“La Primavera del Giglio”

Non è Tolkien, ci mancherebbe, però è una bella saga, piacevole e ben delineata, e l’avvicendamento delle scrittrici rende la storia ancora più fatata e inusuale.
Io li ho letti in un posticino che ahimè non esiste più, un localino intimo con un bel giardino sul retro con un dondolo che sembrava messo lì apposta per fare da culla alla lettura.

Thr0ugh The Mirr0r

Molto prima che diventassi una tvseries-addicted e una appassionata della serialità in generale, ero pur sempre una bookaholic, perciò non vi sarà difficile capire che le saghe sono sempre state un genere di primaria importanza per me. Il poter accompagnare i personaggi per molto più che un solo romanzo, era un regalo e un privilegio che non potevo lasciarmi sfuggire. Perciò c’è stato un tempo in cui ho iniziato a cercare appositamente scrittori che avessero adottato la serialità nelle loro narrazioni. Ecco come mi sono fatta una cultura di legal-thriller e psico-thriller; bellissimi e affascinanti, generi che ancora leggo e rileggo con piacere. Però a un certo punto la mia testa stava chiedendo tregua da brutali assassini o ingiustizie sugli innocenti, e così mi è tornato in mente che c’era un altro genere che molto spesso, se non sempre, si fa portatore di saghe: il fantasy[1]! Una categoria…

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“Nolite te bastardes carborundorum”

“Vivevamo di abitudini. Come tutti, la più parte del tempo. Qualsiasi cosa accade rientra sempre nelle abitudini. Anche questo, ora, è un vivere di abitudini. Vivevamo, come al solito, ignorando. Ignorare non è come non sapere, ti ci devi mettere di buona volontà. […] Noi eravamo la gente di cui non si parlava sui giornali. Vivevamo nei vuoti spazi bianchi ai margini dei fogli e questo ci dava più libertà.
Vivevamo negli interstizi tra le storie altrui.”[4]

Thr0ugh The Mirr0r

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«Ma quanti premi sta vincendo questa serie tv? La vedo candidata[1] ovunque!»
«Premi della critica o del pubblico?»
«È questa la cosa sconvolgente: entrambi!»
«Wow! Bisogna iniziarla allora»
«Aspetta, c’è di meglio»
«Cosa?»
«E’ tratta da un libro: The Handsmaid’s Tale[2] di Margaret Atwood[3]»
«La stessa Atwood di Alias Grace????»
«Sì»
«Domani lo prendo in libreria!!!»

È andata proprio così, niente ricerche di trama, ambientazione, o altro. Mi sono subito fidata dell’autrice che avevo conosciuto grazie ad un altro romanzo meraviglioso dal quale a breve trarranno (o forse hanno già tratto, devo informarmi) una serie tv: Alias Grace. Un romanzo che mi ha tenuta col fiato sospeso fino alla fine e che mi ricordo ancora come se l’avessi letto ieri nonostante in realtà siano passati almeno dieci anni!

Non so perché in tutto questo tempo non abbia mai letto altro di questa autrice fantastica, forse l’avevo…

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I Classici: “La fabbrica di Cioccolato”

CURIOSITÀ: “WONK” È UN TERMINE INGLESE CHE IDENTIFICA UN RAGAZZO CHE RIFIUTA LA “VITA SOCIALE” PER RINTANARSI NELLO STUDIO. WILLY, TRADITO NEGLI AFFETTI, SI ISOLA DA TUTTO RINCHIUDENDOSI NELLA PROPRIA FABBRICA, ATTORNIATO DAI PICCOLI OPERAI OOMPA LOOMPA CHE GLI GARANTISCONO UN SURROGATO DI RAPPORTI UMANI.

Thr0ugh The Mirr0r

Aprite i cancelli. Entrate, prego. Venite avanti. Chiudete i cancelli. Benvenuti nella mia fabbrica. Chi sono io? Beh...[1]

Sono sempre stata una fan del salato più che del dolce. Ma come si fa a resistere al cioccolato?

Esiste una formula magica?

No perché io non ci sono mai riuscita!

Sarà per il potere benefico[2], il sapore, la goduria dello sgarro, non saprei, so però che ne devo avere sempre un pezzettino a casa. Posso non mangiare tiramisù, crostate o ciambellone anche per un anno intero (è successo in effetti), ma non toglietemi il cioccolatino di scorta!

Con questa premessa, riuscite a immaginare come mi sono letta LA FABBRICA DI CIOCCOLATO[3] di Roald Dahl?
Avevo appena finito LE STREGHE, sempre dell’autore, ed essendomi molto piaciuto, ne cercavo un altro con il quale approfondire la conoscenza, se non che, nella piccola ma fornita biblioteca delle elementari…

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I Classici: “La luna e i falò”

La rilevanza che Pavese dà ai luoghi è basilare, paesi che sono personaggi principali al pari dei protagonisti veri e propri, terre che sono vive, non fanno semplicemente da sfondo, sono “persone” vere e proprie. La ripetizione dei nomi dei territori: Canelli, Alba, Neive, Calosso, Gaminella, Costigliole e tanti altri sono la riprova dell’uso del luogo come personaggio.

Thr0ugh The Mirr0r

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”[1]

A volte mi succede come con le canzoni, che sentendole mi riportano a un ricordo, a un periodo, a un momento preciso. A volte mi succede con le parole. A voi capita?
Le parole mi riportano a un libro e il libro a un ricordo, a un periodo, a un momento preciso.
Ed è come essere di nuovo lì, nell’attimo: inquietantemente meraviglioso!
Per me i classici dovrebbero fare anche questo, essere immutati ed eterni, fotografie di un istante importante, importante per noi, intendo.

La luna e i falòriesce a scuotermi ogni fibra dell’essere, ogni volta che sento una citazione tratta dal libro sono di nuovo in gita…

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I Classici: “Faust”

“Forse ei vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo ch’egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia.” [4]

Thr0ugh The Mirr0r

“Tu diunicoimpulso haicoscienza,
meglio per te non conoscere l’altro.
Dentro il cuore ah, mi vivono dueanime,
e l’una dall’altra si vuoldividere.”[1]

faust_He.png Graphic by: Gioia

Ho conosciuto il Faust di Goethe[2] piuttosto tardi rispetto agli altri classici, o meglio, ne avevo sentito parlare, ma non mi ero mai approcciata alla lettura, fino a che giunta ormai al terzo anni di università non vi fui “costretta” per poter passare uno degli esami.

Nonostante l’approccio non volontario devo dire che il mio rapporto con l’opera è stato subito positivo perché le atmosfere, i personaggi, gli intrecci[3], mi sono subito piaciuti a tal punto che mi sono andata a scandagliare tutte le versioni, le critiche, le rivisitazioni. Il Faust è per universale consenso il simbolo dell’anima umana lacerata dall’eterno conflitto tra il bene e il male, la salvezza e la dannazione.Goethe iniziò a stendere un testo teatrale sulla leggenda di…

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“Ancora un passo, un altro ancora: a che servon le parole, Amore muovimi il sole…”

Marzo lo chiamano il mese pazzo perché sono sai mai che meteo troverai al mattino quando ti svegli. Non sai se sarà una chiara giornata primaverile o se verrà giù dal cielo una fitta e fredda pioggia.

A cavallo fra due stagioni prepotenti, Marzo fa del suo meglio per non deludere nessuno, col rischio di finire col deludere tutti.

Thr0ugh The Mirr0r

“Ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare.“[1]

Risultato immagine per espiazione gifEra uno di quei giorni di marzo in cui il sole splende caldo ed il vento soffia freddo: quando è estate nella luce e inverno nell’ombra.
(Charles Dickens)

Marzo lo chiamano il mese pazzo perché sono sai mai che meteo troverai al mattino quando ti svegli. Non sai se sarà una chiara giornata primaverile o se verrà giù dal cielo una fitta e fredda pioggia.

A cavallo fra due stagioni prepotenti, Marzo fa del suo meglio per non deludere nessuno, col rischio di finire col deludere tutti.

Forse mi farò suggestionare ma io lo sento il cambiamento nell’aria a Marzo, come gli odori diventano più pastello, i colori più intensi, i gusti più ricercati, il vestiario più personale.

E sento la tristezza che si porta il cambio di stagione, con il lento…

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“Ghostwriter alla riscossa”

I ghostwriter sono una categoria professionale invisibile per mandato. Da una ventina d’anni – da quando, cioè, i libri di celebrities incominciarono a vendere tanto e prima che, youtuber a parte, le vendite calassero – la loro importanza in editoria è cresciuta, senza che a questa crescita si sia tradotto in un maggior riconoscimento. Eppure il loro lavoro ha creato un genere editoriale nuovo e paradossale, che meriterebbe di essere considerato a sé: quello dell’autobiografia altrui o, se preferite, della biografia in prima persona. La percentuale di libri di persone famose non scritti da chi li firma è quasi del 100 per cento.

Thr0ugh The Mirr0r

Un giorno sono rimasta una ventina di minuti a fissare una lucertola. Se ne stava sotto un muretto, spalmata al sole, immobile. Le persone le passavano anche piuttosto vicine, ma lei niente. Non ho idea se le lucertole abbiano dei pensieri, dovrei chiederlo al nostro caro Francesco, ma se ne hanno in quel momento scommetto che erano molto felici.

Anche io vorrei starmene beatamente al sole un giorno intero senza neanche accorgermi del resto del mondo che continua a girare, semplicemente immobile e beata. Possibilmente senza diventare rossa come un peperone arrostito e senza farmi venire un’insolazione. I miei pensieri dopo una ventina di minuti di sole cocente diretto sono confusi e a puntini.

Perciò quando vado al mare nelle ore davvero calde, la maggior parte del tempo mi bagno, resto sotto il mio amatissimo sole il tempo di asciugarmi e poi mi metto sotto l’ombrellone come i bambini…

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“Donne (stra)ordinarie”

mi sembra un po’ come la pubblicità degli assorbenti: irreale.
In “quei giorni” come amano definirli gli uomini, non ci viene affatto voglia di saltare dagli aeroplani o fare la ruota. Le più fortunate vivono delle giornate perfettamente normali, la maggior parte è preda di crampi mostruosi, sbalzi d’umore, e fastidiose macchie da evitare…

Thr0ugh The Mirr0r

“I dottori mi dissero che non avrei camminato. Mia madre mi disse che ce l’avrei fatta. Ho creduto a mia madre”.[1]

 

Risultati immagini per storie della buonanotte per bambine frasiLavorando in una libreria era per me impossibile non imbattermi in un libro tanto acclamato dalla critica quanto amato dal pubblico. Credo di averne impacchettati almeno una ventina per Natale, ed è uno dei regali più richiesto per i compleanni dalle bambine.
Ne sono contenta, dico sul serio, è bellissimo che per una volta si celebrino le donne non solo l’8 marzo, che ci si ricordi della nostra forza, bellezza, audacia senza per forza un’occasione particolare o dopo un ennesimo femminicidio.
Mi piace che questo libro diviso in capitoli brevi ma esaustivi, porti alla luce donne che hanno reso questo mondo migliore grazie a scoperte scientifiche, romanzi indimenticabili, cure innovative, viaggi incredibili.

Ma d’altra parte mi sembra un po’ come la pubblicità degli assorbenti: irreale.
In “quei…

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