Uomini, Donne & Altri Alieni

“Al Cuor non si comanda, ma allo Sguardo sì… (ovvero di Tette Ingombranti)”

Vi era in particolare un ragazzo che io ed una mia amica avevamo ribattezzato il fissatette. Tutt’oggi sono convinta che non avesse la minima idea di che volto avessi: ogni volta che m’incrociava il suo sguardo si accomodava fra le mie braccia. Ma quello degno di nota è stato il suo primo incontro con le mie curve

Thr0ugh The Mirr0r

Nella vetrina di una tipografia una volta ho visto una maglietta sulla quale campeggiava la scritta:

LE TETTE SONO LA PROVA CHE L’UOMO RIESCE A CONCENTRARSI SU DUE COSE CONTEMPORANEAMENTE.

A parte il fatto che non so proprio chi avrebbe l’ardire – e l’ardore- di indossare una maglietta del genere, quello che mi son sempre chiesta – da femminuccia vittima di sguardi a volte davvero invadenti- è perché questa parte del corpo femminile attragga così tanto i maschietti. Facendo questa domanda un po’ per gioco sul motore di ricerca per antonomasia mi sono imbattuta in una serie di articoli in cui citavano le più incredibili ricerche universitarie in merito alla questione, svoltesi un po’ dappertutto nel mondo. Ne ho lette di ogni, e sa da un lato mi viene da piangere pensando a come vengono sprecati certi denari, dall’altro mi viene da ridere per il trionfo della banalità con la quale

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...Riflessioni (non) Casuali...

“L’ha detto la Maestra!”

La maestra non aveva subito controllato gli acquisti di noi alunni, ma ne ha avuto l’occasione quando, tutti in piedi intorno alla sua cattedra con l’astuccio in una mano e ed una fotocopia da colorare nell’altra, abbiamo atteso il nostro turno affinché lei ci mostrasse quali colori usare per il disegno tratteggiato sul foglio. I miei compagni a mostrare i loro pastelli tutti tristemente uguali, ma nuovi e tirati a lucido, io in fermento all’idea di mettere all’opera i miei gioiellini. Arrivato il mio momento ho aperto a due mani il mio astuccio rosa e viola per far sfilare sotto gli occhi della maestra i pastelli e lei per poco non ha urlato..

Thr0ugh The Mirr0r

Mentre in giro si sente molto parlare di genitori esageratamente coinvolti nella vita scolastica dei propri figli (dalle chat di gruppo per tenersi informati sui compiti da fare a casa alle irruzioni in sale docenti con tanto di: “lei non ha dato il giusto voto a mio figlio!”), io sono sempre stata una scolaretta che ha cercato di fare il proprio dovere evitando il più possibile di rendere partecipi mamma e papà dei miei affari, convinta di dovermela cavare da sola e di dover ciecamente eseguire i compiti ordinati dalla maestra. 

Which Emma Stone Character Are You? | Emma stone, The house bunny, House  bunny movieEro molto meticolosa, e questo mi portava a stare ore e ore sui quaderni per fare ogni cosa precisa come mi era stata ordinata. Se capitava di chiedere aiuto a mia madre pretendevo da lei la stessa cura ed attenzione e il mio intercalare era sempre il solito: <<lo ha detto la maestra>>. Questo mio atteggiamento a…

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“I curiosi viaggi della mia biancheria”

Primo step: farsi salire un groppo in gola
Secondo step: scendere affannosamente le scale
Terzo step: individuare il portone dell’appartamento in questione e suonare il campanello
.. attesa ..
Quarto step: risuonare il campanello
… ho iniziato a sentire uno strano rumore di passi accompagnato, a ritmo, da un rumore più sordo, tipo un bastone o qualcosa di simile.. “Chiii èèèè???” una sottile e vegliarda vocina mi aveva fatto intuire di avere dall’altro lato della porta un’anziana e (chediomelandibuona) gentile signora! (Aaaaalllelujahhh)

Thr0ugh The Mirr0r

Risultati immagini per black hole gifTra i tanti miei difetti, quelli che mi fanno capitombolare più spesso in esperienze imbarazzanti ci sono sicuramente la mia sbadataggine e la mia disattenzione. Qualche giorno fa ho perso una pennetta USB davanti al portone del mio palazzo e se non fosse stato per un avviso attaccato al vetro dell’ingresso, penso che neanche oggi mi sarei ancora accorta che mi era caduta dalla borsa.

Nella mia stanza, un giorno sì e uno no, ci metto almeno mezz’ora per ritrovare le pantofole. Ho perso il conto delle volte che ho preso in pieno un palo mentre cammino su un marciapiede o delle disavventure che mi sono capitate per guardare le vetrine (questo sarà un altro racconto.. forse!). Tornando a ciò che perdo, è impresso ormai nella mia mente quella volta in cui mi sono persa anche.. ehm.. le mutande (oops! l’ho scritto davvero?!) No, non sto per ricordare una partita…

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...Riflessioni (non) Casuali...

“Voglio andare a vivere in campagna… (ma anche NO!)”

L’immagine del contadino sorridente e rilassato delle pubblicità non gli è mai appartenuta. A chi si riempie di belle parole e pensa a quanto sia bello e rilassante il lavoro in campagna contro lo stress cittadino vorrei fargli passare solo un paio d’ore con mio padre.

Thr0ugh The Mirr0r

Sono nipote di contadini o, come li classifica 3 sl’INPS, coltivatori diretti. Sia mio padre che mia madre hanno passato l’infanzia e l’adolescenza fra campi, stalle, e orti di varia grandezza.

Entrambi sono andati a scuola, ma questo non impediva loro di dedicare ogni minuto libero a lavorare con i propri genitori. Fra campi di grano, vigneti, uliveti, pecore da portare al pascolo e uova da raccogliere, la campagna richiede impegno e fatica 365 giorni all’anno. Potevano sì nutrirsi di cibi davvero naturali e a chilometro zero ma le ossa rotte a fine giornata non gliele toglieva proprio nessuno. Quando mio padre ha deciso di voler continuare dopo le scuole dell’obbligo e non seguire le orme paterne, per mio nonno è stata una scelta insensata, il quale è sempre stato convinto che la sola ricchezza potesse venire dalla terra. Pur svolgendo un lavoro d’ufficio mio padre non ha assolutamente reciso le…

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“Cupido, per cortesia, guarda da un’altra parte!”

A quanto oare, è ancora il duemilacredici 😅

Thr0ugh The Mirr0r

Risultati immagini per once upon a time writing gifCorreva l’anno duemilaCREDICI e la “piccola” Sabrina si trovava in un posto dove le sue vocine nella testa la facevano sentire un pescetto fuor d’acqua, non adatta alla situazione né, tantomeno, al contesto. L’unica soluzione che le pareva in quell’istante possibile era quella di scappare, di evitare quel momento increscioso e procrastinare il problema, per affrontarlo circa una quindici giorni dopo, con la speranza di essere stata più preparata, più lucida e, soprattutto, più coraggiosa. Procrastinare era diventata per lei la parola del giorno di tanti, infinti giorni: nessuno le aveva mai posto un limite, sbarrato la strada, nessuno le aveva mai dato quella fiducia che lei stessa pensava di non meritare. Ma era l’anno duemilaCREDICI e qualcosa, in un modo del tutto inaspettato, sarebbe cambiato. Un perfetto sconosciuto, qualcuno di mai visto né sentito prima, ha anteposto il bene di Sabrina al suo ed ha insistito affinché lei affrontasse…

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“Di Uscite Infelici…”

Detta così sembra che avessi fatto un capitombolo alla Groucho Marx, ma inciampare in un gradino e farne un altro paio saltandoli non mi sembra proprio una scenetta da slapstick comedy! Ma lei?? Gentile signora? Giusto una mia gaffe doveva ricordarsi come se fosse qualcosa che caratterizza la mia persona?

Thr0ugh The Mirr0r

Le uscite infelici sono la versione soft delle figure di me**.., potrebbero essere assimilate alle gaffe, ma mentre quest’ultime hanno la possibilità, seppur insolita, di consumarsi in un contesto divertente e non solo imbarazzante, le uscite infelici colpiscono come lo sguardo di Medusa e fanno restare di sasso la loro vittima. La loro peculiarità è che sbucano fuori in un momento del tutto inaspettato, e possono cambiare in modo radicale il mood della conversazione delle due parti coinvolte. L’artefice dell’uscita infelice può mordersi immediatamente la lingua dopo aver pronunciato le tristi parole, oppure può continuare fiero con il proprio discorso, non rendendosi conto di aver in qualche modo ferito il proprio interlocutore.
Quest’ultimo, dal suo canto, ha di fronte a sé una vastissima rosa di reazioni, dettate da diversi fattori, come la propria indole, l’entità dell’offesa, ed il rapporto che intercorre fra i due.
Mettiamo il caso, però, che chi…

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“Sono come sono”

Io ci penso, e ci ripenso, e ci rimugino! Perché? Per come? Cosa ho fatto? Cosa ho detto?
Il viver serena e lo sti(puntini puntini..) non è che facciano proprio parte della mia natura.

Thr0ugh The Mirr0r

vIl mio nome è Sabrina.

Ho sempre detestato le definizioni. Ogni essere umano per me è un mondo, una tavolozza di tutti i colori con tutte le loro infinite possibilità di combinazione. Per me non basta una vita per conoscere una persona, e la cosa più bella è scoprirla giorno dopo giorno, non aspettarsi nulla e accogliere quello che ti dà.

Ho sempre storto il naso quando qualcuno ha commentato: Tu sei così.. tu sei cosà.. pronunciando qualche aggettivo che delimitasse in qualche modo il mio essere. Paradossalmente, la maggior parte delle volte, è proprio chi mi capita di conoscere da poco tempo che si esibisce nella performance: “Sabrina è così”.

Deo gratia, non sono giudizi negativi, ma spesso puntano il dito verso il mio lato più giocoso ed estroverso. È che la mia mente, a volte, fa certi guizzi che starmi dietro diventa un po’ complicato. Ci posso…

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“Il potere della gentilezza”

Sono a Roma da 13 anni. Mi sposto con i mezzi pubblici. La celeberrima Atac di cui si parla ormai in mezzo mondo per una serie infinita di motivi - ritardi, corruzione, flambus, autisti sull'orlo di una crisi di nervi e passeggeri sempre più scontenti e disperati- Atac è un'azienda, sì.. e quanti a questo… Continua a leggere “Il potere della gentilezza”

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“Gorgeous Ladies Of…….. WRESTLING “

“Non ero più tua, né di Randy, finalmente il mio corpo mi riapparteneva”   L’autunno è la stagione che preferisco, ci si lascia alle spalle il caldo torrido dell’estate, il vento che soffia ti spinge, volente o nolente, ad andare avanti, il sole che ti invade con i suoi raggi non è più accecante e… Continua a leggere “Gorgeous Ladies Of…….. WRESTLING “

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“Cupido, per cortesia, guarda da un’altra parte!”

Correva l’anno duemilaCREDICI e la “piccola” Sabrina si trovava in un posto dove le sue vocine nella testa la facevano sentire un pescetto fuor d’acqua, non adatta alla situazione né, tantomeno, al contesto. L’unica soluzione che le pareva in quell’istante possibile era quella di scappare, di evitare quel momento increscioso e procrastinare il problema, per… Continua a leggere “Cupido, per cortesia, guarda da un’altra parte!”