I Classici: “La fabbrica di Cioccolato”

CURIOSITÀ: “WONK” È UN TERMINE INGLESE CHE IDENTIFICA UN RAGAZZO CHE RIFIUTA LA “VITA SOCIALE” PER RINTANARSI NELLO STUDIO. WILLY, TRADITO NEGLI AFFETTI, SI ISOLA DA TUTTO RINCHIUDENDOSI NELLA PROPRIA FABBRICA, ATTORNIATO DAI PICCOLI OPERAI OOMPA LOOMPA CHE GLI GARANTISCONO UN SURROGATO DI RAPPORTI UMANI.

Thr0ugh The Mirr0r

Aprite i cancelli. Entrate, prego. Venite avanti. Chiudete i cancelli. Benvenuti nella mia fabbrica. Chi sono io? Beh...[1]

Sono sempre stata una fan del salato più che del dolce. Ma come si fa a resistere al cioccolato?

Esiste una formula magica?

No perché io non ci sono mai riuscita!

Sarà per il potere benefico[2], il sapore, la goduria dello sgarro, non saprei, so però che ne devo avere sempre un pezzettino a casa. Posso non mangiare tiramisù, crostate o ciambellone anche per un anno intero (è successo in effetti), ma non toglietemi il cioccolatino di scorta!

Con questa premessa, riuscite a immaginare come mi sono letta LA FABBRICA DI CIOCCOLATO[3] di Roald Dahl?
Avevo appena finito LE STREGHE, sempre dell’autore, ed essendomi molto piaciuto, ne cercavo un altro con il quale approfondire la conoscenza, se non che, nella piccola ma fornita biblioteca delle elementari…

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I Classici: “La luna e i falò”

La rilevanza che Pavese dà ai luoghi è basilare, paesi che sono personaggi principali al pari dei protagonisti veri e propri, terre che sono vive, non fanno semplicemente da sfondo, sono “persone” vere e proprie. La ripetizione dei nomi dei territori: Canelli, Alba, Neive, Calosso, Gaminella, Costigliole e tanti altri sono la riprova dell’uso del luogo come personaggio.

Thr0ugh The Mirr0r

“Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”[1]

A volte mi succede come con le canzoni, che sentendole mi riportano a un ricordo, a un periodo, a un momento preciso. A volte mi succede con le parole. A voi capita?
Le parole mi riportano a un libro e il libro a un ricordo, a un periodo, a un momento preciso.
Ed è come essere di nuovo lì, nell’attimo: inquietantemente meraviglioso!
Per me i classici dovrebbero fare anche questo, essere immutati ed eterni, fotografie di un istante importante, importante per noi, intendo.

La luna e i falòriesce a scuotermi ogni fibra dell’essere, ogni volta che sento una citazione tratta dal libro sono di nuovo in gita…

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I Classici: “Faust”

“Forse ei vivrebbe un po’ meglio se tu non gli avessi dato non so che barlume della luce del cielo ch’egli nomina ragione, e non ne usa che per imbestiarsi più di qualunque bestia.” [4]

Thr0ugh The Mirr0r

“Tu diunicoimpulso haicoscienza,
meglio per te non conoscere l’altro.
Dentro il cuore ah, mi vivono dueanime,
e l’una dall’altra si vuoldividere.”[1]

faust_He.png Graphic by: Gioia

Ho conosciuto il Faust di Goethe[2] piuttosto tardi rispetto agli altri classici, o meglio, ne avevo sentito parlare, ma non mi ero mai approcciata alla lettura, fino a che giunta ormai al terzo anni di università non vi fui “costretta” per poter passare uno degli esami.

Nonostante l’approccio non volontario devo dire che il mio rapporto con l’opera è stato subito positivo perché le atmosfere, i personaggi, gli intrecci[3], mi sono subito piaciuti a tal punto che mi sono andata a scandagliare tutte le versioni, le critiche, le rivisitazioni. Il Faust è per universale consenso il simbolo dell’anima umana lacerata dall’eterno conflitto tra il bene e il male, la salvezza e la dannazione.Goethe iniziò a stendere un testo teatrale sulla leggenda di…

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I Classici: “Il nome della Rosa”

“Il bene di un libro sta nell’essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto.”

Thr0ugh The Mirr0r

“Tutte leeresiesono bandiera di unarealtàdell’esclusione. Gratta l’eresia, troverai l’emarginato. Ognibattagliacontro l’eresiavuole solamente questo: che l’emarginatorimanga tale.”[1]

Risultati immagini per the name of the rose gifLa prima volta che ho sentito parlare diIl nome della Rosa[2]è stato da mia madre quando avevo appena sette anni. Ne stava discutendo con una vicina perché ne avevano tratto una versione cinematografica appena trasmessa in tv, che non le aveva convinte appieno, anche se a dir loro l’alleggerimento delle parti in latino, poteva aver giovato alla popolarità dell’opera.
Non so perché quella conversazione mi rimase così impressa, e forse in realtà restò nel dimenticatoio della mia mente per anni senza alcun segno della sua esistenza, fino a quando a quattordici anni appena compiuti, rete4 decise di trasmettere questa famosa trasposizione de Il nome della rosa di Umberto Eco[3], e allora come se rivivessi la scena, mi sono ritrovata sul balcone della mia vecchia casa con mia madre…

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I Classici: “L’Odissea”

Avevo nove anni la prima volta che ho letto l’Odissea. Una versione molto epurata, ovviamente, molto illustrata e molto più corta. Però già allora io e Odisseo ci imbarcammo insieme sulla nave verso Itaca, e incontrammo sirene e maghe, e ciclopi e re, in un’avventura che mi faceva volare con la fantasia.

Thr0ugh The Mirr0r

«Ahimè, sempre gli uomini accusano gli dei: dicono che da noi provengono le sventure, mentre è per i loro errori che patiscono e soffrono oltre misura.»[1]

Quanto è vero, caro Zeus, quante volte delle disgrazie diamo colpa alle divinità. Però devo dire che con Ulisse ti sei proprio accanito e non puoi negarlo! La sua incontentabile sete di conoscenza, l’astuzia e il coraggio, uniti all’amore per la terra natia, mi hanno sempre fatto tifare per il nostro Eroe omerico. La propensione al tradimento, l’atteggiamento da so-tutto-io, invece mi portavano a sperare che lo fulminassi una volta per tutte.
Ma ai tempi dell’Odissea ancora non si usava far morire il personaggio principale e quindi isola dopo isola, peripezia dopo peripezia, il nostro eroe viaggiatore affronta quello che agli studenti sembra un percorso interminabile[2] e che per me è stato uno dei primi amori.

Avevo nove anni la prima volta che…

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I Classici: “Il grande Gatsby”

[2] LA PARTICOLARITÀ DEL FILM È CHE NICK RACCONTA LA SUA STORIA ATTRAVERSO LA STESURA DI UN ROMANZO, IL SUO, CHE NIENT’ALTRO È CHE “THE GREAT GATSBY”. EGLI STESSO DIVENTA FITZGERALD E LE SUDDETTE FRASI SONO PARTE INTEGRANTE SIA DEL ROMANZO VERO E PROPRIO, SIA DEL ROMANZO NEL FILM.

Thr0ugh The Mirr0r

67_gatsbyAtmosfere anni Venti, l’età del jazz, il proibizionismo[1], le luci, i party, le belle auto e i vestiti da cocktail. Come non lasciarsi affascinare? Si pensa subito ai gioielli, al trucco, alle scenografie. Alla ricchezza!
Probabilmente chi li ha vissuti non sarebbe proprio d’accordo con l’immaginario che si è creato attorno ai magici anni Venti, poiché folgorati da luci e colori, si fa presto a dimenticare che quel decennio è proprio a cavallo fra le due guerre mondiali, e che tutta quella esagerazione, ostentazione di potere, denaro e felicità serviva a coprire una maggioranza della popolazione in miseria e depressione.

Il manifesto del decennio, almeno di quello statunitense, sappiamo bene quanto fossero diverse le vite in europa!, è senza dubbio IL GRANDE GATSBY, uscito nel 1925 dalle abili mani di Francis Scott Fitzgerald (1896-1900). Il romanzo, per quei pochi che non lo sapessero, è basato sulla…

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I Classici: “Il Mago di Oz”

“Io voglio un cuore, perché il cervello non basta a farti felice, e la felicità è la cosa più bella che esista al mondo.” [6]

Thr0ugh The Mirr0r

 [1]

Non tutti sanno che “Il meraviglioso mago di Oz” è solo uno dei quattordici[2] libri di una saga.
Sorpresi?

Io stessa l’ho scoperto solo qualche anno fa facendo ricerche per la mia tesi di Laurea sul trans media storytelling.

Oz è infatti uno dei primi mondi ad essere stati creati in espansione su diverse piattaforme: romanzi, ovviamente, fumetti, cartoni animati, videogiochi, giochi da tavolo, film, perfino serie tv ispirate[3], musical teatrali. Ogni prodotto è parte integrante del mondo creato da L. Frank Braum, e ogni nuova mediazione ci regala un nuovo scorcio dell’universo narrativo di Oz.
Perciò se avete amato il più famoso e conosciuto della saga, quello con le scarpette d’argento (che nel film sono rosse!) per intenderci, sappiate che ne avete altri tredici per restare nell’incantato mondo smeraldato.

Molti credono che sia una semplice favola per i bambini, ai quali sicuramente piace per i…

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I Classici: “Frankenstein, o il moderno Prometeo”

Credo vada letto più che visto, per questa potenza del messaggio che per ragioni tecniche viene sempre meno nelle versioni mediate.

Thr0ugh The Mirr0r

frank Graphic by: Federica

“La sua pelle gialla a malapena copriva la trama dei muscoli e delle arterie, i suoi capelli erano fluenti e di un nero lucente, i denti di un bianco perlaceo, ma questi pregi facevano solo un più orrido contrasto con gli occhi acquosi che sembravano quasi dello stesso colore delle orbite biancastre…”[1]

 

 L’eruzione del vulcano Monte Tambora in Indonesia, nell’Aprile del 1815, in cui morirono decine di migliaia di persone, provocò l’emissione di enormi quantità di cenere. Secondo i climatologi, quell’eruzione potrebbe anche avere giocato un ruolo nel rendere particolarmente fredda e piovosa l’estate del 1816 in tutto l’emisfero settentrionale. Fu in quell’anno definito “senza estate” che, durante una vacanza in Svizzera, Mary Wollstonecraft in compagnia dei suoi amici scrittori e poeti, lord Byron e Shelley (che poi divenne marito di Mary) ebbe (da un sogno, come racconta) l’ispirazione per Frankenstein[2].

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