“Un racconto al giorno”

L’estate sta arrivando.

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Be, non proprio. Nonostante le temperature fuori stagione, siamo solo a febbraio. Ho come l’impressione che improvvisamente questo sole tiepido ci saluterà sgarbatamente lasciandoci al gelo, ma finché regge non ci lamentiamo. E anzi, cominciamo a progettare viaggi e letture per la stagione che verrà. (sì, tecnicamente c’è prima la primavera lo so – ma sapete come si dice “non ci sono più le mezze stagioni”).

Per l’estate che verrà ho il libro giusto per voi, me l’ha fatto scoprire Emanuela, una delle mie cape alla libreria dove collaboro, avendolo proposto per il Circolo di Lettura. Nonostante il racconto breve non sia il mio genere preferito essendo io un’appassionata di saghe, sono rimasta piacevolmente colpita dallo stile sagace della Paley[1] e credo che la brevità delle storie siano perfette per delle piccole pause estive dalla vita quotidiana di chi per un motivo o l’altro è costretto a restare in città.

 

4

«Secondo te cosa dovrei fare?».
Le diedi una risposta seria, una perla di saggezza. «Tanto per cominciare, non farti spingere dagli altri. Chi credono di prendere in giro? La gente non lo capirebbe neanche pensandoci mille anni, cosa vuole essere nella vita. In genere diventa qualcosa e basta.»[2]

 

Sur ha fatto questa edizione in cui ha pubblicato insieme tutte e tre le raccolte[3] di racconti: Quarant’anni di storie familiari e di battaglie per i diritti civili, e potete leggerli in ordine o a caso, lasciandovi ispirare dal titolo che vi sembra più in linea col vostro umore.

 

«Avevo promesso ai miei familiari di lasciare sempre lui l’ultima parola nelle discussioni, ma in questo caso avevo una responsabilità diversa. Quella donna abita di fronte a casa mia. È una mia conoscenza e una mia invenzione. Mi dispiace per lei. Non intendo lasciarla là in casa a piangere. (In effetti non ce la lascerebbe neanche la Vita, che a differenza di me non ha pietà».[4]

 

Le invidio l’apparente semplicità dei dialoghi che nascondono invece una ricercatezza quasi maniacale, che però a me lettrice arriva immediata, mai forzata, ogni parola è giusta, ogni emozione descritta così bene da poterla provare, è come se ci si trovasse a spiare una chiacchierata tra i personaggi.

E poi c’è New York in tutte le sfaccettature possibili e immaginabili, non solo terra di sogni e desideri ma anche di ubriaconi, di femministe, di povertà, di vicini impiccioni, di progresso. Una città vera, non patinata, ma come la vedeva Grace Paley dalla finestra, e anche noi possiamo vederla così, per quella che è (o che era al tempo della scrittura), ed è meraviglioso.

Ho visto il mio ex marito per la strada. Io ero seduta sui gradini della biblioteca nuova. Ciao, vita mia, ho detto. Siamo stati sposati ventisette anni, perciò mi sentivo autorizzata. Lui ha fatto: Cosa? Quale vita? La mia no di certo. Io ho fatto: Ok. Se c’è vero dissenso, non mi metto a litigare. Mi sono alzata e sono entrata in biblioteca per vedere quanto dovevo.[5]

 

Risultati immagini per smile gifLo consiglio a tutti quelli che hanno una vita spezzata da ritmi storti, che hanno bisogno di una pausa ma non se la prendono. Perché questo libro è una pillola di buonumore che si può leggere tranquillamente sul divano o sulla metro, sul treno o al parco. Un racconto al giorno e vi sembrerà che la vita sorrida un po’ di più.

 

 

 


[1] https://www.edizionisur.it/autori/grace-paley/

[2] Dal libro.
[3] Piccoli contrattempi del vivereEnormi cambiamenti all’ultimo momento e Più tardi nel pomeriggio.
[4] Dal libro.
[5] Dal libro.


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