Fotografa amatoriale, viaggiatrice professionista

“Vedi Napoli e muori”

L’odore di fritto.

Se mi doveste chiedere con cosa identifico Napoli, prima del mare, del caldo, del pesce, della pizza, dei vicoli, della poesia, della musica, delle persone che urlano di finestra in finestra. Io direi l’odore del fritto.

Napoli è la mia seconda patria, avendo quasi tutta la famiglia stanziata nei suoi paesini, eppure ancora riesce a sorprendermi.

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Quando ero piccola ogni ricordo associato al capoluogo partenopeo era legato al cibo, perché ci andavo sempre per feste comandate: Natale (baccalà fritto!), Pasqua (la pastiera!). O per i compleanni, i matrimoni, battesimi e altre rotture simili. E c’era sempre una quantità di cibo da sfamare l’esercito e le loro famiglie!

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Si comincia a cucinare all’alba, e se camminate al mattino presto anche per il centro, sentirete odore di ragù, di carne, di cuoppo[1], che è una delle 7 meraviglie culinarie nel Mondo, patrimonio del Gusto!

Mia nonna e mia madre passavano talmente tante ore in cucina che per anni io di Napoli ho visto solo quelle.

Poi crescendo, con i cugini, con gli amici, o da sola – quanto mi piace girare le città da sola, al mio passo, con il mio ritmo, senza dover dare conto a nessuno! – ho cominciato a scoprire anche la città, coi suoi monumenti, le strade colorate, l’immondizia che per anni decorava le vie del centro e della periferia senza vergogna. 11La metropolitana più bella d’Europa, la gente che canta, in ogni dove, in qualsiasi momento.

Si va in giro sotto il sole con la colonna sonora incorporata, a Napoli.

Il che, a volte, lo ammetto è una sfida per me che il neomelodico lo aborro! Ma città che vai, usanze che trovi. Ed è un piccolo prezzo da pagare considerando quanto sia generosa questa città, quanto ti regali emozioni e avventure.

Una persona con la quale ho girato piacevolmente è mia cugina Maryco, che mi ha portato al Cimitero delle Fontanelle (giustamente in Aprile che con la polvere che c’è l’allergia quasi mi ammazza e rischio di diventare una capuzzella anche io, forse era il suo scopo?). Ho visto la Federico II, e vissuto un giorno da finta studentessa del campus, che è veramente stupefacente, ma come la Sapienza, super disorganizzato.

Una delle mie più care amiche – che voi conoscete per le ricette del blog, Anna – è di Casalnuovo di Napoli, e con lei ho scoperto nuove strade, nuovi odori, e nuovi cibi. Perché ovviamente le prime 5/6 volte che sono andata a trovarla sono stata accolta da una tavola imbandita che nemmeno se fossi stata una principessa!

Che poi, io mangio quanto un uccellino, quindi mi guardano sempre tutti malissimo qui, ed è per questo che ultimamente mi porto dietro amiche e amici che invece apprezzano le porzioni, l’abbondanza, e che soddisfano i criteri partenopei di sazietà.

Con lei sono stata a San Gregorio Armeno, dove ho visto statuette di gente assurda, da abbinare alla santità del presepe, perché Napoli è così sacra e profana. Ci siamo divertite tantissimo a vagare per Spaccanapoli, anche se sfortunatamente per lei, sono capitata sempre con un caldo tropicale e umido da morire, per cui abbiamo dovuto trovare refrigerio in un posticino davvero carino e retrò che ormai è tappa fissa delle nostre gite.

Se dovessi consigliare una stagione, nonostante le mie allergie, direi di vedere Napoli in tarda Primavera, verso Maggio.

Non si può non innamorarsi del Maschio Angioino (che è una Torre e non un uomo particolarmente virile come credeva una mia amica!), o del Palazzo Reale con le sue stanze enormi piene di storia, di Italia, di noi.

I colori.

Se c’è una cosa che noterete a Napoli è che è piena di colori, per i panni stesi, per i disegni sui muri, per come si vestono i turisti, e a volte anche gli autoctoni.

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SUA MAESTA’ LA PIZZA è ciò che mi manca di più. Colante, bollente, piena di mozzarella vera e succulenta, servita sul mare, un sogno!

La trovate a portafoglio, fritta, classica, gourmet. È la vera Regina di una città senza padroni.

È incredibile quanto ci si senta liberi trotterellando sul lungo mare di Posillipo, guardando i pescatori tornare a mani piene. Scrutando nelle vetrine dei negozietti del Rione Sanità, che ancora resistono nonostante l’invasione dei centri commerciali. Osservando a Chiaia gli anziani giocare a carte nel bel mezzo della strada, come se non esistessero macchine.

Eppure c’è un traffico che niente invidia a Roma! I clacson sono così frequenti che dopo un po’ non li senti nemmeno più. Sono il sottofondo alla passeggiata.

Passando per il Vomero ho sempre la sensazione di tornare indietro nel tempo, di vivere in un’epoca elegante e sguaiata allo stesso tempo, mentre il Vesuvio sbuffa in lontananza e i bambini giocano a pallone per strada, come si faceva un tempo, d’estate e d’inverno, senza paura del caldo né della pioggia.

Se tutto questo non bastasse, vi ricordo che è la patria di Totò, di De Filippo, di Serena Rossi, Alessandro Preziosi e di Sophia Loren.

Devo ammettere che in questo periodo nel quali i viaggi all’estero sarebbe bene evitarli, mi viene voglia di tornare non solo a trovare la mia adorata famiglia che continua ad allargarsi come è tradizione al sud (infatti a Natale non c’entriamo più in una sola casa), ma di andare a prendere un caffè al Gambrinus e scattare selfie in Piazza del Plebiscito, di vedere finalmente il Cristo Velato, oppure stendermi a leggere sulla sabbia a Miseno, prendere una sfogliatella nei Quartieri Spagnoli, mettermi anche io a cantare, senza vergogna, senza paure.

Ma sì, mi sa proprio che parto un giorno di questi!


[1] https://www.agrodolce.it/2016/05/04/il-perfetto-cuoppo-napoletano/

3 pensieri riguardo ““Vedi Napoli e muori”

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