanno bene da sole. Ma sono stanche di esserlo. È lei a fare il primo passo, a proporre qualcosa di potenzialmente scandaloso, e così umano da far commuovere: dormire insieme, attraversare insieme la notte. Parlando. O semplicemente con la presenza.
Ed è molto logico che sia lei a farsi avanti, ma credo che nel corso della storia, come spesso nella vita, è lui quello che ci investe di più nel rapporto. È lui che cambia, che matura, che si libera dell’oppressione del consenso.
Perché il paese è piccolo e la gente mormora.

E i figli non sono affatto d’accordo che i genitori abbiano una vita, nonostante siano vedovi, nonostante non abitino con loro, nonostante siano sempre pronti ad aiutarli, nonostante – soprattutto – non sarebbero affaracci loro!

E allora questa bellissima storia di due anime che si intrecciano[4], che si raccontano, si amano… è messa a rischio, in bilico, si perde.

L’amore non ha età, però non sta bene farlo vedere.

Perché?

Che ci importa di cosa pensa il pasticcere o il calzolaio? Perché la loro opinione dovrebbe influire sulla relazione?
Non è vero allora che forse ci creiamo degli alibi?
Che siamo così spaventati, o insicuri, che pensiamo che non è possibile che duri, di non meritarcelo o che farà male, da portare come scusa il giudizio altrui?

A venti anni come a settanta, a frenarci siamo noi stessi.

Allora forse quello che è senza età non è l’amore, ma la paura.

 

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E allora forse Haruf ci spinge a porci queste domande, a guardarci allo specchio, ad essere coraggiosi. A vivere. Ad amare.

Oltre noi stessi e i nostri stessi limiti in cui, troppo spesso,  ci culliamo.

 

 


[1] Dal romanzo.
[2] Dal romanzo.
[3] Dal romanzo.
[4] Da questo romanzo Netflix ne ha fatto un film con Jane Fonda e Robert Redford.

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