Zazio! – Capitolo 1: Da Berlino con… torpore?

Su dei buoni amici si può sempre contare. Per quanto il tran-tran quotidiano possa malmenarci, non siamo mai veramente fregati finché possiamo rifugiarci nel solito pub, con i soliti vecchi amici, che dopo tanti anni rimangono inossidabili e riservano ancora qualche sorpresa.

Io ad esempio posso sempre contare su Zazio. No, non si tratta di un amico di origine straniera, né di un’improbabile organizzazione segreta (almeno per ora…), ma del nome che ormai identifica il mio gruppo di amici, fin dai tempi del Liceo.

Già, abbiamo un nome, come le rock band (abbiamo avuto anche una rock band con un altro nome, ma questa è un’altra storia), evidente segno che la lunga frequentazione ha amplificato le nostre singole stranezze fino a generare un’unica entità, definibile solo attraverso una parola priva di senso.

Non che le premesse fossero particolarmente buone, come chi ha letto il racconto della nostra  prima (dis)avventura già saprà.

In quel primo episodio i protagonisti erano, oltre a me, i fedelissimi Francesco, -futuro molestatore di rettili, e Daniele, detto “il Biz” (anche questa un’altra storia), alle prese con l’arduo compito di muoverci all’interno della nostra stessa città.

Ebbene, potete immaginare come andarono le cose quando due anni più tardi, la nostra scuola ebbe il coraggio di portarci in una città straniera.

Fortunatamente in terzo Liceo il trio si era esteso, inglobando uno studente che per ragioni di praivasi chiameremo Fabio Volo e (inspiegabilmente) anche due ragazze, Federica e Stefania, che (inspiegabilmente) ancora ci frequentano. Se le ragazze portarono un po’ di raziocinio nel gruppo, così non fu per  Volo, che riuscì brillantemente a bilanciare la situazione.

Era stato un anno duro, e il camposcuola a Berlino, al seguito del nostro granitico professore di Latino, sembrava darci finalmente un po’ di respiro.

Grazie ad una stanza da quattro, tutto l’elemento maschile del gruppo era solennemente riunito, grazie all’impeccabile organizzazione del Biz, il nostro covo aveva già tutto quello che consideravamo indispensabile: un tavolino da ping-pong di fortuna e una quantità di caramelle gommose, patatine e altre porcherie tale da riempire tutti i cassetti disponibili.
Il che tornò utile nello standard alimentare che adottammo in risposta alla cucina tedesca: colazione da Dunkin’ Donuts (ciambelle glassate al colesterolo), pranzo da Burger King o da Kentucky Fried Chicken e cena con le porcherie già presenti in stanza.

Grazie al tavolo da ping-pong la nostra stanza era una meta ambita, e occasionalmente fornivamo asilo anche agli esuli della dirimpettaia camera degli ubriachi, dallo scopo più specifico. Giovani ed entusiasti, dormivamo tre ore a notte, convinti che la mattina, al seguito di un insegnante vicino alla pensione, saremmo riusciti a recuperare.Risultati immagini per party gif

Non fu così.

Il prof di Latino avrà anche avuto i capelli bianchi, ma quanto a prestanza fisica non aveva nulla da invidiarci. Nei giorni successivi ci fece attraversare praticamente l’intera città a piedi, mantenendo per tutto il tragitto l’andatura media di Hussein Bolt. Noialtri non potevamo che inseguirlo con un netto distacco, arrancando ubriachi di sonno, di conservanti da fast food e di Mezzo Mix, bevanda mai approdata in Italia (forse per motivi legali), che consisteva in un intruglio chimico arancione scuro dal sapore a metà tra la Coca Cola e la Fanta, del quale non riuscivamo a fare a meno, nonostante fosse disgustoso.

Il terzo giorno di camposcuola il prof ci sfiancò talmente tanto che arrivato in stanza, decisi di appoggiarmi al letto per un pisolino di un paio di minuti, fermamente convinto che l’arrivo degli altri per il torneo di poker previsto per la serata, mi avrebbe svegliato. Così chiusi gli occhi e…

 

Da qui il racconto lo dovrà narrare Francesco 

“Ah regà io mi appoggio 5 minuti sul letto eh”. Sentii a stento le parole di Luca che si sdraiava perché ero troppo indaffarato coni preparativi del party che si sarebbe scatenato di li a poco. Col Biz avevamo preparato tutto! Tavolo ping pong con la rete (rotolo di carta igienica) tirata alla perfezione, quantità di cibo spazzatura da far spavento a Homer Simpson, zona bisca per la partita di poker, e, ovviamente, la musica!

La piccola cassa aux che avevamo con un po di fantasia poteva trasformare la nostra stanza in un disco pu; faccio partire qualche canzone di prova per regolare il volume mentre il Biz comincia ad aprire la porta ai primi compagni che entravano per godersi la serata, e mentre sparo una canzone dei Linkin Park ad alto volume cerco il solito segno di approvazione sul volto di Luca, che però vedo rimanere immobile. Lo chiamo un paio di volte senza ottenere risposta e capisco che si è addormentato. Abbasso il volume quasi per paura di svegliarlo, inutile preoccupazione avrei scoperto di li a poco. Risultati immagini per party gifOra, i miei ricordi della serata sono lontani e confusi dato che ero strafatto di carboidrati, cortisolo (ormone dello stress e della mancanza di sonno) e qualunque sostanza sia all’interno di quella brodaglia che chiamano MezzoMix, ma se c’è una cosa che ricordo è il casino. Quello vero. Quello di una ventina di liceali eccitati in una stanza che ruotano tra gioco d’azzardo, tornei di ping pong, discoteca improvvisata, chiacchiere da osteria e ovviamente “effusioni amorose”. E tutto per me diventava ancora più divertente conscio del fatto che tutto quel macello stava accadendo con Luca nel bel mezzo della stanza che era in stato semi comatoso, perché ancora non mi spiego come ha fatto a non svegliarsi. Vi elenco brevemente alcune delle cose che sono successe intorno a lui:

–       cori da stadio elevati da due nostri compagni Ultras della lazio
–       torneo ad eliminazione di ping pong misto maschi e femmine, e c’erano due nostre compagne di classe che non riuscivano a trattenersi dall’accompagnare ogni colpo di racchetta con un urlo acuto che neanche a Wimbledon. Almeno due-tre pallette durante negli scambi sono finite addosso a Luca che dormiva provocando l’ilarità generale, e le persone che recuperavano la palline smanacciavano sopra di lui neanche fosse un soprammobile.
–       Battibecchi tra ragazze ubriache con livelli di decibel che rasentavano i rave party
–       (questa è la mia preferita) coppia che durante una storica pomiciata (sullo stesso letto su cui si trovava Luca) si è lasciata prendere dall’impeto finendo sdraiati a rotolare sopra di lui!

 

In tutto ciò, Luca non fece un fiato. Una mummia. Non cambiava neanche posizione.

Guardandomi intorno nel bel mezzo della festa mi resi conto di una cosa: metà delle persone neanche si erano accorte della presenza di quella figura mingherlina e scura immobile su letto al centro della stanza, era come mimetizzato. La cosa era talmente divertente per il mio cervello da liceale sotto sostanze chimiche eccitanti che cominciai a farlo notare a tutti quanti passavano, tanto che non ricordo con quale paio di amici decidemmo di farci una foto (allora non esisteva il termine selfie) abbracciati a quello che sembrava il cadavere del mio amico. Tutt’oggi non so che fine abbia fatto quella storica fotografia. Il party andò avanti per circa tre ore, e dopo un’infinita partita di poker, anche gli ultimi amici non della stanza tornarono nelle loro camere. Cominciammo a sistemare il macello che potete immaginare si era creato nel nostro covo, e mentre osservo il Biz spazzare il pavimento con una scopa che (come al solito con il Biz) non ho idea dove abbia preso, vedo Luca risorgere dai morti…

 

… al risveglio fui sorpreso dal fatto che in stanza c’erano ancora pochissime persone, mi sembrava che fosse passata al massimo una quindicina di minuti ed ero impaziente di cominciare i giochi. Chiesi candidamente quando sarebbero arrivati e appresi così che se ne erano già andati essendo le tre di notte e che avevo dormito per ore in uno stato semicomatoso, mentre intorno a me si scatenava il putiferio. Inizialmente pensai a uno scherzo, ma Francesco mi mostrò uno dei video della serata e vidi con i miei occhi ciò che era accaduto, mentre sullo sfondo erano sempre visibili i miei piedi, che sbucavano dal letto immobili e con su ancora le scarpe.

 

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Continua….

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