Grazie alle piattaforme di streaming lo spettatore curioso può navigare da un contenuto all’altro e scoprire produzioni cinematografiche e televisive provenienti dalle più disparate parti del mondo.

La sottoscritta, dopo trent’anni in cui aveva a disposizione solo la TV casalinga che dava spazio all’America del nord, alle produzioni italiane più o meno indipendenti, alle commedie spagnole o francesi e alle telenovele sudamericane (Dio benedica i canali regionali), ha finalmente trovato la sua dimensione potendo digitare qualsiasi nazione le passasse per la testa e trovare sempre qualcosa di interessante da guardare.

Sono volata in Norvegia, in Polonia, in Israele, in Giappone, in India, in Nigeria.. finalmente ho potuto vedere come lavorano i vari sceneggiatori in diverse parti del mondo, quanta importanza viene data alla fotografia, ai costumi, alla coerenza narrativa. Quale ruolo chiave svolgono il montaggio, la scelta delle musiche, le inquadrature proposte..

Ok, non è che di ogni produzione che ho visto mi sono messa a fare le analisi tecniche, e poi drammaturgiche e infine sociologiche però è stato davvero piacevole “viaggiare” così.

Situazione mondiale a parte, non ho la possibilità economica di prendere un aereo e partire, quindi penso che sia davvero un bel modo di conoscere luoghi e modi di agire e parlare a me sconosciuti attraverso le opere d’intrattenimento. Libri e documentari sarebbero forse più veritieri e accurati.. ma volete davvero metterli a paragone con un’opera di fantasia? Per quanto io voglia vedere e conoscere c’è un altro elemento chiave che per me non può mancare quando scopro qualcosa di nuovo: l’emozione.

Lo spettatore non guarda mai e basta, prova qualcosa. Le emozioni che si provano possono essere le più differenti: a volte riconoscibili, altre volte indecifrabili. Non sempre riusciamo a dare un nome a ciò che proviamo ma per il fatto stesso che lo proviamo ci ricordiamo di qualcosa di semplice, anche scontato, ma fondamentale: siamo vivi.

C’è stato un periodo della mia vita in cui non riuscivo a dare un nome a nulla. Erano sensazioni di un vuoto opprimente (lo so, è un ossimoro, ma, ripensandoci, era proprio quello c’era) che mi rendeva difficile respirare, pensare. Mi sentivo nel nulla, ma non un nulla silenzioso, una nulla assordante che da parte mia voleva solo essere anestetizzato. Accendevo la TV, dopo poco toglievo il volume perché mi infastidiva e restavo immobile a guardare le immagini. Era il mio calmante, il modo per arredare il mio nulla. Un vuoto che si faceva casa, rifugio, bozzo.

Ero un automa con un telecomando in mano, che stancamente ma ritmicamente faceva zapping. Non volevo, non desideravo altro, “vivevo” per quei momenti. Mi infastidiva la presenza di altre persone, non vedevo l’ora di restare sola in casa per poter staccare spine e interruttori.

È stato in uno di quei pomeriggi così “ameni” che qualcosa, molto lentamente, è iniziato a cambiare. Ho iniziato pian piano a svegliarmi da quel torpore ed è stata proprio la TV a darmi il LA. Scorrendo i canali sono incappata in una telenovela.. ebbene sì: il melodramma per eccellenza, il manicheismo estremo, i buoni da una parte e i cattivi dall’altra, le emozioni vissute dai personaggi in soli due modi contrapposti: o didascalico o plateale. Per anestetizzare la mia persona era il prodotto perfetto. Potevo guardare senza provare niente. Tuttavia, anche se un genere televisivo ha i suoi topoi subito riconoscibili, ogni opera appartenente a quel genere è espressione artistica di un determinato team di autori e produttori, quindi può capitare che tra i vari cliché ed archetipi possa emergere qualche guizzo di originalità e novità.

All’inizio avevo semplicemente iniziato a guardare quelle immagini con un lieve barlume di attenzione, poi il mio sguardo si era illuminato ancora di più quando mi sono resa conto che di quella telenovela ne avevo già sentito parlare.. dopo poco, senza quasi neanche accorgermene, avevo rimesso, anche se bassissimo, il volume. Qualche giorno è passato così, poi il volume si è stabilito a un livello che fosse comprensibile per l’orecchio umano e ho iniziato stancamente a seguire la vicenda. Con i giorni che passavano la stanchezza ha dato sempre più spazio alla curiosità ed è bastato una veloce ricerca su Internet per capire che non ero di fronte a un prodotto tipico.

Quel primo pomeriggio non mi ero imbattuta nella dolce e malinconica Milagros, o nel bello e tenebroso Juan Del Diablo, ma in personaggi più complessi, in storie più articolate, nelle quali facevano capolino qua e là punte di sarcasmo e ironia. E non ero stata io la prima a notarlo!! Quella telenovela era stata oggetto di studio da parte dei sociologi di tutto il mondo. Era diventata prima un caso mediatico e poi un caso socio-antropologico. Quasi ogni Nazione del globo terrestre aveva ricreato quel micro mondo narrato nella telenovela e lo aveva riadattato per il proprio pubblico televisivo, non facendo semplicemente copia e incolla ma tessendo trama e personaggi con usi, costumi, linguaggi e tradizioni del proprio paese di produzione.

A quel punto ho deciso di alzarmi dal letto e prendere in mano il libro di drammaturgia che stava prendendo polvere sulla scrivania e ho cercato di iniziare ad analizzare anch’io il perché di tale successo. Dopo mesi di stasi ero riuscita a riprendere in mano un libro dell’università con vivo interesse e grazie a quel gesto, fatto quasi in automatico, ho ricominciato piano piano a prendere in mano anche altri libri e a ristudiare per gli esami sempre troppo imminenti. Certo.. alternavo lo studio alla visione dei vari remake della telenovela, ma almeno non ero più una spettatrice passiva, né di uno schermo, né della mia stessa vita.

Qualche anno dopo, quel periodo strano della mia esistenza,  in cui pensavo di aver solo perso tempo, mi è ritornato utile. Indovinate un po’? Ci ho fatto la tesi di Laurea Magistrale su quella telenovela!! Mi sono messa a fare le già citate analisi tecniche, drammaturgiche e sociologiche di quel prodotto televisivo, con tanto di analisi e comparazione con tutti, sottolineo tutti (grazie mille “prof”), i remake che hanno mandato in onda nelle varie parti del mondo. Ho trattato un tema che, come si suol dire, mi è esploso tra le mani. Mi sono imbattuta in saggi sociologici sia in inglese che in spagnolo. Io?? La mia conoscenza della lingua inglese era poco più che scolastica, quella spagnola era da autodidatta, ma le parole che conoscevo meglio erano quelle legate ai sentimenti d’amore (non so quante volte in quel periodo avrò sentito dire TE QUIERO, CORAZON e LAGRIMAS). Il bello e il divertente  è stato quando ho spaziato tra gli altri remake. Ho bazzicato tutti i siti di traduzione presenti sul WORLD WIDE WEB. Un giorno ho sentito parlare turco, un altro polacco, un altro ancora olandese. You Tube era la fonte maggiore per recuperare i vari video. Le sordide piattaforme di streaming illegale non le bazzicavo.. quindi potete immaginare la mia gioia quando dopo qualche anno sono arrivate le piattaforme legali.

Mi ci sono tuffata a bombaaaaaa!!

Quindi, cari amici, approfittate dei tempi moderni e non guardate in streaming solo ciò che è più pubblicizzato, non si sa mai cosa potreste scovare tra i meandri dei titoli proposti, non si sa mai se un prodotto d’intrattenimento possa cambiarvi la vita in qualche modo. Siate curiosi, sempre, non si sa mai quale lanternino possa accendersi nella vostra testa.. o nel vostro cuore!

P.S. Se vi è rimasta la curiosità la telenovela era Yo Soy Betty La Fea. Per i meno temerari vi lascio l’appunto che ne è stata fatta anche una versione statunitense: UGLY BETTY. Per i sadici, i saggi sociologici possono essere trovati tutti su Internet, alcuni più facilmente, altri con un googlare matto e disperatissimo. È stato pubblicato anche un libro, ma copre solo pochissimi remake. Per i curiosi che vorrebbero leggere qualche estratto della mia tesi, allora io vi chiedo dove abitate, perché é chiaro che siete unicorni e non appartenete a questo mondo.