“Un arancino tira l’altro…”

Ogni volta che vado giù nel paese in Campania dei miei parenti penso a due cose: 1. Il FREDDO, 2. CIBO!!!!

Nonostante l’invenzione dei termosifoni risalga al 1855[1], le case giù sono sempre congelate, un tempo ci si riusciva a stiepidire soltanto portando una sedia davanti al camino, più vicina possibile, ma considerando che negli ultimi anni hanno deciso di fare i lavori e togliere l’unica fonte di calore a favore della stufa a pellet (ripeto 1855 ma evidentemente non dappertutto), il gelo è diventato ancora più una costante.

Risultati immagini per love for food gifMai costante quanto il cibo che arricchisce le tavole in qualunque periodo dell’anno, che sia Natale o un giorno X qualsiasi sul calendario ci si siede alle 13.30 a tavola e ci si rialza intorno alle 19.00, giusto in tempo per chiedersi con cosa cenare… a volte era bello, ma a volte sembrava una tortura.

Il cibo avvicina le persone ma può anche scatenare delle grosse litigate su quanto far stare il sugo, se ci vuole l’aglio o lo scalogno e se nel 1997 hai ridato la padella presa in prestito…

Da quando i nonni non ci sono più e la famiglia cresce in numero grazie ai miei cugini che figliano anche per me, è diventato sempre più raro scendere in paese, e se il freddo non mi manca e anzi, sono a dir poco indignata di non trovare più nemmeno un camino per farmi compagnia, le tavolate rumorose e sempre ingombre sì, molto.
Tanto più che non abitando nemmeno più coi miei, e dovendo quindi fare economia, ci sono dei cibi che non vedo per mesi!

Immagine correlataPerciò quando pochi giorni fa mi sono ritrovata con la sedia attaccata al termosifone di casa mia con i guanti e il cappello nel tentativo di scongelarmi dopo aver preso un acquazzone che la metà sarebbe bastata, la mente è andata alla casa festante degli zii, al rumore di piatti nel lavello, alla volta in cui faceva un freddo terrificante e ci siamo tutti messi gli scialli fatti a mano da nonna, e le babbucce, che chissà dove sono finite…

Ricordo che io, papà e mamma stavamo leggendo “Gli arancini di Montalbano” e abbiamo fatto venire voglia di arancinE[2] a tutti e così siamo andati a cercarli per tutto il paese, e non trovandoli abbiamo comprato gli ingredienti per farli in casa[3]; e facendo onore a Montalbano ce li siamo spazzolati tutti uno dopo l’altro.
Montalbano non avrebbe apprezzato, lui adora mangiare da solo, e ha un’unica regola: quando si mangia si sta in silenzio, in contemplazione quasi. Be, con la mia famiglia sarebbe impossibile! Impazzirebbe!

 

Risultati immagini per julie and julia movie gif“Adelina ci metteva due jornate sane sane a pripararli. Ne sapeva, a memoria, la ricetta. Il giorno avanti si fa un aggrassato di vitellone e di maiale in parti uguali che deve còciri a foco lentissimo per ore e ore con cipolla, pummadoro, sedano, prezzemolo e basilico. Il giorno appresso si pripara un risotto, quello che chiamano alla milanìsa, (senza zaffirano, pi carità!), lo si versa sopra a una tavola, ci si impastano le ova e lo si fa rifriddàre. Intanto si còcino i pisellini, si fa una besciamella, si riducono a pezzettini ‘na poco di fette di salame e si fa tutta una composta con la carne aggrassata, triturata a mano con la mezzaluna (nenti frullatore, pi carità di Dio!). Il suco della carne s’ammisca col risotto. A questo punto si piglia tanticchia di risotto, s’assistema nel palmo d’una mano fatta a conca, ci si mette dentro quanto un cucchiaio di composta e si copre con dell’altro riso a formare una bella palla. Ogni palla la si fa rotolare nella farina, poi si passa nel bianco d’ovo e nel pane grattato. Doppo, tutti gli arancini s’infilano in una padeddra d’oglio bollente e si fanno friggere fino a quando pigliano un colore d’oro vecchio. Si lasciano scolare sulla carta. E alla fine, ringraziannu u Signiruzzu, si mangiano!”.[4]

 

Se pensate che dopo aver assaggiato il primo vi sia possibile sospendere vi sbagliate di grosso, gli arancini sono uno tira l’altro, vi fermerete solo quando il piatto di portata sarà vuoto. E leggere questa raccolta di racconti sul commissario Montalbano dà la stessa sensazione: una volta provato il primo non ci si ferma finché non si è arrivati all’ultimo, stregati dalla vivace penna di Andrea Camilleri. Risultati immagini per can't stop eating gifConsiglio vivamente di leggerne uno al giorno, al pasto, così non verrà voglia di svuotare la dispensa…
Uno al giorno, per una risata quotidiana e genuina, ritrovando l’essenza della scrittura di Camilleri, della sua Sicilia, del Montalbano che amiamo, ma con la leggerezza che hanno i racconti brevi, di farci respirare l’atmosfera, di concederci una pausa, di farci vivere lì per un momento, prima di re-catapultarsi nella vita.

 

 La nottata era proprio tinta, botte di vento arraggiate si alternavano a rapide passate d’acqua tanto malintenzionate che pareva volessero infilzare i tetti. [5]

 

La parata di tipi umani, luoghi ed aspetti tutti italiani che appassionano e incoraggiano il lettore ad andare avanti, sono meravigliosi, viene voglia di conoscerli sti personaggi, visitarli questi luoghi, viverle queste avventure!

E nel frattempo che passa il freddo e torna l’Estate… non resta che tuffarsi nel libro (e sugli arancini!!!) e nei ricordi… perché a volte la malinconia serve a farci apprezzare di più quello che abbiamo.
Come una famiglia un po’ troppo rumorosa.

 

Risultati immagini per family gif

 

 


 

[1] invenzione del calorifero
[2] arancino o arancina? risponde LA CRUSCA
[3] ricetta arancini, presa dalla serie tv
[4] Dai racconti.
[5] Dai racconti.

 

 


4 risposte a "“Un arancino tira l’altro…”"

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