“Vicoli bui, fuori e dentro di noi…”

Clam Chowder (versione New England[1])
(la ricetta l’ho trovata su un ricettario, l’ho riadattata per una persona sola)

 

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Graphic by: Federica

Ingredienti per 1 porzione:

-1 pagnotta rotonda molto grande
-25 gr di bacon
-25 gr di vongole
– ½ patata
– ½ gambo di sedano
– ¼ di cipolla
– 10 gr di burro
-0,50 dl di panna da cucina
-0,60 dl di latte intero
– sale, pepe q.b.
– farina q.b.

Preparazione

Iniziamo col mettere in acqua salata le vongole per 2 ore a purificarsi della sabbia. Tagliamo la pagnotta e la svuotiamo della mollica, spezziamo il bacon a pezzetti e sbucciamo e affettiamo la cipolla; peliamo le patate, laviamole e riduciamole a pezzetti. Laviamo il sedano affettiamolo finemente. Mettiamo le vongole in una casseruola, copriamo e le lasciamo aprire a fiamma viva per poi sgusciarle, filtrando il liquido che hanno generato.
Facciamo fondere il burro a bagnomaria in un pentolino e versiamolo in una padella, uniamo il bacon e lasciamo rosolare fino a renderlo croccante, quindi lo sgoccioliamo su carta da cucina e mettiamo da parte.
Nella padella poniamo la cipolla, il sedano e le patate e spolverizziamo le verdure con 1 cucchiaio di farina facendo insaporire per 5 minuti. Aggiungiamo il liquido delle vongole filtrato, il latte e la panna e cuociamo per 15 minuti, unendo poca acqua bollente se necessario. Aggiungiamo le vongole sgusciate a fiamma spenta con il bacon e versiamo la preparazione nella pagnotta vuota. Aggiustiamo di sale e pepe e mangiamo ben calda!

 

Notte invernale.

Che poi notte. Saranno le 19 ma è già buio pesto. C’è un freddo umido, nebbioso, fastidioso, che entra nelle ossa, le strade sono semideserte, chi può si è già rifugiato nel caldo della propria dimora. I fumatori stanno valutando di smettere. I portatori di cani di fargli fare i bisogni nel water come un umano…

Ecco. Questa è l’atmosfera perfetta per prepararsi una Clam Chowder (una ricetta americana che volevo provare da diverso tempo e che secondo me si sposa perfettamente con le atmosfere cupe e alienanti della serie tv in questione) versarsi un bicchiere di vino[2] (o magari due, tre, quattro…) e iniziare L’Alienista.

 

 

 

È il 1896, il culmine dell’Età dorata negli Stati Uniti, quando a New York si affaccia una nuova figura professionale, quella dell’alienista, specializzato nello studio dei disturbi mentali e nel trattamento di “coloro alienati dalla loro vera natura”.

 

Risultati immagini per the alienist gif“Egli era frutto di questa società, era la sua coscienza sporca, il fantasma vivente di tutti i crimini occulti che ogni giorno commettiamo per vivere insieme agli altri. Aveva bisogno della società, aveva bisogno di mostrare a tutti cosa la società gli aveva fatto. E la cosa strana è che anche la società aveva bisogno di lui.”[3]

 

Non è una serie tv per deboli di cuore o di stomaco perché di tratta di una trasposizione di un romanzo di Caleb Carr[5] del 1994: un thriller ambientato nella New York[4] di fine Ottocento, nella quale si aggira un killer di ragazzini escort.
La psicologia è ancora agli inizi, ma studiando i casi, il dottor Laszlo Kreizler (Daniel Brühl), un brillante alienista, intuisce che la soluzione del caso potrebbe rivelarsi nella comprensione della mente dell’uomo fautore dei crimini. Aiutato[4] dalla segretaria Sara Howard (Dakota Fenning) prima donna a lavorare in una centrale di polizia, e dall’illustratore John Moore (Luke Evans) dedito ad alcool e donne, Lazlo si trova a dover fare i conti non solo con ciò che la mente del killer potrebbe nascondere ma anche con i fantasmi della propria coscienza.

 

Shocked Dakota Fanning GIF by TNT DramaCome dicevo non è un racconto per deboli, la crudeltà e la freddezza degli omicidi non è lasciata all’immaginazione, la sporcizia e la povertà sono in rilievo e i dialoghi sono diretti e onesti, le ambientazioni poco eleganti e i vizi -compresi quelli della polizia corrotta e dell’indifferenza della classe agiata – messi totalmente a nudo.
La fotografia è impietosa ma ci cattura, ci spinge a girare per quelle strade sporche e pericolose chiedendoci se il killer non sia qualcuno che conosciamo. O se è già lì in agguato proprio mentre chiacchieriamo s

ul ciglio della strada.

Dieci episodi che mettono a dura prova la psiche e che ci portano in un viaggio discendente verso la parte oscura di noi stessi.

Mentre i bambini muoiono martoriati uno dopo l’altro ci viene da chiedere se tutto questo progresso fatto nel campo della criminologia ci abbia poi aiutati. Possiamo capirli, interpretarli, studiarli, forse qualche fortunata e rarissima volta, precederli, ma non possiamo comunque fermarli.
Le manie, le alienazioni, sono ancora lì. Pronte ad uscire.

 

“Forse si può arrivare a capirlo abbastanza per riuscire ad anticipare le sue mosse, ma in ultima analisi nessuno, né io né tu né nessun altro, potrà mai vedere ciò che vede lui quando guarda quei ragazzini, o provare quello che lui prova quando sfodera il coltello”[6].

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È spaventoso, non credete?

 

SPOILER ALERT: a questo proposito devo fare una critica al finale perché una volta rivelato il colpevole non ci dà alcuna spiegazione sulle motivazioni che lo spingono! Non risponde alle domande che noi e i protagonisti ci siamo posti dal pilot e questo crea una sensazione di grande frustrazione. Credo sia una scelta voluta, per dirci che in fondo non capiremo mai davvero la mente di un serial killer. Però mi sarebbe comunque piaciuto che approfondissero un pochino.

 

 

Credo di averlo guardato proprio per appagare almeno in parte questo continuo senso di impotenza nei confronti di una società che va sempre peggio, sempre più indifferente a tutto e tutti. Perché almeno in tv i casi si risolvono, qualcuno si interessa, qualcuno vuole capire. Capire davvero. Immagine correlataAnche se per farlo rischia di perdere se stesso.
E io vorrei capire, perché non ci interessa aiutare chi sta peggio, invece di accusarlo e pensare che forse se l’è cercata. Esattamente come la polizia ne L’alienista non si interessa al caso perché i bambini sono prostituti, e quindi se la dovevano aspettare la violenza prima o poi (che mi ricorda in modo disturbante le volte che dopo uno stupro alla vittima viene chiesto come fosse vestita….)

Ma perché si prostituiscono? Come ci sono arrivati a ridursi così? Bisogna chiederselo. Non è possibile che non ci riguarda.

La società non è un prodotto esterno o astratto, è frutto delle azioni di ognuno di noi. Forse non c’è bisogno di diventare maniacali come Lazlo o Sara, ma almeno continuare a porsi domande, quello dovremmo farlo sempre…

 

 


[1] C’è una disputa per questo piatto fra due versioni, quella che ho scelto e quella newyorkese, di cui vi lascio la ricetta qui: clam chowder manhattan style , io credo siano buone entrambe, e secondo voi?
[2] Io consiglio un meyomi chardonnay
[3] Dal romanzo.
[4] https://it.wikipedia.org/wiki/Caleb_Carr .
[5] Anche se il set era a Budapest.
[6] Nel cast anche  Brian Geraghty nel ruolo del commissario di polizia Theodore Roosevelt (che diventerà poi il Presidente), Douglas Smith e Matthew Shear, rispettivamente nei ruoli di Marcus and Lucius Isaacson, due fratelli gemelli il cui aiuto è fondamentale per svelare l’inquietante mistero.
[7] Dalla serie tv.

2 risposte a "“Vicoli bui, fuori e dentro di noi…”"

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